Tecnostress: l’abuso delle nuove tecnologie

22 Giugno 2019
Sempre connessi, sempre disponibili, sempre in modalità multitasking. Queste situazioni possono farci sentire angosciati e oppressi. È quello che viene chiamato tecnostress. Nei casi più gravi può causare dipendenza.

Le nuove tecnologie hanno portato cambiamenti a tutti i livelli: sociale, culturale, economico. Non ci sono dubbi sugli aspetti positivi, sia da un punto di vista relazionale che per quanto riguarda le comunicazioni. Inoltre, riceviamo molte più informazioni e questo ci rende la vita più semplice. Ma un cattivo uso delle tecnologie può causare il cosiddetto tecnostress.

Una cattiva gestione del loro uso e una eccessiva quantità di tempo passato connessi a internet possono causare diversi problemi come la nomofobia, la sindrome di FOMO o quello che viene chiamato tecnostress. In questo articolo, approfondiremo quest’ultimo aspetto.

“È diventato terribilmente ovvio che la nostra tecnologia ha superato la nostra umanità.”

-Albert Einstein-

Mani con telefono

Cosa è il tecnostress?

Nel 1984, Craig Brod definì per la prima volta questo fenomeno come “una malattia dell’adattamento causata dall’incapacità di gestire le nuove tecnologie informatiche in modo sano”.

Nel 1997, Larry Rosen e Michele Well hanno reso popolare il termine grazie al loro libro Technostress: Coping with Technology @Work @ Home @Play. In questo libro, gli autori definivano il tecnostress come l’impatto negativo delle tecnologie (direttamente o indirettamente) sugli atteggiamenti, i pensieri, la fisiologia e il comportamento di un individuo.

Come possiamo comprendere, si tratta di uno stato psicologico negativo legato all’uso delle tecnologie. Secondo la psicologa Marisa Salanova, questa condizione nasce dalla percezione di una discrepanza tra le esigenze reali e il ricorso massiccio all’uso delle TIC (Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione) che causa negli individui disagi, atteggiamenti negativi e alti livelli di attivazione psicofisiologica.

Il tecnostress, pertanto, è il risultato di una cattiva gestione delle tecnologie associato ad altri fattori come uno scarso autocontrollo e un alto grado di frustrazione.

Le cause di questo fenomeno

Le cause che provocano tecnostress possono essere molteplici. In generale, possiamo affermare che hanno a che fare con l’età e la generazione a cui appartiene l’individuo. Tra queste individuiamo:

  • Un’eccessiva richiesta di conoscenza e informazioni.
  • La necessità di essere sempre connessi.
  • Il bisogno di essere sempre raggiungibili.
  • Il rifiuto di usare le tecnologie perché si pensa di non essere capaci di utilizzarle e gestirle.
  • La dipendenza dalle nuove tecnologie. L’incapacità di disconnettersi o di gestire in modo efficiente il tempo del loro utilizzo.

Dipendenza e tecnostress

Come suggeriscono i ricercatori Salanova, M., et al. (2007), le nuove tecnologie offrono ai giovani e ai meno giovani un’immediata stimolazione sensoriale.

Tuttavia, essere attivi da un punto di vista fisiologico e sensoriale per così tanto tempo può avere pericolose conseguenze a livello fisico e mentale. Si pensa che queste conseguenze interferiscano con la normale condotta della persona.

Adesso sorge spontaneo chiedersi: “Come si sviluppa questa dipendenza?”

  • Al’inizio, si sviluppa creando una tolleranza. Si ha un bisogno sempre maggiore di rimanere più ore connessi e a contatto con le nuove tecnologie.
  • In una seconda fase si crea una dipendenza. È molto probabile che la persona voglia stare in costante contatto con gli oggetti tecnologici che gli forniscono degli stimoli sensoriali.
  • Per ultimo, si crea una vera e propria sindrome da astinenza. Le persone dipendenti dalla tecnologia, private degli oggetti tecnologici, generalmente provano irrequietezza, ansia, irritabilità e altri sintomi correlati.

Perché le nuove tecnologie ci attraggono così tanto?

Secondo varie opinioni, questa attrazione è causata dal modo con cui queste tecnologie ci stimolano. La ricompensa veloce e il sovraccarico di continue stimolazioni causano l’attivazione del sistema cerebrale di ricompensa.

Questa stimolazione costante sarebbe in grado, almeno all’inizio, di fornirci piacere e catturare la nostra attenzione. In generale, potremmo dire che sono così attraenti per noi che è difficile ignorarle.

Una ragazza affetta da tecnostress

Il trattamento per il tecnostress

In casi particolarmente gravi, la terapia psicologica e, in particolare, la terapia di esposizione con prevenzione della risposta (ERP) – una tecnica cognitivo-comportamentale che di solito è utilizzata per trattare le dipendenze – sono vivamente consigliabili. Per i casi più lievi, si raccomanda quanto segue:

  • Trovare il tempo per effettuare delle conversazioni faccia a faccia.
  • Disconnettersi dalle nuove tecnologie e praticare un po’ di sport o avere degli hobby.
  • Apprendere e usare solo le tecnologie che sono utili per noi.
  • Stabilire un orario per interagire con le tecnologie.
  • Utilizzare le tecnologie per svolgere dei compiti specifici. Non usatele mai perché siete annoiati o non avete nulla da fare.

È evidente che, in un certo senso, le nuove tecnologie hanno fatto bene all’essere umano. Lungi dal condannarle, dovremmo congratularci con noi stessi per il progresso tecnico e per aver reso il mondo un posto con meno barriere.

Tuttavia, è molto importante fare un uso razionale di questi dispositivi e non tralasciare, a causa loro, le interazioni umane del mondo reale.

  • Gumbau, Susana Llorens, Marisa Salanova Soria, and Mercedes Ventura. “Efectos del tecnoestrés en las creencias de eficacia y el burnout docente: un estudio longitudinal.” Revista de orientacion educacional 39 (2007): 47-65.
  • Llorens, S., M. Salanova, and M. Ventura. “Guías de intervención: Tecnoestrés [Intervention guidelines: Technostress].” Madrid: Síntesis. (2011).
  • Salanova, M., et al. “El tecnoestrés: concepto, medida e intervención psicosocial.” Nota técnica de prevención 730 (2007).
  • Salanova Soria, Marisa. “Trabajando con tecnologías y afrontando el tecnoestrés: el rol de las creencias de eficacia.” Revista de Psicología del Trabajo y de las Organizaciones 19.3 (2003).
  • Selva, José María Martínez. Tecnoestrés: ansiedad y adaptación a las nuevas tecnologías en la era digital. Paidós, 2011.