Storia della psicoterapia: dalle origini a oggi

Stiamo per presentarvi una breve storia della psicoterapia. Faremo, quindi, un ripasso a partire dalle società tribali, fino ad arrivare al carattere scientifico che ha assunto oggi.
Storia della psicoterapia: dalle origini a oggi

Ultimo aggiornamento: 12 giugno, 2020

Oggi parliamo della storia della psicoterapia, una branca della psicologia davvero recente. In effetti, non possiamo parlare propriamente di psicoterapia fino all’ultimo quarto del XIX secolo, cioè quando finalmente si rompe il legame tra malattia mentale e concetti legati al soprannaturale. Allo stesso tempo, però, la società ha sempre mostrato interesse nel definire alcuni fenomeni per i quali non poteva essere trovata una chiara spiegazione biologica.

Partendo dagli albori, le società tribali parlavano già di un’anima presente in tutti gli aspetti della natura. Credevano nell’animismo e pensavano che la malattia fosse un fenomeno scatenato dalla possessione da parte di un’anima estranea. I metodi di cui disponevano fino ad allora erano: le cerimonie per la restaurazione di quell’anima perduta, l’esorcismo, le confessioni e l’incubazione.

Poco più tardi, durante l’epoca di fioritura del mondo antico e della Grecia, ci imbattiamo nell’origine della psicoterapia contemporanea e del suo pensiero razionale, così come nella filosofia e nella medicina. In questo contesto, Aristotele distingue i diversi usi della parola “incanto”. Si trattava di una parola persuasiva secondo la quale l’essere umano muta.

Platone indicò gli effetti benefici del bel discorso sull’anima e sul corpo. Alcune delle sue osservazioni sulle passioni, sui sogni e sull’inconscio sembrano essere precedenti al pensiero freudiano.

Non possiamo non nominare Ippocrate e Galeno.

  • Il Corpus Hipocraticum è una delle pietre miliari della medicina moderna. Ippocrate associò le malattie a stati dell’organismo e postulò l’esistenza di quattro umori, ciascuno dei quali associato a un temperamento, come di seguito: il sanguigno, il flemmatico, bile-gialla/collerico, bile-nera/malinconico.
  • Galeno, da parte sua, sviluppò ulteriormente i postulati ippocratici e distinse tra le cose preternaturali, quelle naturali e quelle innaturali.
Busto di Ippocrate e storia della psicoterapia

Dal Medioevo alla Psicoterapia

Durante il Medioevo, la chiesa considerava la malattia mentale come il prodotto della volontà del diavolo. La confessione era il mezzo per la guarigione. In seguito, nel Rinascimento, iniziano a spiccare autori come Pinel, che introdusse la terapia morale sui malati di mente. Si trattava dei primi tentativi volti a umanizzare i pazienti, sulla base di una concezione ottimista della malattia.

Si parla di storia della psicoterapia in quanto tale quando il termine compare nel XIX secolo. Cobbe utilizza il termine “psicoterapeutico” in un articolo in cui definisce il ruolo della fede nel processo di guarigione. In questa fase isolare le malattie alla base delle quali non era stata riscontrata una lesione di tipo anatomico era l’elemento chiave. D’altro canto, viene messo a punto il mesmerismo e l’ipnosi inizia a essere vista come una pratica accettabile. Il metodo terapeutico per eccellenza è la suggestione ipnotica.

Possiamo far risalire l’origine dell’ipnosi può al magnetismo animale di Van Helmont. Messmer ne sarebbe il rappresentante principale. Si credeva che un fluido fisico riempisse l’Universo e che la mancanza di equilibrio di questo fluido provocasse la malattia. La cura consiste, dunque, nel riportare in equilibrio questo fluido.

Applicazione dell’ipnosi

Da questa corrente emersero i seguaci (i “fluidisti”) e i detrattori (gli “animisti”). Il marchese di Puysegur era un animista i e usò l’ipnosi come una forma di “sonnambulismo artificiale” con cui permetteva al paziente di recuperare ricordi che al di fuori di quello stato gli sarebbe stato impossibile recuperare.

Più tardi, Braid conia il termine “ipnosi” e ne dà una definizione di sonno nervoso. Successivamente -e in base a tali progressi- sorgono le scuole di Nancy, con Liébault e Berheim come rappresentanti che abbandonano l’ipnosi e riescono a riprodurre lo stesso effetto, ma in fase di veglia. Tale stato venne definito allora “psicoterapia”.

Nel 1895 un neurologo viennese, Sigmund Freud, pubblica insieme a Breuer Studi sull’isteria. In quest’opera presentavano il metodo catartico, applicato alla paziente Anna O. In seguito, avrebbero elaborato il metodo della libera associazione, attraverso il quale il paziente si sarebbe sdraiato su un divano per parlare a ruota libera di alcuni aspetti della propria vita.

Storia della psicoterapia: evoluzioni fino ai giorni nostri

Dopo la psicoanalisi, sorgono una varietà di approcci alternativi, come quello di Carl Rogers, concentrato più che altro sulla persona. In seguito, il comportamentismo si presenta come uno strumento che percepisce i disturbi come apprendimento. Ma è solo dagli anni ’60 e ’70 che la terapia comportamentale si consolida con autori come Skinner e Wolpe.

Primo piano di Carl rogers

Sorgono modelli come la Psicologia umanista, capeggiata da Maslow e dalla sua piramide dei bisogni, e il Modello sistemico, applicato soprattutto alla terapia familiare. D’altro canto, i modelli cognitivi si manifestano come un’evoluzione delle teorie comportamentali, basate sull’apprendimento. I suoi rappresentanti sono Beck, Ellis, Mahoney e Meichembaum.

Gli anni ’90: storia della psicoterapia

A partire dagli anni ’90 iniziano a fare il loro ingresso in scena le Terapie di terza generazione (o Terapie contestuali). Esse pretendono di fare ritorno al comportamentismo radicale, tenendo conto della parte cognitiva, ma senza cercare -come, invece, fanno i razionalisti- di modificarne il contenuto, quanto piuttosto la relazione del paziente con la stessa.

Ciò che è chiaro oggi è che la psicoterapia è più efficace del trattamento, ma che non sarebbe possibile stabilire le differenze significative tra i diversi approcci e che li si dovrebbe considerare equivalenti, come già postulato dal “verdetto del Dodo” o “paradosso dell’equivalenza”.


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  • Feixas, G. y Miró, T. (2004): Aproximaciones a la psicoterapia. Paidós. Barcelona

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