Sindrome premestruale: che cos’è?

1 maggio 2018 in Curiosità 365 Condivisi
Donna con sindrome premestruale

La sindrome premestruale è la tormenta prima della tempesta. Le settimane precedenti alle mestruazioni in molti casi portano con sé una serie di sintomi fisici e psicologici molto fastidiosi. È noto che un 20% delle donne si vede fortemente limitata da questo disturbo, per questo motivo si rendono necessari una diagnosi adeguata e un approccio multidisciplinare per migliorare la loro vita.

Ogni volta che si parla di sindrome premestruale è comune che l’attenzione venga posta su un unico aspetto: gli sbalzi di umore della donna. Spesso si volge lo sguardo in maniera superficiale senza mettere a fuoco i complessi meccanismi che dirigono il ciclo mestruale. Gli estrogeni e il progesterone cambiano di settimana in settimana, i livelli di serotonina cadono ed entrano in azione altri ormoni che favoriscono la ritenzione idrica, il dolore addominale, le cefalee, etc.

La sindrome premestruale (SPM) è caratterizzata da una serie di sintomi fisici e psicologici che appaiono nella fase lutea e che terminano quando inizia la mestruazione.
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Questi sbalzi implacabili tra neurotrasmettitori e ormoni condannano ogni donna in età fertile a soffrire di diversi sintomi che possono andare dal leggero fastidio al seno o una certa fatica, fino all’estremo che le costringe immobilizzate a causa di crampi, capogiri, nausee e quel dolore con la “d” maiuscola per cui l’ibuprofene non è sufficiente.

Non deve stupire, pertanto, che paesi come il Giappone concedano alle donne tre giorni di permesso per ciclo o sindrome premestruale. Si tratta del seirikyuuka, un permesso retribuito che ogni lavoratrice può prendere se ne ha bisogno. Si sa, altri paesi, invece, non concedono questo diritto, ma l’evidenza dimostra che sia il ciclo vero e proprio che le settimane precedenti portano con sé alcuni sintomi piuttosto estenuanti.

Ragazza con mal di pancia

Sindrome premestruale: che cos’è e quali sono le cause?

Come già accennato, non tutte le donne vivono con particolare dolore la fase premestruale e mestruale. Tuttavia, è noto che oltre l’80% della popolazione femminile prova alcuni sintomi e l’8% può arrivare a soffrire del disturbo disforico premestruale. Quest’ultima manifestazione porta con sé una serie di caratteristiche fisiche e psicologiche così limitanti che diventa quasi impossibile condurre una vita normale.

Le alterazioni della sindrome premestruale riguardano la fase lutea del ciclo mestruale. Quando l’ovulo non fecondato inizia a disintegrarsi per essere successivamente espulso con la mestruazione, inizia a liberare progesterone ed estrogeni. Quest’alterazione stimola a sua volta altri ormoni, come l’aldosterone, un mineralcorticoide che favorisce la ritenzione idrica, il gonfiore, la sensazione di pesantezza, etc.

Come se non bastasse, anche i livelli di serotonina precipitano in questo periodo previo alla mestruazione. Ecco allora la sensazione di scoraggiamento, stanchezza, malessere o addirittura di rabbia, senza dubbio parte di quel tessuto emotivo tanto comune nella sindrome premestruale.

Le quattro caratteristiche della sindrome premestruale

In generale, si dice che la sindrome premestruale sia caratterizzata da 4 alterazioni, da 4 dimensioni che incorporano precisi sintomi che ogni donna può soffrire in un grado maggiore o minore. Vediamoli nel dettaglio.

SPM-A (Sindrome premestruale con ansia)

I bassi livelli di serotonina possono causare una sensazione di stress, ansia, nervosismo, cattivo umore, tormento costante, eccessiva preoccupazione… È un periodo che può durare dai 3 ai 10 giorni in cui la donna nota una stancante e fastidiosa sovrattivazione mentale.

SPM-D (Sindrome premestruale con dolore fisico)

In questa seconda sintomatologia, si raccolgono tutte le caratteristiche fisiche che si verificano nelle due settimane che precedono le mestruazioni. Non tutte le donne soffrono degli stessi disturbi, ma i più ricorrenti sono:

  • Cefalea.
  • Dolori addominali.
  • Crampi.
  • Dolore alla parte bassa della schiena.
  • Gonfiore e sensibilità al seno.
  • Dolori articolari.
  • Episodi di diarrea o stipsi.

SPM-AN (Sindrome premestruale e desiderio di dolci o altre voglie)

La sindrome premestruale genera spesso voglia di dolci, cioccolato e alimenti ricchi di zucchero. Ciò si deve agli ormoni. Un aumento di estrogeno e una riduzione di serotonina corrispondono a un livello più basso di glucosio. Il cervello, dunque, sente il bisogno di zuccheri.

Muffins al cioccolato

SPM-T (Sindrome premestruale con tristezza o depressione)

Gli sbalzi di estrogeni e progesterone causano disturbi del sonno, sconforto, stanchezza, vampate di calore e, peggio ancora, un forte sconforto che viene sperimentato quasi come un’autentica depressione.

Come ridurre i sintomi associati alla sindrome premestruale?

La maggior parte delle donne ricorre agli antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’ibuprofene per ridurre i sintomi associati alle mestruazioni e alla sindrome premestruale. Tuttavia, non è mai tardi per provare altri approcci molto più efficaci. Eccoli:

  • Il calcio e la vitamina D migliorano notevolmente i sintomi della sindrome premestruale (possiamo assumere degli integratori vitaminici o aumentare il consumo di pesce come il salmone, cereali, succo di frutta, latte arricchito, etc).
  • Il magnesio, la vitamina E e la vitamina B6 sono anch’esse molto efficaci, soprattutto per ridurre il dolore, il gonfiore o la ritenzione idrica.
  • Piante naturali come la salvia o radici come lo zenzero sono altrettanto adeguate.
  • È importante ridurre il consumo di alimenti ricchi di sale, farine raffinate, grassi saturi, caffè o alcool.
  • L’esercizio fisico moderato è molto utile.
  • Lo yoga e gli esercizi di rilassamento danno ottimi risultati. 

Mani di donna con tisana

Per concludere, bisogna segnalare che qualora i sintomi siano molto tanto dolorosi da impedire lo svolgimento di una vita normale, è opportuno rivolgersi al medico. In questi contesti, i trattamenti con pillola anticoncezionale o con antidepressivi sono gli approcci più ricorrenti.

Tuttavia, non dimentichiamo di applicare i consigli sopra esposti. L’approccio multidisciplinare, in cui naturale e psicologico vanno di pari passo con il farmacologico, ci offrirà senz’altro una risposta molto positiva di fronte a questa condizione.

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