Vaginismo: definizione, sintomi e trattamento

· 20 giugno 2017

Una delle più grandi difficoltà legate ai rapporti sessuali  è il vaginismo. Al contrario di quanto si tenda a credere, si tratta di un disturbo piuttosto comune seppur poco riconosciuto. Il vaginismo è una disfunzione sessuale piuttosto frequente che può generare problemi all’interno della coppia legati alla perdita di autostima, ansia, comunicazione o frustrazione da parte di entrambe le parti.

All’incirca una coppia su tre ha problemi di disfunzione sessuale. Molte donne provano vergogna ed imbarazzo a parlare di argomenti legati al sesso, al dolore e all’impossibilità di ricevere una penetrazione. Tuttavia, è bene cercare di non sottovalutare queste situazioni, poiché un problema del genere può trasformarsi, per chi ne soffre, in un vero incubo a livello fisico e psicologico.

Cos’è il vaginismo?

Il vaginismo è una condizione che genera la contrazione involontaria dei muscoli del pavimento pelvico che circondano la vagina, provocando la chiusura parziale o totale della stessa e causando dolore e impossibilità di ricevere una penetrazione. La contrazione di questi muscoli può essere lieve o intensa. Nell’uno o nell’altro caso si creeranno situazioni di disagio che potranno impedire alla coppia di avere rapporti sessuali mediante penetrazione.

Rientra nel gruppo delle disfunzioni sessuali da dolore. Nell’ultima pubblicazione del manuale DSM-V i disturbi di questo tipo (dispareunia e vaginismo) sono classificati sotto il nome di disturbo da dolore/penetrazione genitopelvico.

Nonostante la creazione della nuova categoria, è normale fare riferimento al problema ancora con il termine classico di vaginismo. La diagnosi del disturbo è complicata, poiché si realizza quasi sempre in base alle informazioni fornite dalla donna che ne soffre. Sarebbe, tuttavia, opportuna la diagnosi tramite esame, reso difficoltoso dal dolore provato dalla contrazione del muscolo pelvico.

Tipi di vaginismo e dolore

Basandoci sugli ultimi studi, è possibile parlare di tue tipi di vaginismo. Secondo Engman (2007):

  • Vaginismo totale: in questo caso esiste una forte paura nei confronti della penetrazione che fa sì che la donna eviti qualsiasi tentativo della stessa. Si verifica una contrazione totale della zona del pavimento pelvico su cui la donna non ha alcun controllo.
  • Vaginismo parziale: la contrattura muscolare avviene solo in parte. La vagina si chiude durante la penetrazione (o il tentativo di penetrazione) causando seri fastidi.

Bisogna anche distinguere tra vaginismo primario o secondario. Nel primo caso, entrano in gioco fattori psicologici o combinati. Il vaginismo secondario può apparire a seguito di una lesione dovuta ad un intervento chirurgico, una caduta, candidosi o cistite ripetuta.

Perché succede?

Il 90% dei casi di disfunzione sessuale ha origine a livello psicologico. Le principali cause identificabili alludono a traumi o abusi sessuali del passato, fattori di salute mentale o la risposta al dolore fisico continuato. Nonostante si verifichi un rifiuto nei confronti della penetrazione, ciò non significa che si perda il desiderio sessuale, anzi, la donna potrà continuare tranquillamente a provare desiderio e ad eccittarsi e raggiungere l’orgasmo tramite la stimolazione del clitoride.

Secondo il modello di Barlow (1986), le disfunzioni sessuali sono dovute ad un processo multidimensionale che prevede l’interazione tra interferenze cognitive ed ansia. Si è portati a rispondere in maniera negativa a situazioni sessuali più o meno esplicite, fattore che genera a sua volta la focalizzazione dell’attenzione su stimoli o circostanze irrilevanti o aspettative negative. Come in un qualsiasi processo naturale, queste accresceranno la risposta emotiva negativa che, a sua volta, potenzierà il processo negativo interferendo con la risposta sessuale. (Carrasco 2001).

Secondo il DSM-IV, il problema può essere presente fin dalla nascita (verificandosi, dunque, sin dal primo tentativo di penetrazione) oppure apparire in età adulta. In quest’ultimo caso, che sia dovuto ad un continuo fastidio durante la penetrazione o a seguito di un abuso sessuale, il trauma causato può far sì che la disfunzione rimanga. È sempre bene recarsi dal medico per scartare ogni origine organica, come nel caso di vaginite atrofica, infezioni, endometriosi o persino diabete (che può causare secchezza ed irritazione).

Fattori personali e impersonali

Secondo Master e Johnson (1970, 1987), esisterebbero fattori personali ed impersonali. I primi hanno a che vedere con l’informazione, i miti culturali, le paure, il timore del rifiuto o del dolore, ecc.

