Thomas Szasz, uno psichiatra rivoluzionario

· 28 giugno 2018

Il nome di Thomas Szasz risveglia ogni tipo di passione nel mondo della psichiatria. È amato e odiato. Riverito e interrogato. Non c’è da stupirsi: le sue affermazioni segnarono una vera rivoluzione negli anni ’60.

Thomas Szasz nacque a Budapest, Ungheria, nel 1920. Quando compì 18 anni, la sua famiglia, ebrea, si trasferì a New York per sfuggire alla persecuzione nazista. Studente brillante, prese una prima laurea in fisica e poi in medicina all’Università di Cincinnati.

“La piaga del genere umano è la paura e il rifiuto della diversità: il monoteismo, la monarchia, la monogamia. La convinzione che esista un solo modo corretto di vivere, un solo modo per regolare le questioni religiose, politiche, sessuali, è la causa della maggiore minaccia per l’essere umano: i membri della sua stessa specie, impegnati ad assicurare la sua salvezza, la sua sicurezza e sanità mentale.”

-Thomas Szasz-

A 30 anni Thomas Szasz ottene la specializzazione in psicoanalisi presso il Chicago Institute for Psychoanalysis, poi divenne docente di psichiatria all’Università Syracuse di New York. Fu anche nominato membro a vita dell’American Psychiatric Association.

Thomas Szasz e il mito della malattia mentale

Quello che portò Thomas Szasz sotto le luci della ribalta internazionale nel campo delle scienze comportamentali fu la pubblicazione del suo libro Il mito della malattia mentale. Dalla sua prima uscita in stampa, questo saggio divenne oggetto di intensa polemica, tuttora viva.

Figure che si arrampicano su una testa

Thomas Szasz assunse da subito un atteggiamento critico nei confronti di quello che viene considerata la bibbia della psichiatria, il DSM. In questo manuale sono elencate tutte le malattie mentali secondo la classificazione dell’APA, l’American Psychiatric Association. Sono, inoltre, classificati, descritti e consigliati trattamenti e terapie.

Nelle pagine del DSM sono state presenti “malattie” come l’omosessualità e il divorzio; rubricazione che potrebbe far ridere oggi, se non avesse causato il trattamento medico di migliaia di persone in tutto il mondo. Thomas Szasz definì il DSM un’invenzione priva di fondamento scientifico. 

La psichiatria come mezzo di controllo sociale

La posizione più polemica di Szasz è stata considerare la psichiatria non una scienza, bensì una forma di controllo sociale. Lo espose nella sua opera principale e lo ribadì per tutta la vita. Sosteneva che la stessa malattia mentale non esiste in quanto tale.

La mente, secondo lo psichiatra ungherese, non è qualcosa di fisico e dunque non si ammala. Piuttosto, esistono comportamenti che la società non tollera. A tali comportamenti si dà il nome di “malattia”. La società rivolge tutti i suoi sforzi per costringere l’individuo a non comportarsi in modo originale, ma a conformarsi alla maggioranza. Quest’ultima, è etichettata come “normale“.

Thomas Szasz affermò chiaramente che la psichiatria non diagnostica, stigmatizza. Fu anche un critico feroce delle “fantasiose” malattie infantili come il discusso deficit dell’attenzione e l’iperattività.

Una rivoluzione psichiatrica e politica

Un altro tema sollevato da Thomas Szasz fu la politica delle droghe. È lo Stato a decidere quali psicoattivi possiamo assumere e quali no. Così facendo, legalizza i farmaci psichiatrici e proibisce la marijuana. Questo sebbene sia scientificamente provato che l’uso e l’abuso di psicofarmaci ha conseguenze peggiori rispetto ad alcune di queste sostanze illegali.

Uomo che mette farmaci nel cervello

Thomas Szasz si unì al movimento noto come “Anti-psychiatry”, sorto alla fine degli anni ’50 per opera di David Cooper e Ronald Laing. Tra i suoi seguaci troviamo anche intellettuali del calibro di Michel Foucault, Franco Basaglia e Ramón García. Ma, indubbiamente, Thomas Szasz gli diede un respiro più ampio.

Thomas Szasz fu un difensore straordinario della libertà individuale e dei diritti umani, spesso in balia di chi ha il potere di etichettare le malattie mentali.

Il pensiero di Thomas Szasz è ancora vivo. La scuola nordamericana del DSM si è imposta a livello mondiale. Tuttavia, in tutto il mondo, i metodi della psichiatria biologica sono ancora troppo limitati per affrontare i disturbi che essa stessa definisce. Una questione su cui resta ancora molto da discutere.