Svetlana Alliluyeva, biografia della figlia di Stalin

06 giugno, 2020
Svetlana Alliluyeva è il riflesso di una donna imprigionata nelle coordinate della storia. Suo padre, venerato nel mondo comunista e odiato in quello capitalista, era per lei un uomo amato, temuto e odiato allo stesso tempo. Non riuscì mai a sfuggire allo stigma della politica.
 

Svetlana Alliluyeva fu probabilmente l’unico essere umano in grado di far sciogliere il temibile Iosif Stalin. Perlomeno, è quanto accadeva quando era ancora bambina e non era ancora in grado di stabilire un chiaro collegamento tra l’uomo amorevole che giocava con lei e il leader russo che seminava il terrore nella sua nazione.

Negli anni Sessanta, questa donna sorprese il mondo intero lasciando l’allora Unione Sovietica e chiedendo asilo nella nazione dei più acerrimi avversari del padre: gli Stati Uniti. Da quel momento, divenne un trofeo della propaganda nella cornice della celebre guerra fredda. La figura di Svetlana Alliluyeva fu utilizzata per screditare il regime guidato dal padre.

“Ho vissuto la mia vita come potevo (…) ma è stata una fatalità. Non puoi lamentarti del tuo destino, sebbene mi spiaccia che mia madre non abbia sposato un falegname. ”

-Svetlana Alliluyeva-

La sofferenza e le contraddizioni vissute da Svetlana Alliuyeva spiegano il motivo per cui ha cambiato nome più volte. Nacque come Svetlana Iosifovna Stalin, cambiando in seguito il cognome paterno in Alliluyeva. Infine, abbandonò anche il suo vero nome, finendo i suoi giorni come Lana Peters.

Svetlana da bambina
Svetlana Alliluyeva da bambina, seduta sulle ginocchia di Lavrentiy Beria, insieme a Stalin (sullo sfondo, con la la pipa) e Nestor Lakoba.
 

Svetlana Alliluyeva, un’infanzia paradossale

La piccola Svetlana fu l’unica figlia di Stalin, che ebbe altri due figli maschi, uno dal primo matrimonio e l’altro dal secondo, con la madre di Svetlana, Nadezhda Allilúyeva. I biografi del leader sostengono che solo tre persone furono in grado di smuovere il cuore di questo duro combattente; una era sua madre, Ekaterina Gueladze.

L’altra fu la prima moglie, Ekaterina Svanidze, della quale era profondamente innamorato e che morì prematuramente di tubercolosi. Stalin non fu più lo stesso dopo la perdita di Ekaterina. L’altra destinataria delle sue cure amorevoli era la figlia, Svetlana, con la quale l’uomo tra i più crudeli della storia russa giocava e che viziava.

Svetlana Alliluyeva crebbe all’interno del Cremlino, come se il resto del mondo non esistesse. Viveva in una sorta di torre d’avorio, ignorando completamente ciò che accadeva alla sua gente. Com’era nell’usanza del tempo, fu allevata da una tata. Suo padre non trascorreva molto tempo con lei, ma riusciva sempre a mostrarle il suo affetto. Al contrario, la madre era più distaccata.

Una madre assente

Quando Svetlana Alliluyeva aveva 6 anni, sua madre morì improvvisamente. Ufficialmente, a causa di un attacco letale di appendicite. Sebbene la questione sia rimasta sempre un mistero, esistono sufficienti indizi a riprova del fatto che la morte di Nadia, madre di Svletana, non sia stata del tutto naturale. Nadia si innamorò follemente di Stalin, ma iniziati gli studi universitari maturò un crescente malcontento nei confronti delle sue politiche.

 

Nadia fu una delle poche persone che gridò “boia” in faccia a Stalin. Il giorno prima della morte, ebbe un’accesa discussione pubblica con il leader; esistono anche testimonianze che affermano che egli la percosse in pubblico.

Il giorno dopo, fu trovata nel suo letto con una pallottola nel cuore. Apparentemente, si suicidò, ma molti non escludono che sia stata assassinata dal marito. Svetlana Alliluyeva dovette credere alla versione ufficiale.

Fotografia di profilo di Stalin

Il triste risveglio

Man mano che Svetlana cresceva, iniziava anche a comprendere che le cose nel suo paese non andavano come aveva sempre pensato. Fino all’età di 16 anni, mantenne un legame stretto e amorevole con il padre. A quell’epoca, Svetlana, che parlava inglese, ebbe accesso a un articolo in quella lingua che parlava del suicidio di sua madre.

Nacque una grande disaccordo verso la figura di colui che fino a quel momento era stato il suo amato padre. In seguito, si innamorò di un regista molto più grande di lei. Stalin non approvava la relazione e per interromperla lo fece arrestare e deportare in Siberia. Svetlana, a 19 anni, forse solo per ribellione, si sposò ed ebbe un figlio. Fu il primo di quattro matrimoni effimeri dai quali ebbe altre due figlie.

 

Alla morte del padre, le fu proibito di parlare della vita privata del leader. Non smise mai di amarlo e allo stesso tempo odiarlo. Quattordici anni dopo, approfittò di un viaggio in India per fuggire. Abbandonò i figli di 19 e 16 anni. Arrivata negli Stati Uniti nell’aprile 1967, iniziò a lavorare come scrittrice; la sua autobiografia le valse tre milioni di dollari.

Si sposò nuovamente ed ebbe una figlia, Olga. Dopo un nuovo divorzio e diverse vicissitudini, tutte causate dalla pesante ombra politica che la perseguitava, Svetlana tentò di suicidarsi nel 1991, ma invano. Morì di cancro nel 2011 e lasciò espressa la sua volontà di non essere traslata in Russia dopo la morte.

 

Cardín, A. (1983). Moscú sí cree en las fiestas. Los Cuadernos del Norte: Revista cultural de la Caja de Ahorros de Asturias, 4(20), 24-29.