Teoria degli universi paralleli: 3 interessanti curiosità

10 agosto 2018 in Curiosità 0 Condivisi
Teoria degli universi paralleli

Quasi tutti abbiamo sentito parlare della teoria degli universi paralleli. Argomento inaugurato dalla fisica, ma dalle implicazioni e i confini così ampi da toccare tutti gli altri campi della conoscenza.

Parlare della teoria degli universi paralleli, infatti, implica anche porsi diverse domande sul senso della vita. In questo campo sia la vita sia la morte hanno una logica completamente diversa da quella che abbiamo gestito finora.

“L’universo è un gran casinò dove i dadi vengono lanciati e le roulette girano a ogni occasione”.

-Stephen Hawking-

La teoria degli universi paralleli è il risultato di un’insolita combinazione tra teoria della relatività e fisica quantistica. Solleva l’idea che non vi sia un solo universo, ma più universi dall’esistenza simultanea, nello stesso spazio e tempo. Ciò porta a una serie di congetture più che interessanti. Vediamole nei seguenti paragrafi.

3 curiosità sulla teoria degli universi paralleli

1. Non abbiamo una vita, ma un numero infinito di vite

Secondo la teoria degli universi paralleli, la nostra esistenza ha infinite possibilità di sviluppo. Come una narrazione. Se il personaggio principale prende la strada sulla destra, si troverà ad affrontare determinate esperienze. Se gira a sinistra, invece, queste potranno essere molto diverse. Ogni opzione crea un nuovo universo.

Si afferma, quindi, che ognuno di noi vive un numero infinito di vite contemporaneamente. Ad esempio, in una di questa siamo ricchi e potenti. Nell’altra mendicanti. In una moriamo e in un’altra siamo ancora vivi.

Persone di due universi paralleli

Secondo la teoria degli universi paralleli la morte non esiste. Si muore in un universo, ma si è ancora vivi in molti altri. Poiché il numero di universi è infinito, lo è anche la vita. Questa è forse la dichiarazione più inquietante dell’ipotesi degli universi paralleli.

2. Percezione nella teoria degli universi paralleli

Non siamo in grado di percepire gli universi paralleli, perché siamo limitati dai nostri sensi. Abbiamo solo cinque sensi e ce ne vorrebbero di più per poter catturare le altre realtà.

I sensi umani ci permettono solo di cogliere tre dimensioni e secondo la teoria degli universi paralleli, le dimensioni sono molte di più. Tuttavia, non siamo  muniti dell’equopaggiamento biologico che ci permette di catturare ciò che “va al di là”.

È stato ipotizzato anche che in altri universi possono esistere altre leggi fisiche. La gravità o l’elettromagnetismo, ad esempio, potrebbero seguire un’altra logica. La nostra percezione sarebbe dunque inutile o non avrebbe alcuna applicazione in quelle condizioni. Ecco perché è praticamente impossibile percepirle.

3. Gli universi paralleli non si incontrano mai

Sono chiamati universi paralleli proprio perché sono tutti paralleli l’uno all’altro. Questo significa che non c’è modo che si incontrino, anche se coesistono permanentemente. Allo stesso modo, si ipotizza che lo scontro tra due di questi universi provochi il cosiddetto Big Bang, un’esplosione incommensurabile che, a sua volta, genera nuovi universi.

Alcuni fisici hanno formulato la Teoria M indicando che l’universo si trovi dentro una membrana tridimensionale. Per capirlo meglio, possiamo immaginare la sala di un cinema. Lo spettatore è in un mondo a tre dimensioni, ma ciò che viene proiettato viene visto come una realtà bidimensionale. Se l’osservatore potesse entrare nel film, si ritroverebbe in una realtà tridimensionale, ma gli altri spettatori continuerebbero a vederlo in due dimensioni.

Teoria degli universi paralleli

Secondo la Teoria M, nel cinema, che sarebbe l’universo, vi è un enorme insieme di proiezioni fluttuanti. Come se venissero proiettati diversi film nello stesso momento, pur essendo indipendenti l’uno dall’altro. Un “multiverso” o un insieme di universi paralleli.

La teoria degli universi paralleli è una complessa costruzione fisica, per molti più vicina alla fantascienza che alla realtà. Eppure importanti fisici contemporanei hanno dedicato molte ore di studio. Tra questi anche Stephen Hawking, che si dice stesse lavorando proprio su questo quando è stato sorpreso dalla morte. Almeno la morte dell’universo che ha condiviso con noi.

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