Tsunami cerebrale: il cervello prima di morire

1 giugno 2018 in Curiosità 0 Condivisi
Cervello

Un’equipe di neurologi dell’Ospedale universitario della Charité a Berlino (Germania) e dell’Università di Cincinnati (Stati Uniti) ha fatto una delle più grandi scoperte in neurologia dell’anno.Poco prima di morire, il cervello genera un’onda di attività elettrica, fenomeno che è stato battezzato come tsunami cerebrale. Una volta passato il temporale, la morte è irreversibile.

L’innovativo studio intitolato “Depolarizzazione della diffusione terminale e silenzio elettrico nella morte della corteccia cerebrale umana”, pubblicato sulla rivista Annals of Neurology, implica una doppia scoperta.

Da una parte, la coscienza continua a produrre attività anche qualche minuto dopo che il resto del corpo ha smesso di farlo. Dall’altra, questo ritardo aumenta le probabilità che durante quei pochi minuti di fase di coscienza attiva-corpo inattivo, il processo di morte cerebrale può subire un ribaltamento.

I pazienti selezionati

L’equipe di neurologi tedeschi e nordamericani ha utilizzato un campione di 9 pazienti provenienti dalla Germania (Berlino) e dagli Stati Uniti (Cincinnati e Ohio). Presentavano tutti lesioni cerebrali irreversibili procurate a seguito di incidenti stradali, ictus o arresti cardiaci.

Ai fini dell’esperimento, i dottori e ricercatori avevano l’obbligo di non resuscitare i pazienti; per questo, hanno dovuto chiedere preventivamente il consenso dei parenti per non rianimare i pazienti in caso di necessità.

Tsunami cerebrale

Come è stato studiato lo tsunami cerebrale

Per studiare l’attività elettrica del cervello, sono stati posizionati degli elettrodi sulla superficie cerebrale. L’obiettivo principale era scoprire i meccanismi che intervengono nella morte cerebrale, così come conoscere gli eventi meccanismo neuronali che si verificano in quegli istanti.

E ci sono riusciti! È stato rilevato il cosiddetto “tsunami cerebrale”, un’onda di scariche elettriche che ricorre l’intera corteccia cerebrale provocando danni irreversibili. Quest’istante è il principio della fine delle cellule cerebrali. È il momento in cui si spengono, determinando la loro morte irreversibili.

Coscienza senza battiti

Lo tsunami cerebrale può avvenire fino a 5 minuti dopo che il cuore ha smesso di battere. I neuroni, pertanto, possono continuare a funzionare anche senza pulsazioni cardiache. Dopo l’arresto cardiaco, dunque, si produce una progressiva perdita del potenziale elettrochimico dei neuroni. Questo fenomeno è conosciuto con il nome di depolarizzazione neuronale.

Come mai? Perché i neuroni hanno bisogno di ossigeno per funzionare a dovere. Quando non ricevono più questo combustibile in seguito al minore afflusso di sangue nel cervello, sfruttano le riserve energetiche presenti mantenendosi in vita per qualche minuto, prima di spegnersi completamente.

“A seguito dell’arresto circolatorio, l’espansione della depolarizzazione segna la perdita di energia elettrochimica immagazzinata nei neuroni e la comparsa di processi tossici che, infine, portano alla morte.”

-Jens Dreier-

La repentina diminuzione di potenziale scatena una serie di processi tossici che, alla fine, portano alla necrosi e alla successiva morte cellulare. Tuttavia, come sostiene Jens Dreier, autore principale dello studio, è possibile invertire tale processo ristabilendo la circolazione sanguigna.

Gli esperti concludono sostenendo l’esistenza di similitudini tra la morte cerebrale negli animali e negli umani; inoltre, affermano che esiste una fase in cui la restaurazione del funzionamento cerebrale è ipoteticamente possibile.

Viso uomo

L’importanza di quest scoperta

A oggi il cervello continua a essere uno degli organi umani meno conosciuti. Per questo motivo, la scoperta dello tsunami cerebrale può portare “a un futuro miglioramento dei processi di diagnosi e trattamento”, grazie soprattutto alle nuove tecniche di neuroimaging impiegate negli ultimi decenni in questo campo.

Secondo il Centro di Salute dell’Università di Miami, in Florida, la morte cerebrale consiste nella “cessazione irreversibile di tutte le funzioni cerebrali”. Occorre sottolineare, tuttavia, che al momento gli scienziati non sanno ancora con certezza quale sia il metodo di diagnosi della stessa, né quale sia il momento esatto in cui si perde la capacità di coscienza

Questa ricerca costituisce senz’altro un passo avanti anche nel campo della ricerca contro l’arresto cardiaco e gli accidenti cerebrovascolari. I risultati di questo studio innovativo ci offrono dati sorprendenti sulla neurobiologia della morte. Si può salvare dalla morte cerebrale una persona che ha avuto un arresto cardiaco?

Guarda anche