Sebbene la ricerca di questi studiosi abbia ormai quasi quarant’anni, i problemi legati ai miti sessuali e all’informazione persistono tutt’oggi. Le generazioni sono diverse, ma quello che un tempo era il fenomeno della disinformazione si è trasformato oggi nell’informazione distorta (cinema, film erotici, “mode”, social network…).

 “L’erotismo è una delle basi di conoscenza di sé, tanto indispensabile quanto la poesia.”

-Anaïs Nin-

I problemi impersonali hanno a che fare con la comunicazione di coppia, i ruoli di potere tra i due, l’aggressività, la perdita di attrazione fisica, la sfiducia o i diversi atteggiamenti nei confronti del sesso. Tale scompenso può condurre a problemi di dispareunia (dolore fisico durante le relazioni sessuali).

Come risolverlo?

Attualmente si consigliano metodi di carattere multidisciplinare. In altre parole, affrontare il problema dal punto di vista di diverse discipline mediche. L’ideale sarà consultare un ginecologo, un fisioterapista e uno psicologo. Si potrà lavorare rispettivamente sull’analisi medica, sulle funzioni muscolari e sui pensieri, sugli atteggiamenti e sulle abilità sessuali da migliorare sia individualmente che nella coppia.

A livello muscolare, i fisioterapisti lavoreranno sul concetto di alterazione ormonale, fibre muscolari, liberazione di calcio e sostanze infiammatorie che colpiscono la zona. Normalmente si usano tecniche quali la percezione sensoriale, la pressione manuale, dilatatori, riabilitazione del pavimento pelvico, educazione posturale e lavoro sulla zona addominale in ottica di un recupero e prevenzione sul lungo periodo.

Anche la parte psicologica, dunque quella delle terapie sessuali, è imprescindibile per raggiungere il completo recupero. Ricordiamo che nel 90% dei casi le origini sono a livello mentale, percentuale che si alza se si considerano le condizioni e le circostanze che fanno sì che il problema si mantenga o intensifichi nel tempo. Il trattamento sarà orientato su una serie di punti chiave legati a tre dimensioni: quella dei pensieri, delle emozioni e degli atteggiamenti.

Gli obiettivi della terapia psicologica

A livello mentale si andranno a rivedere i miti e le credenze legati al sesso, così come le paure e le aspettative legate alle relazioni sessuali. Per poter progredire, è fondamentale lavorare sulle ossessioni e sui pensieri negativi. Il sesso e le difficoltà ad esso legate sono presenti nella quotidianità e per questo sono causa di malessere psicologico.

Le preoccupazioni legate alla coppia e alla mancanza di fiducia sono due nemici da abbattere tramite la terapia. In ultimo, si affronteranno le aspettative in relazione al dolore. Sul piano delle emozioni si lavorerà, invece, su aspetti riguardanti ansia, paura e autostima.

 “In ogni incontro erotico c’è un personaggio invisibile e sempre attivo: l’immaginazione.”

-Octavio Paz-

Sia a livello personale che di coppia, si lavorerà con tecniche di esposizione in vivo o psico-educazione. Talvolta le prime a non conoscere l’anatomia e le possibilità della vagina sono le donne stesse.

Si tratta di educare la donna all’auto-esplorazione e all’auto-stimolazione volte a migliorare la conoscenza delle reazioni e delle risposte del proprio corpo agli stimoli, usando la focalizzazione sensoriale al fine di ridurre l’ansia verso il contatto sessuale, imparando a dare e ricevere piacere ed incrementando la comunicazione (Olivares Crespo y Fernandez – Velasco, 2003). Il tutto accompagnato da tecniche di rilassamento muscolare (tensione e distensione nell’interazione sessuale).

Il nostro partner, un sostegno

Finché c’è comunicazione, comprensione, pazienza e amore, potremo trovare sostegno terapeutico nella persona che abbiamo affianco. Rispetto alla presenza o meno del partner in fase di terapia, le autrici Olivares e Fernandez – Velasco (2003) ci ricordano che Hartman e Daly (1983) dimostrarono che la terapia di coppia può potenziare gli effetti della terapia sessuale. Allo stesso tempo, Cáceres (1993) affermava che la combinazione tra terapia di coppia e terapia sessuale sia necessaria per risolvere i problemi sessuali, così come è raccomandabile l’intervento in questo tipo di problemi – sebbene non sia sufficiente per migliorare la situazione di coppia.

Di certo risolvere i problemi sessuali può migliorare di molto la relazione di coppia. Attenzione, questo non significa che i vari problemi di una coppia si possano risolvere attraverso il sesso. Il trattamento di questi problemi ha un’alta probabilità di esito. Spesso sono la vergogna e la paura ad impedire a molte donne di affrontare il tabù delle difficoltà da penetrazione (che si tratti di esplorazione vaginale medica, atto sessuale o igiene intima).