Spirale reattiva, interessante concetto buddista

Nel buddismo Zen, si parla di spirale reattiva quando si manifesta una catena di azioni che portano allo stress negativo, chiamato anche distress. Tale sequenza inizia quando si smette di prestare attenzione al momento presente e ci si concentra su altro.
Spirale reattiva, interessante concetto buddista

Ultimo aggiornamento: 21 maggio, 2021

L’energia è uno dei concetti fondamentali del buddismo Zen. Essa scorre ininterrottamente e dev’essere regolata in modo da non produrre squilibri. Quando si manifestano, inizia la cosiddetta spirale reattiva. Un ciclo dal quale è difficile uscire e che sfocia spesso nell’angoscia.

Nel buddismo e nella mindfulness si parla di forma positiva e negativa di stress. Lo stress negativo risponde alla spirale reattiva; questa consiste in una catena di atteggiamenti e comportamenti che producono uno forte scompenso, che si riflette su mente e corpo.

Se impariamo a riconoscere la spirale reattiva, riusciamo anche a evitarla. La cosa migliore da fare è impedire l’inizio del primo stadio per evitare una catena che conduce allo stato di disarmonia.

“Nessuna passione, come la paura, priva con tanta efficacia la mente di tutto il suo potere di agire e di ragionare.”

-Edmund Burke

Statua Buddha.

Eustress e distress

Per il buddismo e nella mindfulness, lo stress non è considerato né buono né cattivo. Tuttavia, a seconda di come viene incanalato, può trasformarsi in uno o nell’altro. Lo stress buono viene chiamato eustress, mentre quello cattivo, che dà origine alla spirale reattiva, è denominato distress.

L’eustress deriva dallo squilibrio che si manifesta quando ci mettiamo alla prova o ci prefiggiamo di raggiungere un obiettivo. In tal senso, le novità possono produrre una certa ansia.

Tuttavia, giacché vogliamo ottenere qualcosa e lo vediamo come un fatto positivo, tale ansia si traduce in eccitazione o entusiasmo; motivo per cui non produce conseguenze negative.

Il distress, al contrario, è una tensione distruttiva. È legato alle continue preoccupazioni o al dovere affrontare qualcosa che provoca paura o rifiuto.

Questo tipo di stress debilita, disturba e danneggia anche l’organismo. Si manifesta sotto forma di ansia, portandoci a da agire in modo istintivo (instabile e poco razionali).

Una storia buddista

Una vecchia storia buddista narra di un giovane che non riusciva a progredire nel suo cammino verso l’illuminazione. Per quanto si sforzasse, non riusciva a maturare né mentalmente né spiritualmente. In quella occasione, Buddha volle aiutarlo. Per fargli capire dove sbagliava, usò una metafora.

Chiese al giovane: cosa accade quando le corde di una chitarra sono troppo tese o sono troppo allentate? Il giovane rispose che in entrambi i casi il suono sarebbe stato imperfetto.

Più che musica, avrebbe prodotto rumore. A quel punto, Buddha gli rispose che anche la crescita spirituale è governata da leggi analoghe.

Quando ci si impegna troppo nella crescita, la mente percepisce ciò come una forzatura. Il risultato è un eccesso di tensione che invece di promuoverla, la blocca.

Ma accade lo stesso anche nella situazione opposta. Il desiderio di crescita, non accompagnato da sufficiente tensione, finisce per essere sopraffatto dalla pigrizia.

Donna con nuvola tra le mani.

La spirale reattiva

Non si entra mai nella spirale negativa dello stress in modo automatico. Per farlo, diamo corso a una serie di comportamenti che aumentano la tensione interna. Cosicché, invece di fermare questa forza distruttiva, inconsapevolmente, le diamo libero sfogo. Le componenti della spirale reattiva sono:

  • Disattenzione. Il ciclo della spirale reattiva inizia con la disattenzione. Ovvero, la mancanza di attenzione verso ciò che accade al nostro interno. Non facciamo caso ai nostri pensieri, alle emozioni e agli stati fisici.
  • Disconnessione. Si riferisce alla perdita di contato con se stessi. Siamo collegati all’esterno, ma smettiamo di ascoltare quello che la mente, il cuore e il corpo cercano di comunicarci.
  • Disregolazione. Essere disattenti e disconnessi, può portarci a provare un forte disagio. Spesso cerchiamo soluzioni estreme, come riempirci di impegni o isolarci.
  • Disordine. Pensieri, emozioni e azioni si fanno caotici. Non c’è nulla che guidi realmente il nostro comportamento. Non abbiamo obiettivi definiti e cominciamo ad agire in modo confuso.
  • Squilibrio. Quanto appena esposto genera un forte squilibrio. Lo squilibrio porta a stati d’animo complessi, come lo sconforto generale, l’ansia costante o la malattia fisica.

Tutto inizia con la mancanza d’attenzione, con la distrazione. L’assenza di consapevolezza del momento presente ci impedisce di avere uno sguardo più ampio sulle situazioni e sulla gestione delle nostre emozioni. Mentre, se rimaniamo nell’attenzione, possiamo evitare di cadere nella spirale reattiva.

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  • Chávez Ríos, F. Ecuaciones de reacción-difusión y espirales en el corazón. Educación Química, 12(3), 128-132.