Slow living, un altro modo per essere felici

19 agosto, 2020
Quante volte avete pensato che sarebbe bello mettere la vita in pausa per godersi il momento? Certo non è possibile, ma esiste un modo di vivere che incoraggia a rimanere concentrati sul presente. Parliamo dello slow living.

Quante volte si resta intrappolati nel vortice creato dalla velocità con cui il mondo va avanti? Si potrebbe dire che ciò avviene più di quanto la maggior parte di noi vorrebbe. Vivere a un ritmo vertiginoso ci porta a perdere momenti, sensazioni, dettagli… che spesso fanno la differenza. Lo slow living, o vivere con lentezza, è un movimento nato negli anni ’80. Sempre più persone hanno deciso di adottare questa filosofia di vita, ma in cosa consiste e quali benefici ci può offrire?

Purtroppo, nella nostra cultura la parola “lento” spesso ha connotazioni negative, paragonabili a pigro o poco sveglio. Oggi cerchiamo di rompere questa associazione. Vivere con lentezza non significa vivere male o in modo irresponsabile, bensì significa prestare attenzione al presente, sfruttando momento per momento. 

Viviamo troppo in fretta e non ce ne accorgiamo. Non a caso in Italia circa il 7% della popolazione sopra i 14 anni soffre di disturbi ansioso-depressivi.

Metà delle persone che soffrono di stress finiscono per sviluppare anche disturbi emotivi come ansia o depressione. Questo avviene perché quando ci rendiamo conto di stare male, è già tardi.

“Non esiste ordine nel mondo che ci circonda, dobbiamo adattarci al caos.”

-Kurt Vonnegut-

Donna disperata con mano sul viso.

Vivere a un ritmo frenetico ha conseguenze negative

Già da bambini impariamo a conoscere la fretta e a convivere con essa. Impariamo a uscire di corsa da casa per arrivare a scuola e a correre fuori dalla classe per non fare tardi ai corsi extrascolastici. O a fare i compiti a casa di corsa. La doccia al volo, la cena in fretta e poi a letto. Il giorno dopo andrà più o meno allo stesso modo.

All’università o al lavoro, il ritmo ormai è acquisito. Ci prepariamo al fatto che la vita diventerà “ciò che succede mentre trascorriamo ore e ore in ufficio”. Ufficio verso cui andiamo di corsa, e da cui usciamo allo stesso modo perché qualcuno o qualcosa ci sta aspettando: la famiglia a casa, un altro lavoro da terminare o il bucato nella lavatrice.

Avete mai sentito parlare del principio della rana bollita?

Questo principio può aiutarci a capire il motivo per cui consideriamo normale questo carico di stress. Se mettiamo una rana in una pentola di acqua bollente, cercherà di saltare fuori per mettersi in salvo.

Ma se mettiamo la rana nell’acqua a temperatura ambiente e aumentiamo progressivamente la temperatura, l’animale adatterà la sua temperatura corporea a mano a mano che l’acqua diventa più calda e finirà bollita, senza accorgersene.

Una brutta immagine, vero? Ma è quello che succede più o meno a noi. Da piccoli ci immergono nel mondo e in una società in cui tutto scorre a velocità innaturale, ma finiamo per adattarci, come la rana. Con il passare degli anni tutto ciò sembrerà normale.

L’aspetto più preoccupante è che arriviamo a considerare lo stress come positivo, perché senza di esso temiamo di annoiarci. Suona familiare, non è vero? Quando notiamo i danni causati da questo vivere di corsa, è tardi, e ci ritroviamo a risolvere problemi seri.

“La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti.”

-Allen Saunders-

Che cosa propone la filosofia slow life e quali benefici offre?

La filosofia della lentezza si estende quasi a ogni ambito della vita, dall’alimentazione (slow food, all’origine di tutto), al sesso, allo studio, passando da esercizio fisico, tempo libero, viaggi, moda e, ovviamente, il lavoro.

Ci invita a mangiare cibi naturali, praticando l’alimentazione consapevole, a fare un uso razionale e pratico della tecnologia, a favorire le piccole imprese locali, a spezzare il ciclo degli abiti compra-usa-getta (e quindi a contrastarne le ripercussioni nei paesi produttori).

È uno stile che invita alla tranquillità. Permette di godere delle cose e di rivolgere esse la giusta attenzione. Cosa apprezziamo di più? Fare tutto in modo sbrigativo e ripetitivo o dedicare alla vita più tempo, impiegando tutta la nostra consapevolezza?

A livello teorico sembra facile, si sa. Il movimento slow living fornisce una serie di consigli su come iniziare a livello pratico. Per prima cosa: essere pazienti. Nessuno cambia stile di vita in un solo giorno.

Donna con occhi chiusi che pratico lo slow living.

