Smettere di soffrire: nobile ottuplice sentiero

· 12 marzo 2018

Il buddismo ha una forma molto particolare di affrontare il dolore. Questa filosofia promuove l’idea che sia possibile smettere di soffrire, nonostante sia una parte ineludibile della vita. Perché sebbene la vita porti con sé il dolore, non siamo condannati a soffrirlo passivamente.

Secondo i buddisti, per smettere di soffrire per prima cosa bisogna accettare l’esistenza della sofferenza. La vita di ogni essere umano, prima o poi, è toccata dal dolore. Opporvi resistenza non fa altro che incrementarlo.

Detto questo, accettare il dolore non significa rassegnarsi a provarlo. Il buddismo sostiene che esso nasce dal desiderio e che, per questo motivo, imparare a rinunciare al desiderio è la strada diretta per smettere di soffrire. Allo stesso tempo, questa filosofia indica l’esistenza del nobile ottuplice sentiero da praticare liberamente affinché la pace e l’armonia siano prevalenti nelle nostre vite. Lo presentiamo a seguire.

Smettere di soffrire grazie al nobile ottuplice sentiero

1. La retta visione

Il modo migliore di essere giusti è non giudicare. Prima di decidere se una cosa è buona o cattiva, dovremmo cercare di capirne a fondo la sua natura. Molte persone agiscono in maniera sbagliata. Tuttavia, chi siamo noi per giudicarle?

Buddista verso l'albero

Per smettere di soffrire, è necessario coltivare un atteggiamento comprensivo, invece di giudicare. Non ci compete misurare, approvare o condannare i comportamenti degli altri. Nemmeno loro hanno la facoltà di farlo con le nostre azioni.

2. Retta intenzione

C’è una grande differenza tra fissare mete di successo e proporsi obiettivi nobili. Le prime s’ispirano a un desiderio di esaltazione individuale che, molte volte, finisce per lasciarci un vuoto. Il trionfo personale permette di applaudire sé stessi, ma ha forse qualche particolare importanza per l’universo?

I buddisti invitano, al contrario, a forgiare nobili propositi. Camminare con essi ci libera dalla sofferenza in quanto conducono sempre a profonde soddisfazioni, condivise dagli altri. Sentirci utili e trascendentali dà più senso ai nostri sforzi.

3. Retta parola

La parola dà vita come la toglie. Costruisce e distrugge. Quando la parola nasce da un’anima chiara, è un balsamo per il mondo. Trasmette comprensione, affetto e fratellanza. Consola, motiva ed esalta i più grandi valori della vita.

Monaco buddista 1

Tuttavia, capita di impiegare la parola per mentire, ferire o denigrare. Nessuno può essere felice se fa del male agli altri attraverso la parola. Prima o poi l’azione tornerà indietro come un boomerang e finirà per ferire chi usa la lingua in quel modo.

4. Retta azione

Esiste un principio che è presente praticamente in tutti i codici etici delle diverse culture. Si tratta del principio di non uccidere o attentare contro la vita altrui. Questo non si applica soltanto al mondo fisico, bensì si estende anche a quello spirituale.

Per smettere di soffrire, è importante non causare sofferenza agli altri, dato che sarebbe una grande contraddizione. Inoltre, qualsiasi forma di eccesso minaccia il nostro benessere e, per questo, va evitata. Per raggiungere l’armonia, l’ideale è mantenere l’equilibrio nel nostro modus vivendi.

5. Retta sussistenza

Per smettere di soffrire, non è opportuno costruire stili di vita in cui il sostentamento non derivi dal nostro lavoro. Quando ciò accade, il sentimento d’orgoglio personale si altera e diminuisce.

Il lavoro trasforma l’essere umano e lo rende migliore. È un mezzo con cui consolidare la dignità, crescere ed essere al servizio degli altri. L’ozio, prima o poi, porterà all’insoddisfazione e all’angoscia. Conduce allo stallo e ci porta a sacrificare le nostre migliori virtù e capacità.

Elefante segue monaci buddisti

6. Retto sforzo

Non è possibile smettere di soffrire se non intraprendiamo un cammino di evoluzione continua. La virtù, in senso lato, non è qualcosa che cade dal cielo bensì il frutto di una semina costante. Nasce come risultato dello sforzo.

Coltivare la virtù ci dona anche un sentimento di maggior amor proprio. Ci permette di vederci come persone in processo d’apprendimento e di crescita. Ci rende aperti alle critiche e agli errori, a cogliere le opportunità per la nostra evoluzione personale.

7. Retta presenza mentale

È bene convertirsi in osservatori attenti e ingenui di fronte al nostro modo di agire. Non dobbiamo osservarci per giudicarci e nemmeno per approvarci o sanzionarci. Piuttosto, è importante guardarsi con gli occhi innocenti di chi ha l’obiettivo di conoscersi sempre più a fondo. Se vogliamo smettere di soffrire, è necessario mantenersi ricettivi ai messaggi che il nostro corpo ci invia. Esso ci avverte sugli squilibri che possono sorgere nella nostra routine quotidiana. Ci mette in allerta sugli stili di vita che possono essere dannosi.

8. Retta concentrazione

Quando la mente si lascia trasportare dalle emozioni, perde il suo potere. E se resta tutto nelle mani dei sentimenti o delle passioni senza controllo, è facile finire per precipitare in situazioni che ci causano soltanto ulteriore sofferenza.

Mente di uomo a forma di labirinto

Ogni persona deve trovare il meccanismo che la aiuti a rasserenare la mente nei momenti di confusione, paura o angoscia. Quando si agisce sotto la loro influenza, si commettono maggiori errori. Per questo è importante imparare a contenerle.

Il nobile ottuplice sentiero per smettere di soffrire è il risultato di una saggezza millenaria. È, inoltre, una guida puntuale per affrontare il mondo e la vita. Se praticato con perseveranza, conduce all’equilibrio interiore, all’armonia e alla pace nel cuore.