Stress cronico e depressione: quale legame?

Lo stress che si protrae nel tempo può sfociare in depressione. Sebbene alcune persone siano più resistenti di altre, ci troviamo dinnanzi a una realtà sempre più diffusa.
Stress cronico e depressione: quale legame?

Ultimo aggiornamento: 12 aprile, 2021

Stress cronico e depressione sono due concetti tra loro correlati. Il denominatore comune è un ormone contenuto in un piccolo peptide che determina una serie di cambiamenti nel cervello quando viviamo un periodo segnato dallo stress come copilota del nostro viaggio.

Fattori come la costante preoccupazione e l’assenza di riposo fisico e mentale ci spingono verso questi stati d’animo logoranti. Questi dati dimostrano un aspetto molto interessante: il nostro cervello è dotato di incredibile plasticità.

Ciò che ci circonda, il modo in cui lo interpretiamo, quello che proviamo e che ci ossessiona al punto da toglierci il sonno generano un fiume di cambiamenti neurochimici. Poco alla volta, smettiamo di secernere dopamina, ed ecco che insorgono sconforto, isolamento, mancanza di energie e, infine, depressione.

Lo stress incontrollato può sfociare in un disturbo depressivo. Non c’è dubbio: ce lo dicono studi recenti dei quali vi parleremo a breve. Ma c’è una diretta correlazione?

Vale a dire che tutti coloro che attualmente stanno vivendo un periodo di stress prolungato nel tempo manifesteranno problemi psicologici nel giro di qualche mese? La risposta è no, non a tutti succede.

Ecco che si apre un altro capitolo degno di nota. Ci sono persone più resistenti di altre. La nostra genetica, unita ad altre variabili, costruisce una sorta di filtro protettivo, in modo che il deterioramento psicologico non peggiori.

Tuttavia, dobbiamo ricordare che, come segnalato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quasi il 10% della popolazione si ritrova ad affrontare un disturbo depressivo dopo un lungo periodo stressante.

Le tue emozioni non dovrebbero essere paralizzanti. Non dovrebbero difendersi. Non dovrebbero impedirti di essere tutto quello che puoi essere.

-Wayne W. Dyer-

Connessioni neuronali.

Stress cronico e depressione: una relazione orchestrata da un cervello “indifeso”

Michio Kaky, noto fisico statunitense e divulgatore in ambito scientifico e tecnologico, sostiene che ci carichiamo sulle spalle l’artefatto più complesso dell’universo: il cervello.

Quelle centinaia di miliardi di neuroni connessi tra loro creano una propria anatomia che si modifica in base a quello che facciamo tutti i giorni. Ecco, dunque, che qualunque pratica, pensiero, approccio personale e competenza, modella questo organo straordinario in un modo unico ed esclusivo.

Eppure, non tutte le nostre esperienze e le nostre azioni vanno a nostro favore. Per esempio, la nostra società ha normalizzato lo stress inconsapevoli del fatto che questa dimensione altera la cosiddetta architettura cerebrale.

Studi illuminanti come questo condotto dall’Università di Pechino, in Cina, dimostrano che lo stress cronico è uno dei peggiori nemici del cervello. Strutture come l’ippocampo e la corteccia prefrontale perdono volume.

Ecco perché diventa difficile prendere decisioni, concentrarci o ricordare determinate informazioni quotidiane. Inoltre, è stata anche scoperta una correlazione significativa tra stress cronico e depressione.

Il centro “dell’io” del cervello, un’area iperattiva

Questo dato è interessante per comprendere il legame tra stress cronico e depressione. Un gruppo di neuroni situati nella corteccia prefrontale mediale è determinante per individuare la presenza di un disturbo depressivo.

Bisogna ricordare che quest’area è nota come “il centro dell’io”, perché è a essa -per dirlo in parole semplici- che la mente si rivolge per pensare a sé.

In questo angolo del cervello prendono forma i nostri progetti, le nostre preoccupazioni, l’impronta di ciò che abbiamo fatto, ciò che dovremmo fare e tutto ciò che riguarda la figura del nostro “io”.

Ebbene, quando viviamo un periodo segnato dallo stress, questa regione diventa particolarmente attiva. Il motivo? Perché non facciamo altre che rimuginare, preoccuparci, alimentare il nervosismo.

Se non riusciamo a gestire lo stress al meglio, probabilmente, nel giro di 3-6 mesi prenderanno forma pensieri catastrofici e i primi segnali di depressione.

A questo proposito, un aspetto evidenziato dalle risonanze magnetiche è che i pazienti affetti da depressione manifestano un’iperattività di quest’area della corteccia prefrontale mediale. 

L’io si ritrova intrappolato in un labirinto di sofferenza e preoccupazione costante.

Stress cronico e depressione.

Stress cronico e depressione: il segreto è nella dopamina

Il meccanismo molecolare per il quale stress cronico e depressione sono accomunate da un legame così significativo si basa su un peptide ben specifico: l’ormone di rilascio della corticotropina (CRH). Per capire meglio, è sufficiente comprendere questa sequenza:

  • In condizioni di stress il cervello rilascia questo ormone, il quale promuove la produzione di dopamina.
  • La dopamina raggiunge il nucleo accumbens, area che interviene nella motivazione e in quella forma di energia che ci permette di raggiungere gli obiettivi nella vita quotidiana.
  • Se lo stress si protrae per troppo tempo, la situazione cambia. A questo punto, la dopamina non viene più secreta ed ecco che il cervello inizia ad avvertire un deficit di questo neurotrasmettitore così importante; perdiamo la motivazione, ci si sente scoraggiati, di cattivo umore, e negatività e apatia hanno la meglio.

Ciò nonostante, non tutti coloro che soffrono di stress cronico vanno in contro a depressione. Determinati fattori genetici e persino un’inclinazione alla resilienza evitano ad alcuni di cadere in questo buco nero. Tuttavia, non dimentichiamo che lo stress causa alterazioni organiche che possono danneggiare la salute.

Lo stress episodico, sotto controllo e limitato nel tempo è sempre un prezioso alleato. Proviamo quindi ad evitare che resti con noi a lungo; proviamo a canalizzarlo e a volgerlo a nostra favore per evitare che diventi sofferenza.

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