Immergetevi nello slow living

Alzatevi qualche minuto prima. Fate la doccia e la colazione con calma, evitate di arrivare trafelati al lavoro o a scuola. E, se potete, andateci a piedi, facendo attenzione ai vostri passi. Se non vi è possibile, dimenticatevi del cellulare quando siete sui mezzi pubblici.

Vivete con meno. Rifuggite dal consumismo, comprate il necessario. Sicuramente se vi fermate un attimo e vi guardate intorno, vi accorgerete che non avete bisogno di più, ma di meno. Provate la regola dei 7 giorni: quando avete l’impulso di comprare qualcosa che non è strettamente necessario, aspettate una settimana.

Una volta trascorso questo tempo, se vi sembra ancora di averne bisogno, acquistatelo. Se non altro, questo intervallo vi avrà dato la possibilità di considerare altre possibilità e di paragonare i prezzi.

Vivete e godetevi il presente. Viviamo tormentati da un passato che non possiamo cambiare. E ci aspetta un futuro di cui non abbiamo certezza alcuna. Il presente è l’unica sicurezza che abbiamo, motivo per cui non dovremmo lasciarlo passare. Lo slow living ci invita alla meditazione, alla pratica dello yoga e di altre discipline che favoriscano la connessione tra mente e corpo. La parola chiave è “qui e ora”.

Sforzatevi ogni giorno di fare una buona azione per qualcuno. Contrariamente a quanto possiamo pensare, questa abitudine può essere persino più positiva per noi che per gli altri. A poco a poco diverrà automatica.

Entrate in un gruppo o una comunità. Volontariato, sport, viaggi… Siamo animali sociali e, come diceva Tajfel, l’identità sociale è determinata dall’appartenenza ai gruppi. Inoltre, l’autostima è condizionata dal significato emotivo e dalla valutazione che attribuiamo all’appartenenza.

E ancora per praticare lo slow living…

Tenete un diario della gratitudine. Dedicate qualche minuto al giorno a scrivere tre aspetti positivi della vostra giornata. Possono essere azioni, pensieri, sentimenti o avvenimenti. All’inizio potreste sentire di non essere capaci di individuare tre aspetti positivi, ma poco per volta imparerete ad apprezzare le piccole cose o a crearle voi stessi.

Potrebbe sembrare un’abitudine priva di importanza, ma non è così. I pensieri superflui vengono sostituiti da altri che consideriamo importanti. Metterli per iscritto aiuta a portarli sotto gli occhi e persino a ritornarvi in quei giorni in cui sembra che il sole non voglia brillare.

È una tecnica spesso adottata con i pazienti depressi, i quali restano sempre sorpresi dai benefici che si ottengono quando cambiano prospettiva. Abbiate fiducia e provateci!

Disconnettetevi. È il passaggio più difficile. Togliete la suoneria al cellulare, lasciatelo a casa e andate a fare una passeggiata oppure spegnetelo. Non immaginate quanto sia esaltante non sentirsi schiavi della tecnologia.

La felicità non è altrove, ma qui. E non domani, ma adesso.

-Walt Witman-

Come praticare lo slow living in città?

Possiamo seguire questi consigli ovunque ci troviamo, ma non finisce qui. Sapevate che esistono città slow in quasi tutto il mondo?

Sono città in cui gli abitanti apprezzano le passeggiate, le chiacchiere, la qualità della vita. In Italia esiste una rete di comuni che hanno aderito a questa iniziativa. Il movimento Cittàslow, tutto italiano e nato a Orvieto nel 1999, attualmente raccoglie 192 membri.

Sono comuni che accolgono il turismo slow e a basso impatto ambientale. Promuovono attività turistiche, culturali e sociali rispettose e che esaltino i valori comunitari.

Come è nato questo movimento?

Il movimento è nato nel 1986, promosso da Carlo Petrini dopo aver scoperto un McDonald in Piazza di Spagna.

Fondò un movimento contro il fast food, ovvero lo slow food, con l’obiettivo di proteggere le tradizioni gastronomiche locali, i prodotti e il piacere del mangiar bene. A partire dal movimento slow food è seguito tutto il resto, fino a diventare una filosofia di vita.

Una riflessione personale

Ho avuto l’immensa fortuna di conoscere alcune città del sud-est asiatico e la calma con cui tutti prendono la vita ha attirato la mia attenzione. Non c’è angolo in cui non si veda qualcuno sonnecchiare, seduto sulla motocicletta, sulle scale, nel parco o su una mucca.

Cominciano la loro giornata molto presto, la maggior parte della gente vive in modo umile, ma azzarderei dire che nessuno vi farà mai mancare un sorriso o un gesto di aiuto. Soprattutto nei paesi di religione buddista, inoltre, la meditazione è molto diffusa. Sono veri esperti dello slow living. Che invidia, vero?