Sophie Scholl, la giovane che ha tenuto testa a Hitler con una rosa bianca

28 luglio 2016 in Psicologia 17 Condivisi

Le difficoltà forgiano le persone coraggiose che sanno bene cosa voglia dire lottare per la libertà. Oggi vi racconteremo la storia di una giovane coraggiosa, Sophie Scholl. Per sapere qualcosa in più su di lei, dobbiamo tornare alla Germania di Hitler, al luogo e al tempo in cui questa ragazza decise di non avere paura, ma di affrontarla, invece di ignorare la persecuzione crudele e ingiustificata che molti cittadini innocenti come lei erano costretti a sopportare.

Nel febbraio del 1943 Sophie fu decapitata alla ghigliottina dopo essere stata accusata di tradimento in quanto faceva parte di un gruppo di giovani antinazisti chiamato “La Rosa Bianca”. Curiosamente, lo strumento ideato durante la Rivoluzione francese per eliminare i cosiddetti nemici della libertà fu utilizzato per mettere fine alla vita di una delle maggiori sostenitrici di questo periodo storico.

La storia di Sophie Scholl

“Non ha importanza che muoia se grazie a noi migliaia di persone si svegliano e cominciano ad agire”, furono le parole di Sophie poche ore prima di essere uccisa. La ragazza aveva solo 21 anni.

Nonostante il controllo e le misure dissuasive con cui il regime nazista minacciava chiunque si opponesse alla dittatura, all’interno della Germania dell’epoca iniziarono a formarsi piccoli gruppi antinazisti che non avevano paura di affrontare, pur con poche risorse e ancora meno sostegno, chi cercava di controllare le loro azioni e, di conseguenza, le loro menti.

Rosa

Avevano deciso che, nonostante il regime controllasse la giustizia, l’educazione, la sanità o l’esercito, non avrebbe mai intaccato le loro volontà. Non erano dei pazzi, o forse sì, ma meravigliosi. Sapevano quale fosse il rischio e il prezzo da pagare nel caso in cui venissero scoperti: la loro stessa vita.

Nel 1937, dopo che alcuni dei suoi fratelli e amici furono arrestati illegalmente per formare la Libera Gioventù Tedesca, Sophie si rese conto del macabro regime che li sottometteva tutti. La sua vocazione era chiara, l’insegnamento, anche se alla fine si iscrisse all’Università di Monaco per studiare biologia e filosofia.

La Rosa Bianca

Ogni movimento della resistenza aveva un nome con cui i suoi membri si identificavano e Sophie aderì al gruppo chiamato La Rosa Bianca. Dopo aver frequentato all’università diversi circoli ideologicamente affini al nazionalsocialismo, si sentì attratta da questo gruppo che non aveva paura di diffondere il proprio messaggio attraverso opuscoli o scritte sui muri.

La Rosa Bianca non si limitava a riunirsi per discutere di questioni intellettuali, ma, nella clandestinità, cercava di far capire alla maggior parte della Germania che con il silenzio si dimostrava complice delle barbarie commesse dal partito guidato da Hitler. Vi aderirono persone che, nonostante non fossero l’obiettivo del partito nazista, decisero di assumersi il rischio che non avrebbero corso semplicemente non facendo nulla.

Grazie a suo fratello Hans, che già faceva parte del gruppo, Sophie cominciò a farsi portavoce del messaggio di La Rosa Bianca. Un lavoro molto rischioso, perché se fossero stati presi con il materiale a loro disposizione, non avrebbero avuto modo di sfuggire all’accusa di tradimento.

Donna-mascherata

Difese la libertà fino al suo ultimo respiro

Il 18 febbraio 1943 Sophie decise di salire sul tetto della sua facoltà per distribuire opuscoli e volantini. Non sarebbe successo nulla se uno dei bidelli, appartenente al gruppo nazista, non l’avesse vista e subito denunciata.

Arrestata e fatta prigioniera dalla Gestapo, Sophie venne messa in una cella assieme ad una persona che aveva il compito di estrapolare da lei le informazioni necessarie per smantellare tutto il gruppo di La Rosa Bianca. Tuttavia, questi non solo non riuscì a scoprire nulla da Sophie, ma rimase talmente sorpresa dalla forza della ragazza che alla fine si convinse del valore del suo messaggio.

D’altra parte, né Sophie né gli altri suoi compagni svelarono chi fossero i membri del gruppo, nonostante le torture a cui furono sottoposti e i tentativi di beneficio di condanna. Ancora oggi, La Rosa Bianca rappresenta il simbolo della libertà e diverse università, strade, parchi o piazze portano il nome dei fratelli Scholl, Hans e Sophie.

Guarda anche