Studio sull'ottimismo che vi sorprenderà

13 ottobre, 2020
L'Università del Michigan ha condotto uno studio sull'ottimismo che ha coinvolto 75.000 partecipanti. La ricerca ha analizzato un ampio ventaglio di fasce di età ed è giunta a conclusioni interessanti.

L’Università Statale del Michigan ha condotto un interessante studio sull’ottimismo. Non è il primo lavoro sull’argomento, bensì è uno dei più complessi. Oltre a ciò, è anche uno dei più sorprendenti per via delle conclusioni riportate.

L’ottimismo viene definito come un atteggiamento per cui si tende a formulare una valutazione distorta della realtà, enfatizzandone gli aspetti positivi o piacevoli. Si tratta, quindi, di un particolare modo di interpretare i fatti, che a volte è innato, ovvero fa parte del carattere, mentre altre volte corrisponde a una posizione filosofica.

Questo studio sull’ottimismo è stato diretto dal professore William Chopik e viene considerato quello più a larga scala nel suo genere. Per eseguirlo, si è partiti da un campione di 75.000 persone, con età compresa tra i 16 e i 101 anni, e originarie degli Stati Uniti, della Germania e dei Paesi Bassi.

L’ottimismo è la fede che conduce al successo. Nulla può essere realizzato senza speranza e fiducia.

-Helen Keller-

Donna sorridente su mattonelle colorate.

Studio sull’ottimismo di Chopik

Lo studio aveva lo scopo di misurare i livelli di ottimismo e le aspettative verso il futuro degli uomini e delle donne in diverse fasi della vita. Si è anche tenuto conto di eventi comuni come il matrimonio, il divorzio, un nuovo lavoro, la morte, ecc, per determinare in che modo questi avvenimenti possano influire sulla visione positiva della vita.

Non sono stati presi in esame partecipanti le cui vite si distinguessero per eventi fuori dal comune, positivi o negativi. Lo studio si è concentrato su un modello di vita tipo, con successi e fallimenti comuni. In altre parole, vite “normali” che trascorrevano in circostanze gestibili.

I ricercatori hanno voluto stabilire anche se la percezione ottimista varia negli anni o se dipende in qualche modo dall’età. Studi precedenti avevano segnalato che le persone quelle di mezza età sono più ottimiste.

Gli eventi difficili da affrontare

Uno dei risultati sorprendenti di questo studio sull’ottimismo è che gli eventi tragici o difficili non sembrano incidere particolarmente sulla predisposizione a vedere il lato positivo della vita. Situazioni come la morte o il divorzio non alterano in modo significativo questo atteggiamento.

A quanto sembra, la maggior parte delle persone è consapevole di doversi concentrare sugli aspetti positivi della realtà nonostante le avversità, perché questo significa raggiungere l’equilibrio emotivo.

Il direttore dello studio, William Chopik, ha evidenziato che le persone sono più resistenti alle avversità di quanto pensano. Si tende a credere che gli eventi tragici cambino radicalmente la prospettiva di chi li vive, ma non è proprio così. La ricerca ha dimostrato che riusciamo a immaginare un futuro roseo persino a seguito di esperienze devastanti.

La variabile dell’età nello studio sull’ottimismo

Un altro dato interessante di questo studio sull’ottimismo riguarda il rapporto tra questa inclinazione e l’età. In generale, l’ottimismo è in perenne aumento a partire dai 16 anni e fino più o meno ai 70 anni. Si tratta di una fase della vita in cui guardiamo al futuro con speranza e illusione.

A quanto sembra, ciò dipende dal fatto che in questa lunga fase di vita si verificano eventi di vitale importanza, fonte di entusiasmo. Nuovi amori, il primo lavoro, nuovi percorsi di studio, la conquista dell’indipendenza, ecc. Tali dinamiche influiscono sull’ottimismo crescente.

Si assiste a un cambiamento evidente dopo i 70 anni, momento in cui l’ottimismo inizia a scemare. Tutto lascia pensare che ciò dipenda dalla sensazione che la maggior parte della propria vita sia ormai passata e dall’inasprimento dei problemi di salute.

Donna anziana che guarda l'orizzonte.

L’importanza dell’ottimismo

Altri studi, menzionati nel corso di questa ricerca, suggeriscono che l’ottimismo sarebbe fortemente associato alle prime esperienze di vita. In altre parole, quando si instaurano legami importanti che ci fanno sentire sicuri, si attiva un punto di vista positivo sulla realtà che sembra durare per tutta la vita.

Alcuni dati, infine, indicano che l’ottimismo e i successi sono realtà che si autoalimentano. Questo significa che le persone ottimiste tendono a raggiungere più spesso gli obiettivi che si pongono; a loro volta questi successi fungono da rinforzo verso l’ottimismo e la speranza.

Librán, E. C. (2002). Optimismo disposicional como predictor de estrategias de afrontamiento. Psicothema, 14(3), 544-550.