Vado dallo psicologo e non sono pazzo

11 novembre 2016 in Psicologia 1294 Condivisi

“Vado dallo psicologo e non sono pazzo. Pazzo, inoltre, è un’etichetta figurativa infamante che nessuno dovrebbe usare per denominare le persone affette da problemi mentali. Vado dallo psicologo affinché mi aiuti a cambiare la mia lampadina, che sembra essersi fusa a causa delle circostanze.

Vado dallo psicologo perché ho bisogno di riordinare i miei pensieri, gestire le mie emozioni e imparare a vivere meglio. Ci vado perché mi fa stare bene, perché mi aiuta ad affrontare la vita e trovare il benessere.

Conosco il rumore delle pietre che colpiscono i miei piedi e che intralciano il mio cammino; conosco l’asfissiante sensazione di non trovare un senso alla vita, di non essere in grado di dare un nome ai sentimenti, di non smettere di pensare che tutto può andare male, di non trovare l’uscita del vicolo della vita”.

Potrebbe essere il discorso di qualsiasi persona che è in terapia. Non sono importanti i motivi che inducano ad andare dallo psicologo, non c’è niente di male nel farlo. Tutto il contrario, si richiede molto coraggio per decidersi a farlo e permettere che un professionista ci aiuti a denudare i grovigli più intimi.

vento stilizzato in immagine di uomo e donna

Il disonore della salute mentale

Andare in terapia è mal visto. Se si fa, infatti, la società ci addita. Tuttavia, come segnalano molti professionisti, non bisogna avere un cancro all’utero per andare dal ginecologo. Dunque, perché non ci rivolgiamo allo psicologo quando stiamo male (leggasi ansioso, angosciati o bloccati )?

Forse perché superare certi problemi non è così facile come somministrare un farmaco. Forse perché viviamo nella società delle soluzioni svelte e della ricerca della pillola della felicità. Forse perché disdegniamo con troppa facilità l’importanza richiesta dall’elaborazione di un dolore interiore a cui non riusciamo a dare un nome.

Bisogna avere un’enorme sensazione di invulnerabilità verso i problemi di natura psicologica. Le difficoltà emotive ci sembrano secondarie e, per questo motivo, non ci diamo il permesso di approfondirle. C’è di più, farlo ci sembra un segno di debolezza.

Ci portiamo le mani alla testa quando l’infezione è più complicata da guarire, ma non ci rendiamo conto del fatto che, ovviamente, se avessimo fatto caso per tempo ai sintomi e ai segni che ci indicavano che qualcosa non andava del tutto bene, il dolore non si sarebbe esteso in questo modo.

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Bisogna essere molto coraggiosi per non ignorare una fitta nello stomaco delle nostre emozioni. Bisogna essere molto coraggiosi per aprire la nostra mente e la nostra anima ad un professionista. Bisogna avere molto coraggio per riconoscere che dobbiamo cambiare qualcosa.

Bisogna essere incredibilmente forti per avere il coraggio di trasformarsi e lavorare su di sé. È un successo psicologico riconoscerlo e darsi l’opportunità di gestire le nostre aspettative.
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Spesso sono le domande a trovare la chiave del nostro progresso. Il supporto di uno psicologo è fondamentale per dare coerenza alle nostre difficoltà e, così, articolarne il superamento. Quando si ha bisogno di andare in terapia, non sempre ci si trova di fronte ad un disturbo mentale e la psicologia non si basa sul senso comune.

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Tramite la terapia psicologica, otteniamo molto più che un ascolto ordinario. Non è una conversazione intima all’uso. Vuol dire cambiare la lampadina da uno scenario equilibrato che si stabilisce a partire dall’oggettività.

Le conoscenze e le tecniche hanno la loro referenza nelle ricerche scientifiche, cosa che conferisce solidità al processo terapeutico.
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Qui si trova la chiave del merito psicologico, nell’accompagnare in modo professionale la ricerca di risposte, nel formulare domande, nel riconoscere le emozioni, i pensieri, le qualità, le risorse e i modelli viziati. Si tratta, dunque, di un bel cammino per chi ha il coraggio di percorrerlo.

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