Tendenza alla negatività: cosa dice la scienza?

Tendiamo a essere colpiti più da una critica che da un complimento, più dalle cattive notizie che da quelle positive. Un insuccesso può restare inciso nella nostra memoria per sempre. Perché succede?
Tendenza alla negatività: cosa dice la scienza?
Gema Sánchez Cuevas

Revisionato e approvato da la psicologa Gema Sánchez Cuevas.

Scritto Sonia Budner

Ultimo aggiornamento: 01 marzo, 2023

Abbiamo un po’ tutti la tendenza a soffermarci su quanto non è andato bene in una situazione, invece di valorizzare gli aspetti positivi. I nostri ricordi piacevoli spesso sono offuscati da elementi perturbatori più sgradevoli. Questa succede per via della nostra tendenza alla negatività, ovvero a dare maggior valore agli aspetti negativi.

Ciò spiega anche il motivo per cui gli eventi traumatici e le esperienze negative sostano nella nostra memoria più a lungo e ci influenzano più degli eventi positivi. In qualche modo, le esperienze spiacevoli vengono percepite come più intense dalla nostra mente. Approfondiamo l’argomento in questo articolo.

Donna pensierosa

Le basi evolutive della nostra tendenza alla negatività

In genere una cattiva notizia produce un effetto maggiore rispetto a una positiva; una critica ci colpisce più di un complimento.

Nel saggio La mente di Buddha, il neuroscienziato Rick Hanson prova ad avanzare una spiegazione, avvalorata da numerose ricerche, sull’origine del carattere evolutivo di questa nostra tendenza alla negatività.

Secondo Hanson, questo tratto sarebbe conseguenza dell’evoluzione; è un retaggio dei nostri antenati, che dovettero imparare a prendere decisioni intelligenti in situazioni molto rischiose. Questo tipo di decisioni permise loro di sopravvivere il tempo necessario per garantirsi una discendenza. Si trattava, insomma, di una questione di vita o di morte.

Chi captava possibili eventi pericolosi aveva dunque maggiori probabilità di sopravvivere. Con il tempo, lentamente, la struttura del cervello si è adattata a prestare maggiore attenzione alle informazioni negative.

I risultati delle ricerche sembrano concordare sul fatto che la tendenza alla negatività si sviluppi in tenera età. Intorno al primo anno di vita, il bambino mostra di meno le espressioni del viso spesso felici perché comincia a rivolgersi di più agli stimoli negativi.

Le basi fisiologiche

Lo psicologo John Cacioppo ha concentrato le sue ricerche sul modo in cui i neuroni elaborano questa tendenza. La risposta del cervello agli stimoli sensoriali, cognitivi e motori di tipo negativo provocano un’attivazione neurale molto più intensa degli stimoli positivi. In particolar modo a livello della corteccia cerebrale.

Come risultato, questa propensione alla negatività ci porta a concentrarci su ciò che di negativo ci circonda, anche quando si tratta di prendere una decisione.

Un altro aspetto sensibile a questa tendenza è la motivazione, ovvero lo stimolo che ci permette di portare a termine un compito. È curioso, ad esempio, quanto sia molto più motivante il desiderio di evitare una brutta figura rispetto a un incentivo positivo come un premio.

L’approccio evoluzionista, da parte sua, ci suggerisce che si tratta solo di una tendenza diretta a evitare i danni da situazioni negative; è, semplicemente, il modo in cui il nostro cervello cerca di mantenerci al sicuro e protetti.

Che effetti ha nella nostra vita la tendenza alla negatività?

Per quanto questa tendenza a “vedere tutto nero” ci abbia aiutato a sopravvivere come specie, di certo nella vita quotidiana produce effetti piuttosto fastidiosi.

Abbiamo già detto che influenza le nostre decisioni e la quantità di rischio che siamo disposti ad assumere. Agisce, inoltre, sul modo in cui percepiamo le altre persone. Nelle relazioni più intime, ad esempio, ci porta a pensare o aspettare dagli altri il peggio.

Uomo con occhiali e ingranaggi

Crediamo alle fake news quando sono negative

Una delle tante conseguenze di questa nostra tendenza alla negatività, è la propensione a credere alle notizie negative, molto più di quelle positive. Questo genere di notizie, inoltre, attirano maggiormente la nostra attenzione. Il risultato è che attribuiamo esse più validità, malgrado possano essere false.

Agisce anche sul nostro sistema di valori e ideologie; sembra che abbia una stretta correlazione con la tendenza a radicarsi alle tradizioni e alle certezze di fronte a stimoli ambigui o cambiamenti che possiamo interpretare come minacciosi.

Dunque varrebbe la pena di fermarci a riflettere sul nostro atteggiamento in numerose situazioni. E soprattutto tenere conto della nostra propensione alla negatività, se desideriamo che le nostre decisioni siano sempre adeguate alle circostanze.


Tutte le fonti citate sono state esaminate a fondo dal nostro team per garantirne la qualità, l'affidabilità, l'attualità e la validità. La bibliografia di questo articolo è stata considerata affidabile e di precisione accademica o scientifica.


  • Vaish, A., Grossmann, T., & Woodward, A. (2008). Not all emotions are created equal: the negativity bias in social-emotional development. Psychological bulletin, 134(3), 383–403. doi:10.1037/0033-2909.134.3.383

  • Gollan, J. K., Hoxha, D., Hunnicutt-Ferguson, K., Norris, C. J., Rosebrock, L., Sankin, L., & Cacioppo, J. (2016). The negativity bias predicts response rate to Behavioral Activation for depression. Journal of behavior therapy and experimental psychiatry, 52, 171–178. doi:10.1016/j.jbtep.2015.09.011

  • Cherry, Kendra (2019) What Is the Negativity Bias? Verywell Mind. Recuperado de https://www.verywellmind.com/negative-bias-4589618


Questo testo è fornito solo a scopo informativo e non sostituisce la consultazione con un professionista. In caso di dubbi, consulta il tuo specialista.