Ci sono più genitori iperpassivi che bambini iperattivi

10, gennaio 2017 in Psicologia 1790 Condivisi

Il termine iperattività è divenuto molto popolare. Molti genitori pensano che i loro figli soffrano di questo problema, che siano iperattivi. Rispettando i difensori e i detrattori dell’esistenza di tale disturbo, sembra che non ci siano abbastanza bambini che ne soffrano a tal punto da giustificare il gran numero di diagnosi. Vale a dire che parliamo di un disturbo -se questo può essere considerato tale- sovradiagnosticato.

Ci sono molti genitori, anzi troppi, che si rivolgono a centri di psicologia, psichiatria infantile o neurologia, in cerca di una diagnosi che confermi i loro sospetti. Sospetti che secondo questi genitori indicano che i loro figli sono iperattivi. Quel che è certo è che molte volte queste diagnosi non vengono confermate e i genitori si sentono ancor più abbattuti dopo aver consultato uno psicologo (per quanto possa risultare contraddittorio); altre volte, la diagnosi viene confermata, ma in maniera errata.

In un primo momento, dopo aver identificato il comportamento alla base del problema, si realizza una valutazione del bambino e della dinamica familiare. Se è necessario, si interviene in famiglia, al fine di ottimizzare la dinamica familiare e la condotta del bambino.

Bambini iperattivi o genitori iperpassivi?

Esiste ed è nota l’enorme domanda di diagnosi riguardo i Disturbi da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) nei bambini che non si concentrano a scuola, non svolgono i compiti, si muovono troppo, sono più inquieti. Ci sono anche altre numerose lamentele che, mascherate da sintomi, fanno credere ai genitori o ai professori che tali bambini (che non compiono le loro aspettative), hanno qualche problema o disturbo psicologico.

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Continuano a rivolgersi a diversi professionisti e specialisti con l’obbiettivo di etichettare i propri figli come iperattivi, per sentirsi tranquilli e, nel peggiore dei casi, somministrar loro dei farmaci. E, in questo modo, agire in modo iperpassivo.

Genitori troppo occupati e preoccupati

È vero che i genitori non passano tutta la giornata seduti a guardare la TV o il cellulare. Molti fanno più di un lavoro e devono svolgere anche le faccende domestiche. Ogni giorno hanno molti impegni, vivono stressati, vanno di fretta, sono molto occupati (e anche i bambini) e arrivano tardi e stanchi a casa, passano poco tempo con i propri figli e, il poco che dedicano a questi, è passivo.

I genitori e i bambini hanno così poche energie quando arrivano a casa, che non hanno neppure la voglia di uscire a giocare per strada, cucinare insieme, giocare in casa, farsi il solletico, giocare con le costruzioni, cantare o ballare, ridere insieme, inventare storie con bambole o animali, raccontare le favole, etc.

La tecnologia e i display occupano quei momenti condivisi. Così, i bambini non hanno la possibilità di scaricare le loro energie  e arrivano in alcuni casi a soffrire di ansia, stress o forte tristezza, noia o esaurimento. E i genitori iniziano a preoccuparsi per questi sintomi.

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Passare più tempo con i propri figli aiuta a rafforzare il legame con loro

L’allegria vale più del dolore: bisogna trascorrere del tempo a giocare con i propri figli ed essere presenti nelle loro vite, almeno durante l’infanzia. È necessario sforzarsi per trovare nuovi modi di passare il tempo insieme a seconda della loro maturità e delle loro necessità particolari. Non è mai tardi per i cambiamenti.

Perché non ci sono poi così tanti figli iperattivi, né tanti bambini con problemi di condotta, ma tanti genitori iperpassivi, che non prendono sul serio il loro ruolo. Anche quando hanno scelto di essere tali, non sono consapevoli di cosa implica realmente essere genitori, delle energie che bisogna dedicar loro, del tempo da trascorrere in loro compagnia, di doversi occupare delle loro necessità. E anche delle soddisfazioni che si ottengono, dei momenti di felicità e di quanto si stringa tale vincolo che, senza dubbio, è alla base di un buono sviluppo psico-emotivo nei bambini.

Quando qualcosa a casa non va o quando ci rendiamo conto che i nostri figli potrebbero avere un problema, dobbiamo fermarci a pensare.

Immagine principale per gentile concessione di JrCasas