Tumushido, racconto popolare dall’Orientale

· 4 novembre 2018
Il maestro Tumushido fu un anziano molto saggio che visse fino a mille anni e che viene tutt'oggi ricordato per i suoi insegnamenti.

Tumushido è un incantevole racconto popolare proveniente dall’Oriente e diviso in due parti, entrambe cariche di insegnamenti e con un protagonista in comune: il maestro Tumushido. Un anziano molto saggio che visse fino a mille anni e che viene tutt’oggi ricordato per i suoi insegnamenti.

La prima parte della storia racconta di un imponente samurai in un villaggio lontano. Si trattava di uno dei guerrieri più coraggiosi della regione, conosciuto da tutti per il temperamento irascibile. Non permetteva a nessuno di contrariarlo ed era in possesso di un orgoglio smisurato.

“La parola è per metà di colui che parla e per metà di colui che ascolta”.

-Michelle de la Montaigne-

Il samurai reagiva con tanta fierezza e agilità, da essere temuto da tutti. Chiunque osava contraddirlo doveva poi fare i conti con la sua sciabola. Un giorno il guerriero partì e si trovò a passare in un piccolo villaggio. Lì, notò che gli abitanti andavano di fretta e sembravano recarsi tutti verso lo stesso luogo.

Il maestro Tumushido

Attirato da quel via vai, il samurai fermò una delle persone che correva in tutta fretta, domandandole cosa stesse succedendo. L’uomo gli disse che si stavano recando tutti a casa del maestro Tumushido. Il samurai rimase interdetto.

“Chi è il maestro Tumushido?”domandò. L’uomo restò sorpreso, incredule che quel samurai non conoscesse il maestro. “È il più saggio dei maestri. Tutte le sere, a quest’ora, ci dona i suoi insegnamenti. E tutta la gente del paese accorre per ascoltarlo”.

Il guerriero fu allora pervaso dalla curiosità. Non aveva mai sentito parlare del maestro Tumushido, ma aveva capito che si trattava di una persona rispettata da tutti. La sua superbia e il suo orgoglio presero fuoco. Non poteva tollerare che vi fosse qualcuno superiore a lui.

L’incontro con il maestro

Il samurai non resistette più. Doveva assolutamente ascoltare il maestro Tumushido e verificare se meritava davvero tutta la fama che lo precedeva. Seguì quindi la folla fino a raggiungere il punto di ritrovo. Una volta giunto, sentì che il maestro Tumushido definiva come la parola come la forza più potente sulla terra.

Monaco buddhista

Il samurai gridò con scherno: “Sei uno stupido! La forza più potente sulla terra è la spada, ignorante che non sei altro!”. Il maestro Tumushido si alzò e gridò di rimando: “Cosa stai dicendo? Sei uno stolto! Si vede lontano un miglio quanto sei ignorante!”.

Nel sentire quelle parole, il samurai si infuriò. Si fiondò sul maestro con la spada sguainata, minacciando di tagliargli la gola. Tumushido, temendo per la sua vita, lo supplicò. “Non uccidermi, valoroso samurai. Perdona la mia offesa. Ho scoperto che la tua spada è la forza più grande di tutte”. Il guerriero si calmò. “Ti risparmierò la vita, sei un brav’uomo”, gli disse.

A quel punto il maestro disse: La parola è davvero la forza più potente presente sulla terra. Hai visto come mi è stato facile dominarti attraverso di essa? Volevo che mi attaccassi e lo hai fatto. Poi volevo che ti calmassi e così è stato”.

Il secondo samurai

Quando un secondo samurai venne a conoscenza dell’episodio, si sentì anche egli invadere dalla curiosità. Desiderava conoscere quell’uomo tanto saggio e dimostrargli che non si sarebbe lasciato dominare dalla forza della parola. Si diresse quindi al villaggio, convinto di poter dimostrare che Tumushido era solo un ciarlatano.

Quando giunse, il maestro Tumushido si trovava al centro della piazza, rivolto a un gruppo di persone intente ad ascoltarlo. Il secondo samurai si confuse tra la folla e, quando nessuno se lo aspettava, urlò tanto da spaventare tutti. “Ti sfido, vecchio ciarlatano! Se sei davvero così saggio e forte come dici, non avrai problemi a batterti con me e a sconfiggermi!”. Il maestro lo fissò per un istante, accettando la sfida.

Tutti i presenti si radunarono in cerchio attorno al secondo samurai e al maestro Tumushido. Quest’ultimo chiuse gli occhi e si sedette, in atteggiamento di sottomissione. Il guerriero, pensando fosse intimidito, cominciò a provocarlo. Gli rivolse i peggiori insulti di cui era a conoscenza, senza suscitare la minima reazione da parte del maestro. Dopo diverse ore di insulti, il samurai si stancò. Stufo, se ne andò dicendo ancora una volta che il vecchio era solo un ciarlatano.

Mani di monaco buddista

Quando il secondo samurai se ne andò, la gente iniziò a mormorare sconcertata. “Come è possibile che vi siate fatto insultare in questo modo, senza reagire?”, chiesero al maestro. “Se qualcuno vi fa un regalo e voi non lo accettate, a chi appartiene quel regalo?”. “A chi lo ha fatto”, rispose un giovane. “Accade lo stesso con l’ira, gli insulti e l’odio. Quando non vengono accettati, continuano ad appartenere a chi li ha pronunciati”, replicò il maestro.