Trasmissione transgenerazionale del trauma

23 ottobre, 2020
Talvolta alcuni avvenimenti molto dolorosi o pericolosi per uno o più membri di una famiglia vengono taciuti, ma trasmessi quasi inconsapevolmente di generazione in generazione.

Il concetto di trauma storico ha iniziato ad acquisire rilievo appena un paio di decenni fa. Sebbene alcune correnti come la psicoanalisi avessero già preso in considerazione il ruolo della repressione all’interno della storia familiare, è stata la neuroscienza a interessarsi a fondo a questo argomento e alla sua trasmissione transgenerazionale.

Un tempo si credeva che l’informazione genetica fosse immutabile e che determinasse la nostra sorte o il nostro destino. Oggi si sa che i geni si attivano attraverso l’esperienza in funzione di determinate condizioni e condotte, come lo stress o l’esposizione all’inquinamento. Anche gli abusi, lo stress post-traumatico ed esperienze simili agiscono come inibitori e fattori scatenanti della manifestazione di buona parte del nostro bagaglio genetico.

“Non è dunque lecito credere che una generazione possa nascondere alla successiva i suoi processi psicologici più rilevanti.”

-Sigmund Freud-

Ciascun uomo nasce con un’impronta filogenetica che può condizionare, al di là delle malattie, la propria esistenza. Il trauma storico è una realtà che può incidere pesantemente sul comportamento di un individuo. Lo può rendere, per esempio, particolarmente sensibile alla frustrazione o più ansioso senza motivo apparente.

Ragazza prova ansia a causa di un trauma storico represso.

 La trasmissione transgenerazionale

Le premesse relative al concetto di trauma ancestrale o storico si trovano nell’opera di Sigmund Freud, che intuì alcune idee al riguardo senza però svilupparle a fondo.

Nicolas Abraham, Mária Török, Françoise Dolto, Anne Ancellin Shützenberger e Didier Duma analizzarono vari casi di delirium nei bambini, scoprendo che erano spesso legati a fenomeni vissuti dai genitori e dai nonni. Proposero così l’idea di “inconscio di gruppo” e che alcuni bambini fossero “rappresentanti del carico emotivo di altri parenti”.

Si cominciò a parlare di eredità o trasmissione transgenerazionale per cui i contenuti inconsci, in particolare i conflitti taciuti, vengono trasmessi affinché le generazioni successive possano risolverli. Tali conflitti si riflettono nei discendenti sotto forma di sintomi.

Il trauma storico represso

Le esperienze o gli eventi del nucleo familiare non correttamente elaborati da chi li ha vissuti vengono trasmessi inconsapevolmente alle generazioni successive (trasmissione transgenerazionale). Chi riceve questo bagaglio, senza saperlo lo vive come un vuoto o l’incapacità di adattarsi e vivere in pace.

Questi bagagli familiari contengono fatti traumatici che provocano terrore, vergogna, sofferenza e repressione. Per varie ragioni, chi ne soffre non riesce a farne parola, impedendo così la corretta elaborazione del fatto. Si trasforma dunque in un segreto criptato, attorno al quale regna un tacito silenzio.

Nella seconda generazione l’evento in questione è percepito come “innominabile”. I membri della seconda generazione intuiscono che esiste, ma non ne conoscono i dettagli. Essendo inconsapevole, è un’eredità ricevuta, ma mai accettata.

Nella terza generazione, l’innominabile diventa “impensabile”. Si sa che qualcosa è esistito, ma è percepito come del tutto inaccessibile alla coscienza. Non è possibile darvi una rappresentazione verbale o simbolica. Cosa succede quindi?

Gli effetti di quanto è stato taciuto

Un trauma represso raggiunge facilmente le due generazioni successive. Quando arriva alla terza sotto forma di elemento “impensabile”, i suoi effetti sui nuovi membri si manifestano come una sofferenza sorda, un malessere radicato.

Il depositario di questo “segreto” innominabile e impensabile è obbligato a eludere o evitare qualsiasi parola o idea che possa ricondurre al fatto originario, alla causa del trauma.

A sua volta, l’enorme bagaglio lo spinge a rompere il silenzio. A questo punto costruisce un discorso incongruente, l’unico con cui riferirsi all’argomento; ciò di cui non si può parlare, ma che è presente, pesa e si manifesta sotto forma di contenuto disorganizzato. Tale dinamica può innescare una psicosi o un’altra grave malattia.

Tre alberi a forma di profilo umano.

La ripetizione attraverso la trasmissione transgenerazionale

Un trauma storico represso non è mai stato eliminato del tutto. Ciò che reprimiamo torna, ma non in maniera lineare. Assume vesti diverse, si manifesta attraverso atti per i quali non esistono parole. Ecco le diverse forme che può assumere:

  • Pura. Gli eventi si ripetono in termini uguali. Per esempio: il nonno è stato in carcere senza che se ne sappia il motivo; il nipote commette delitti.
  • Interpretazione. L’individuo ripete qualcosa basandosi su una personale interpretazione del passato. Per esempio: la nonna sbatté la testa (gliela colpirono?). Il nipote soffre di emicrania.
  • Identificazione. Si ripete la manifestazione del dolore. Per esempio: il nonno era alcolista, il padre aveva problemi al fegato, il nipote soffre di epatite.
  • Opposizione. Si cerca di ripetere il contrario di quanto successo. Per esempio: la nonna fu vittima di stupro, la nipote non ha relazioni sessuali con nessuno.
  • Compensazione. Si cerca di rimediare a quanto successo. Per esempio: il nonno morì in circostanze strane per mano di delinquenti. Il nipote è poliziotto.

Di trasmissione transgenerazionale e trauma storico si sa ancora troppo poco, e in alcuni ambiti le speculazioni si confondono con le conoscenze di cui disponiamo. Si tratta di un terreno relativamente nuovo e ancora inesplorato.

Per concludere, specifichiamo che ciascuno di noi esplorando la storia della propria famiglia vi troverà elementi validi a comprendere buona parte del suo modo di agire.

NICOLÒ, A. M. (2007). La familia y sus ancestros. Rev. Int. de Psicoanálisis de Pareja y Familia, (1), 3-8.