Un pallone in spiaggia per regolare le emozioni

03 giugno, 2020
La metafora del pallone in spiaggia è molto utile per gestire le emozioni a valenza negativa come l'ansia. Grazie a questo esercizio, comprendiamo e interiorizziamo che nascondere o soffocare quello che ci preoccupa o infastidisce è una strategia svantaggiosa.

La metafora del pallone in spiaggia è molto utile per regolare le emozioni a valenza negativa, soprattutto l’ansia. È una tecnica di visualizzazione che richiede l’intervento di una dimensione importante, la creatività. Questo perché ognuno di noi gestisce i problemi in modo personale, come dimostra il seguente esercizio.

Per valutare l’importanza di questo strumento nella pratica psicologica, prima di tutto bisogna capire il significato del termine “metafora terapeutica”. Esso comprende una serie di costruzioni, storie o figure retoriche in cui il paziente è invitato a cercare la relazione tra un concetto iniziale e un aspetto della realtà personale che vi è associato.

Una delle metafore terapeutiche più note è quella delle sabbie mobili. In questo esercizio l’obiettivo è arrivare a capire che a volte più cerchiamo di contrastare i nostri problemi, più sprofondiamo. La soluzione in molti casi è fermarci ed entrare in contatto con ciò che stiamo evitando.

Con questa risorsa, il paziente è costretto a passare attraverso una serie di processi psicologici che gli saranno di grande aiuto nella terapia. Innanzitutto, deve capire la metafora. Allo stesso tempo, deve immedesimarsi e stabilire una corrispondenza tra quanto gli viene spiegato e quello che sente.

Infine, e non meno importante, è necessario che la persona arrivi, autonomamente, a una strategia che possa aiutarlo in modo concreto, partendo dallo strumento offerto dallo psicologo. Il compito di quest’ultimo è sempre di facilitatore; non dovrà mai risolvere il quesito posto dall’esercizio.

Pallone in piscina

La metafora del pallone in spiaggia

Affinché la metafora del pallone in spiaggia possa dare risultati e servire, si ricorre alla visualizzazione. Così come spiegavano gli psicologi McCurry e Hayes (1992) nel loro saggio di ricerca Clinical and experimental perspectives on metaphorical talk, creare immagini mentali stimola il ricordo successivo della metafora. In questo modo possiamo ricorrervi ogni volta che ne sentiamo il bisogno. Vediamo come si svolge l’esercizio.

Visualizzare la seguente situazione:

Siete in spiaggia. La giornata è tranquilla, il cielo è sereno. La luce riempie ogni angolo di questo scenario idilliaco. Tuttavia, non vi sentite felici. Siete ansiosi, dentro di voi si addensa un gran numero di emozioni che si mescolano in modo doloroso: paura, vergogna, rabbia, tristezza…

Tutto questo universo emotivo è racchiuso in una palla, il simbolo di ciò che esiste dentro di voi, di ciò che provate, di quello che vi turba e vi angoscia. La sensazione è tanto dolorosa che l’unico vostro desiderio è farla sparire. Ma come? Vi avvicinate al bagnasciuga e immergete il pallone in acqua.

Visualizzate questa immagine nei dettagli: immaginatevi nello sforzo di immergere la palla. Non volete che qualcuno vi guardi, soltanto che l’ansia svanisca per sempre. Che le onde del mare la portino via. Ogni volta che tentate di portare il pallone a fondo, riemerge. E, ancora peggio, con quanta più forza premete, più energia avrà nel risalire, arrivando addirittura a colpirvi, a farvi perdere l’equilibrio.

La metafora del pallone in spiaggia: voi come la risolvereste?

Il passo seguente richiede uno sforzo in più. Come abbiamo detto all’inizio, questo strumento esige un po’ di creatività. Per trovare una buona soluzione, tenete conto dei seguenti elementi:

La palla simboleggia le emozioni: l’ansia, la paura, la rabbia, la vergogna, dimensioni che forse nascondete da tempo. Ora però sapete che risultato si ottiene, soffocando le emozioni: tutto peggiora e scappa di mano. Come si può risolvere il problema e volgere la strategia a nostro favore? Vediamo qual è la risposta più comune (e utile) al problema.

Metafora del pallone in spiaggia, pallone colorato tra due mani

La strategia più adeguata è desistere dal tentativo di immergere il pallone. Dobbiamo smettere di sprecare energia, di combattere ciò che non si può o che non è salutare combattere. Nascondere le emozioni, farle sprofondare nell’acqua non serve. Così come non è adeguato accumulare malessere.

Possiamo, allora, prendere la palla e sederci tranquillamente sulla riva. L’obiettivo? Sgonfiare il pallone. Dobbiamo far uscire tutta l’aria in esso contenuta. Fatto questo, ci sentiremo molto meglio, più sollevati. Occorre sapere, però, dove si trova la valvola, il bottone che trattiene l’aria.

La metafora del pallone in spiaggia serve a trovare la strategia personale per liberare l’ansia, la paura o la vergogna. Dobbiamo trovare quel “meccanismo” che ci consente di capire perché proviamo queste emozioni, e accedere al percorso che ci libera dal disagio.

Raggiungere l’obiettivo non è semplice, ma questo strumento ci ricorda che la sfera emotiva non può essere sommersa o nascosta. Il mondo delle emozioni deve essere accettato, compreso e liberato. 

  • McCurry, S., & Hayes, S. C. (1992). Clinical and experimental perspectives on metaphorical talk. Clinical Psychology Review, 12, 763-785.