Theodor Reik e la divisione tra psicoanalisi e medicina

· 14 Febbraio 2019
Theodor Reik è considerato il figlio putativo di Freud per via del loro stretto legame. ConReik, la pratica psicoanalitica si è staccata dalla medicina.

Theodor Reik non fu solo un eminente psicoanalista, autore di importanti scritti e acute riflessioni, ma favorì anche un decisivo cambiamento nella storia della psicoanalisi. Il suo caso ha permesso che la pratica analitica non fosse riservata solo ai medici.

A Theodor Reik si devono contributi significativi alla teoria psicoanalitica. Lavorò in modo particolare sul cosiddetto “evento inquietante”, un aspetto che fa parte dei pensieri di Sigmund Freud su “l’evento infausto”. Ma studiò anche il concetto di criminali volontari, ovvero quelli che trasgrediscono la legge con l’obiettivo inconscio di voler essere puniti.

“Lavoro e amore, questi sono i concetti di base. Senza questi c’è nevrosi.”

-Theodor Reik-

In totale, Theodor Reik scrisse oltre 100 testi, inclusi saggi e libri. Tra le sue opere più note ricordiamo L’impulso a confessare, L’assassino sconosciuto e Il masochismo nell’uomo moderno. Purtroppo, in vita non ottenne l’importante successo che raggiunse solamente postumo, decenni dopo la sua morte.

Theodor Reik, i suoi primi anni

Come la maggior parte degli psicoanalisti di quel tempo, Theodor Reik proveniva da una famiglia ebrea. La sua era di discendenza modesta e di origine austriaca. Reik nacque a Vienna il 12 maggio 1888. Durante la sua infanzia assistette a diversi conflitti tra il padre e il nonno, libero pensatore uno e religioso quasi fanatico l’altro.

La madre di Reik era emotivamente instabile. Soffriva di una grave depressione, aspetto che segnò profondamente l’infanzia del futuro psicoanalista. Quando aveva 18 anni, suo padre morì. Questo lo costrinse a lavorare per sostenere la famiglia e tale situazione gli causò una crisi di angoscia, con tremende autoaccuse e auto-mortificazioni.

Nonostante le numerose difficoltà, ottenne la laurea in filosofia e lettere. Scrisse la sua tesi su La tentazione di Sant’Antonio, un’opera di Gustave Flaubert. I suoi studi e le sue preoccupazioni emotive lo avvicinarono alla teoria psicoanalitica ed ebbe così l’opportunità di conoscere personalmente Sigmund Freud e tra loro nacque un legame molto speciale.

Theodor Reik da giovane in una foto

Theodor Reik, il figlio putativo di Freud

Sigmund Freud rifiutò di psicoanalizzare Theodor Reik, che affidò a uno dei seguaci della sua cerchia, Karl Abraham. Freud stesso pagò di tasca sua la sua psicoanalisi e andò ben oltre. Lo prese sotto la sua protezione e gli mandò un’indennità mensile per coprire le sue spese. Reik, che presto iniziò a lavorare come psicoanalista, incontrava molti problemi a svolgere la sua professione non essendo medico.

Fu in quel periodo che iniziò a collaborare ai progetti di Freud, in particolare analizzando il tema del cosiddetto “evento pauroso”. I suoi contributi furono ben accolti e vennero registrati in due importanti documenti sull’argomento, uno pubblicato nel 1924 e un altro nel 1929.

Il rapporto tra Theodor Reik e Freud fu così forte che persino nel circolo viennese lo chiamava scherzosamente “simil Freud”. Questo perché Reik si vestiva come Freud, portava lo stesso taglio di barba, parlava usando le medesime espressioni e fumava sigari. Freud, da parte sua, riconobbe la mancanza di una figura paterna nel suo discepolo e lo accettò come figlio putativo.

Sigmund Freud in una foto

La psicoanalisi si separa dalla medicina

Nel 1925 scoppiò un famoso processo contro Theodor Reik. Gli fu proibito di praticare la psicoanalisi in quanto non laureato in medicina. Questo caso suscitò una forte polemica nel movimento psicoanalitico. Parte dell’ambiente americano era contrario all’idea che i non-medici potessero esercitare le pratiche psicoanalitiche. Un altro settore, di radice europea, accettava che la pratica analitica potesse essere attuata anche da “profani”.

La polemica portò Sigmund Freud a pubblicare un articolo sull’argomento e il dibattito assunse dimensioni importanti. Reik decise di stabilirsi a Berlino, convinto che lì potesse praticare la psicoanalisi. Tuttavia, l’arrivo dei nazisti lo costrinse a emigrare prima in Olanda e poi negli Stati Uniti.

Gli psicoanalisti americani non lo accettarono mai come uno di loro. Ciò portò Theodor Reik a sviluppare la tesi del “terzo orecchio”, secondo cui lo psicoanalista lavora avvalendosi del suo intuito, asse del suo lavoro controtransferale. Reik morì di problemi cardiaci il 31 dicembre del 1969.

  • Reik, T., & Wencelblat, S. (1943). Treinta años con Freud.