Solitudine non voluta: cosa fare?

Cosa fare quando ci si sente soli? A cosa si deve la solitudine indesiderata? Perché può essere così devastante? Fino a che punto siamo indifesi? Ne parliamo in questo articolo.
Solitudine non voluta: cosa fare?

Ultimo aggiornamento: 10 ottobre, 2022

La solitudine è un fenomeno sempre più presente, soprattutto nella popolazione più anziana o con qualche disabilità, sebbene sia in aumento anche nella popolazione più giovane. Paradossalmente, in una società iperconnessa grazie alle nuove tecnologie, la solitudine non voluta è aumentata negli anni.

Esistono, in linea di massima, due tipi di solitudine. Da una parte, quella ricercata, necessaria e piacevole, goduta e perfino agognata.

Dall’altra, capita di sentirsi avvolti da questa sensazione non cercata né desiderata. Cosa fare quando protagonista del proprio stato emotivo è una solitudine che devasta tutto?

“La solitudine è la conseguenza di scarso supporto individuale, una ridotta partecipazione alle attività all’interno della società a cui si appartiene e un senso di fallimento”.

-Álvarez-

Triste donna seduta sul letto.
Alla base della solitudine non voluta ci sono spesso crisi, delusioni ed esperienze traumatiche.

Come definire la solitudine?

La sensazione di essere soli non è sempre vissuta negativamente. Potremmo così definire due nuovi tipi di solitudine:

  • Oggettiva: si riferisce a una oggettiva e tangibile mancanza di contatto interpersonale o di compagnia.
  • Soggettiva: è la sensazione di essere soli intesa come dolorosa e spaventosa in parti uguali. A differenza della precedente, non viene mai ricercata. Si tratta di solitudine indesiderata.

Secondo lo studio CIS-IMSERSO, fino al 14% delle persone anziane che vive nella propria casa ha riferito di sentirsi solo, anche se questa sensazione non sempre è accompagnata da dolore e paura. Quando è un’esperienza che si cerca e si ottiene, la solitudine può essere molto appagante.

D’altro canto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) propone il termine “invecchiamento attivo”. Si tratta del processo che consente di avere e utilizzare opportunità di benessere fisico, mentale e sociale lungo tutto l’arco della vita con l’obiettivo di aumentare l’aspettativa di vita sana, la produttività e la qualità della vita in età avanzata.

Quali sono le conseguenze della solitudine non voluta o soggettiva?

La solitudine soggettiva può interessare molteplici sfere della vita quotidiana e della salute fisica della persona, oltre a essere un fattore di rischio di patologie e persino morte.

Livello fisico

  • Sistema immunitario fragile: più esposti alle malattie infettive.
  • Mal di testa.
  • Malattie cardiache e circolatorie.
  • Problemi a carico dell’apparato digerente.
  • Disturbi del sonno, come l’insonnia.

Livello mentale

  • Bassa autostima.
  • Sentimenti di inferiorità.
  • Disturbo depressivo maggiore e distimia.
  • Disturbi d’ansia.
  • Dipendenza da sostanze: alcolismo.
  • Ideazione autolitica, morte o suicidio.

Sfera sociale

  • Ageismo: definito dall’OMS come il modo di pensare (stereotipi), sentire (pregiudizio) e agire (discriminazione) rispetto agli altri o a se stessi a causa dell’età.

Cosa c’è dietro la solitudine non voluta?

La solitudine è multicausale, ovvero sono molti i fattori che possono innescare o mantenere e influenzare questa sensazione:

  • Crisi di identità a seguito di perdite che deteriorano l’autostima.
  • Deboli rapporti familiari.
  • Scarsa autonomia a causa di problemi fisici, età, malattie o disabilità.
  • Mancanza di attività piacevoli, rinforzanti e significative.
  • Crisi di appartenenza quando si perdono ruoli o gruppi a cui si apparteneva (amici, lavoro, etc).
  • Sindrome del nido vuoto quando i figli crescono e lasciano la casa di famiglia, a volte l’adulto attiva processi simili al lutto.
  • Decesso del coniuge.
  • Uscita dal mercato del lavoro.
  • Pregiudizio: sentire di non avere una vita produttiva, esperienze sessuali oppure sentirsi inutili o dipendenti da qualcuno.
Triste uomo anziano seduto.
La sensazione di solitudine indesiderata è conosciuta come solitudine soggettiva.

Cosa fare quando la solitudine non voluta inonda tutto?

La solitudine soggettiva incoraggerà a ristabilire i legami con le altre persone. Ecco alcune strategie che possono aiutare in questo obiettivo:

  • Cercare di essere autonomi migliorando la capacità di controllare, affrontare e prendere decisioni sulla vita quotidiana.
  • Partecipare a corsi e attività in cui incontrare altre persone con interessi simili ai propri è l’ideale per creare nuovi legami.
  • Uscire, camminare, circondarsi di altre persone e, se possibile, scambiare quattro chiacchiere. Ciò favorisce nuovi legami.
  • Aumentare i contatti fisici nella vita reale. Mantenere contatti online è fantastico, ma siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di contatto.
  • Cercare vie d’uscita: comportamenti che siano di per sé piacevoli, che coinvolgano il movimento del corpo e rilassanti. Potete cercare contesti che facilitino l’interazione e la partecipazione alla vita sociale.
  • Il volontariato permette di aiutare qualcuno, con il vantaggio di ottenere compagnia, probabilmente di buona qualità.

Conclusioni

La solitudine non voluta può essere fonte di intensa sofferenza. Allo stesso modo, promuove pensieri molto pericolosi, come “non merito la compagnia degli altri”. Idee che ci attaccheranno anche nei momenti peggiori, quando la realtà ci mette in difficoltà.

L’aspetto positivo è che possiamo usare strategie consapevoli per scongiurare questo tipo di solitudine così dannoso per il nostro stato emotivo. Vi invitiamo a farlo!

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