Sindrome da burnout nei professionisti della salute

· 19 agosto 2018

Sono molti i lavori a contatto con il pubblico, ma i più delicati sono quelli che appartengono al settore sanitario. La costante vicinanza con il paziente e il rapporto con i parenti possono essere la causa di effetti molto negativi. Uno di questi è la nota sindrome da burnout a cui sono soggetti i professionisti della salute.

Si definisce sindrome da burnout la reazione emotiva all’ambiente organizzativo o lavorativo. È caratterizzata da tre sintomi principali: esaurimento emotivo, spersonalizzazione e mancanza di realizzazione personale. Ha un triplice impatto negativo: sull’azienda, sui pazienti e sulla salute fisica e mentale del soggetto che ne soffre.

Questa sindrome interessa un ampio ventaglio di professionisti sanitari: medici, infermieri, psicologi, psichiatri, farmacisti, nutrizionisti, fino ad assistenti sociali e personale amministrativo.

Lo stato d’animo influisce sul nostro lavoro

Lo stato d’animo incide direttamente sui pensieri e sul comportamento. Condiziona la nostra capacità di giudizio, le nostre decisioni, l’atteggiamento con cui affrontiamo un problema o portiamo o meno a termine un incarico.

Un problema personale sul lavoro, causa di uno stato d’ansia perenne, pregiudica il rendimento professionale. Questo succede anche quando il problema è al di fuori del mondo lavorativo: siamo distratti, poco concentrati, suscettibili, imprecisi…

Concentrarci sul lavoro quando la nostra mente è occupata da altri pensieri non è facile. Se poi il livello di concentrazione che esige il nostro lavoro è alto, la cosa si complica ulteriormente.

“Il pensiero positivo si associa a maggiore creatività innovativa e flessibilità cognitiva.”

-Isen-

Le nostre risorse attentive sono limitate, quindi noteremo maggiormente gli effetti negativi di uno stato d’animo alterato su quei compiti che comportano un notevole sforzo cognitivo. La difficoltà aumenta se al nostro corso di pensieri normale aggiungiamo i pensieri ruminativi generati dalle emozioni.

Sintomi della sindrome da burnout nei professionisti della salute

I sintomi della sindrome da burnout variano a seconda del soggetto, della situazione personale e delle caratteristiche dell’ambiente di lavoro. Tra i primi segnali di allarme vi sono la difficoltà ad alzarsi la mattina e la stanchezza cronica. 

Oltre a questo, la sindrome da esaurimento professionale può causare i seguenti sintomi:

  • Psicosomatici: cefalea, disturbi gastrici, insonnia, palpitazioni, affaticamento cronico, allergie.
  • Comportamentali: assenteismo, apatia, irritabilità, pessimismo, reazioni ciniche, ostili, sarcastiche, sospettose e comportamento ansioso generalizzato o focalizzato sulla mansione lavorativa.
  • Emotivi: frustrazione, noia, freddezza affettiva, impazienza, ansia, disorientamento e sensazione costante di impotenza.

Fattori che favoriscono il burnout

Alcuni fattori che favoriscono la sindrome da burnout sono in stretta relazione con l’attività lavorativa in sé. Sono interessati in modo speciale i lavori che comportano contatti umani intensi, prolungati o frequenti e che producono picchi elevati di stress o stress intenso e costante. 

Essere molto coinvolti nel lavoro o avere aspettative alte è un fattore di rischio aggiuntivo. Infine, la sindrome da esaurimento professionale colpisce più le donne degli uomini. 

Pines, Aronson e Kafry (1981) sostengono, invece, che la causa principale di questa patologia sia la noia lavorativa. Da essa, deriverebbero, una serie di conseguenze emotive favorite da:

  • Caratteristiche interne al lavoro: turni lavorativi, orario, sicurezza e stabilità del posto di lavoro, anzianità professionale, introduzione di nuove tecnologie nell’organizzazione, livello di autonomia, salario, possibilità di carriera, apprezzamento…
  • Caratteristiche esterne e personali: scarsa tolleranza all’insuccesso e alla frustrazione, bisogno di controllo o di sentirsi indispensabili, ambizione, impazienza o eccessivo perfezionismo, competitività.