Teoria della personalità di Allport

· 7 settembre 2018

Gordon Allport (1897 – 1967) è stato uno studioso statunitense molto rispettato e influente nel campo della psicologia. Proveniva da una una famiglia di lavoratori che avevano molto a cuore i valori della salute e dell’educazione, il che lo spinse ad approfondire concetti quali la motivazione, gli impulsi e la personalità. A seguire parleremo proprio della teoria della personalità formulata da questo studioso.

Dopo la laurea ad Harvard, Allport si recò a Vienna dove conobbe Sigmund Freud e decise quindi di abbracciare la psicologia e avviare la sua carriera. Di ritorno ad Harvard, ottenne il dottorato in psicologia e nella prima metà del XX secolo era già noto per i suoi contributi, tra i quali la sua teoria della personalità.

Secondo Allport, i tratti della personalità, che poi denominò disposizioni personali, sono influenzati dalle esperienze dell’infanzia, dall’ambiente sociale in cui si vive e dall’interazione di queste due dimensioni. All’epoca, era diffusa la convinzione che le forze passate e presenti forgiassero la personalità. Allport credeva che la personalità fosse composta da tre tratti: cardinali, centrali e secondari.

La teoria della personalità di Allport distingue tratti cardinali, centrali e secondari.
Ragazzo con diverse immagini teoria della personalità

Allport conosce Freud

Allport riportò il suo incontro con Freud nel saggio autobiografico Pattern and Growth in Personality. Per rompere il ghiaccio, raccontò di aver incontrato sul treno per Vienna un bambino che temeva di sporcarsi. Non voleva sedere accanto a una persona che fosse sporca, nonostante i tentativi della madre di tranquillizzarlo. Probabilmente il bambino aveva ereditato questa fobia dalla madre, una donna molto pulita e apparentemente dominante. Dopo aver studiato Allport per qualche minuto, Freud chiese: “E quel bambino era lei?”.

Allport sperimentò il tentativo di Freud di riportare quest’interazione a un episodio inconscio della sua infanzia. La psicoanalisi, infatti, tende ad approfondire il passato e l’inconscio, senza soffermarsi sugli aspetti più importanti, consapevoli e immediati dell’esperienza.

Anche se Allport non negò mai l’importanza delle variabili inconsce e storiche su determinati comportamenti, il suo lavoro fa enfasi sulle motivazioni coscienti o consapevoli legate al contesto presente.

La teoria della personalità di Allport

Nel 1936 Gordon Allport scoprì che un solo dizionario di inglese conteneva più di 4000 parole per descrivere i diversi tratti della personalità. La sua teoria distingue tre tratti di personalità:

Tratti cardinali

Alcuni personaggi storici che avrebbero dimostrato di avere un forte tratto cardinale sono Abraham Lincoln per la sua onestà, il Marchese de Sade per il suo sadismo e Giovanna D’Arco per il suo eroico autoservizio. Le persone con una tale personalità sono note proprio per questi loro tratti cardinali, tanto che i loro nomi vengono associati alle qualità che impersonano. Secondo Allport, i tratti cardinali sono rari e tendono a svilupparsi con il passare degli anni.

Quando sono presenti, i tratti cardinali danno forma alla persona, alla percezione che questa persona ha di sé, alla sua dimensione emotiva, ai suoi atteggiamenti e comportamenti al punto da stabilire un’identificazione storica propria sulla base di queste caratteristiche.

Tratti centrali

I tratti centrali sono le caratteristiche generali che costituiscono le basi della personalità. Sebbene non siano dominanti come quelli cardinali, sono i principali attributi che si possono utilizzare per descrivere una persona. Sono tratti presenti e importanti, ma assolutamente non dominanti.

Secondo la teoria della personalità di Allport, ogni persona ha dai 5 ai 10 tratti centrali, presenti a diversi livelli. Parliamo di tratti comuni, come l’intelligenza, la timidezza o l’onestà, che condizionano la maggior parte dei comportamenti di una persona.

Tratti secondari

I tratti secondari sono quegli elementi che si relazionano ad attitudini o preferenze, cioè le disposizioni che sono significativamente meno generalizzate e meno rilevanti. Spesso si manifestano solo in certe situazioni o circostanze specifiche.

Ad esempio, una persona che ha l’assertività come tratto cardinale può mostrare segni di sottomissione quando viene fermata dalla polizia per eccesso di velocità. È solo un tratto situazionale che può manifestarsi o meno in base ad altri incontri interpersonali.

Secondo Allport, questi tratti secondari sono difficili da individuare perché determinati da un insieme ristretto di stimoli e, a loro volta, emettono un insieme ristretto di risposte equivalenti.

Colleghi che parlano

La ricerca di Allport sui tratti della personalità

La teoria dei tratti della personalità non si basa direttamente sulla ricerca empirica ed è proprio questo il suo tallone d’Achille. Lo psicologo pubblicò, di fatto, pochi studi a sostegno della sua teoria. Tuttavia, insieme al fratello, lo psicologo sociale Floyd Allport, esaminò 55 studenti universitari arrivando alla conclusione che i tratti della personalità erano individuabili e misurabili nella maggior parte degli individui.

L’obiettivo principale di questa analisi era di sviluppare una scala di misura della personalità.

Un’altra curiosa iniziativa di Gordon Allport lo portò ad analizzare una serie di lettere scritte da una certa Jenny Gove Masterson. Negli ultimi 11 anni della sua vita, la donna scrisse 301 lettere a un uomo sposato. Allport si procurò queste lettere e le studiò. Chiese a 36 persone di caratterizzare Jenny in base ai tratti della personalità che erano in grado di identificare.

Il suo studio giunse alla conclusione che i tratti non sono indipendenti. Inoltre, in un determinato momento, i comportamenti che motivano certi tratti possono entrare in conflitto, emergendo gli uni sugli altri come in una gerarchia.

Anche se vari esperti sono d’accordo nel dire che è possibile descrivere gli individui in base ai tratti della loro personalità, non è stato ancora stabilito il numero di tratti basilari che conformano la personalità umana e il dibattito è ancora aperto.

Ad esempio, Raymond Cattell ha ridotto il numero di tratti osservabili da 4000 a 171 e poi a 16, combinando certe caratteristiche ed eliminando i tratti più singolari o difficili da definire. Lo psicologo britannico Hans Eysenck, invece, ha sviluppato un modello di personalità basato su tre soli tratti.

A ogni modo, la ricerca e il contributo di Allport per quanto riguarda la teoria della personalità sono considerati opere pioniere nel campo della personalità e della psicologia in generale. Si basò su dati statistici o obiettivi più che sulla sua esperienza personale. Non sono mancate le critiche alla sua teoria della personalità, c’è chi, infatti, sostiene che non approfondisca lo stato emotivo di una persona o il suo comportamento temporaneo.