Vasca di deprivazione sensoriale e benefici

3 Agosto 2019
Attualmente le vasche di isolamento sensoriale si trovano un po' ovunque, a disposizione di chiunque voglia utilizzarle. Gli appassionati paragonano l'esperienza al ritorno all'utero materno. La mente si libera e, decisamente, si riposa.

La chiamano vasca di deprivazione sensoriale o floating e torna di moda a periodi alterni. Sebbene sia stata inventata allo scopo di studiare il cervello, oggi viene utilizzata come metodo di rilassamento. Ci sono aziende specializzate che offrono questo tipo di esperienza, ma è possibile usufruirne anche in diverse spa.

Chi promuove le vasche di deprivazione sensoriale sostiene che si tratta di un’esperienza paragonabile al ritorno all’utero materno. Probabilmente il paragone è azzardato, ma è chiaro che chi usufruisce spesso di questo dispositivo lo ritiene un’esperienza unica. A quanto sembra, permette di accedere a uno stato di relax assoluto.

Il dispositivo ha anche i suoi detrattori. C’è chi entra nella vasca di deprivazione sensoriale con determinate riserve, in quanto rompere totalmente il contatto con il mondo esterno produce in alcuni angoscia. Chi gestisce queste vasche di galleggiamento afferma che è necessario godere di stabilità mentale e di maturità per poter vivere l’esperienza fino in fondo.

Mentre gran parte di ciò che percepiamo giunge a noi attraverso il sentore degli oggetti che ci circondano, un’altra parte (forse la più importante) proviene sempre dalla nostra mente.

-William James-

Donna con occhi chiusi isolare i sensi

L’invenzione della vasca di deprivazione sensoriale

La vasca di deprivazione sensoriale è frutto della mente di John C. Lilly, neuropsichiatra statunitense. Il suo obiettivo era quello di portare avanti un’impresa di successo. Il suo scopo era studiare i cambiamenti prodotti nel cervello in una condizione di estremo isolamento.

Correvano gli anni ’50 e questi argomenti catturavano l’attenzione di molti scienziati. Proprio allora Lilly disegnò dei dispositivi che battezzò come “camere di deprivazione sensoriale”, vale a dire dispositivi che riducevano al minimo l’attività di tutti i sensi.

Lilly constatò che attraverso questi apparecchi era possibile vivere un’esperienza molto speciale. Rimanendo per un certo arco di tempo all’interno di queste camere si produceva una sensazione molto rilassante e rigenerante. Tuttavia, i suoi studi non vennero presi particolarmente sul serio, visto che Lilly veniva considerato, prima di tutto, un eccentrico desideroso di attenzioni.

Nuovi studi di ricerca

Sebbene l’argomento all’epoca non venne considerato rilevante, con il tempo l’interesse aumentò. In diverse sedi si iniziarono a fare degli esperimenti con i serbatoi di deprivazione sensoriale ed emerse che forse non si trattava proprio di una semplice stranezza di Lilly, bensì di un mezzo che avrebbe potuto essere applicato in ambito terapeutico.

In un primo momento si studiarono questi serbatoi a scopo militare. Il loro potenziale per rinforzare il corpo e la mente sembravano evidenti e diversi marines li provarono. In seguito, la NASA impiegò queste vasche di fluttuazione come parte della preparazione degli astronauti.

A partire dagli anni ’70, l’uso dei serbatoi di deprivazione sensoriale iniziò a diffondersi. Primi fra tutti a usufruirne furono gli atleti professionisti, i quali ne riscontrarono l’utilità durante le fasi di recupero muscolare. In seguito, i dispositivi furono assorbiti dal mercato del benessere. In un mondo di gente stressata, si presentavano come un ottimo affare.

Com’è fatta una vasca di deprivazione sensoriale?

Si tratta di una sorta di bacinella con una capacità che varia tra i 400 e i 600 litri di acqua. Almeno la metà di questo volume è occupato dai cosiddetti sali Epsom o dal solfato di magnesio. L’elevata concentrazione di sali fa sì che tutto il corpo fluttui in modo naturale. Si tratta di un effetto simile a quello prodotto dal Mar Morto.

L’acqua mantiene una temperatura simile a quella del corpo umano, per cui immergendosi non si sente né freddo né caldo. In alcuni casi, il dispositivo ha un portello che si chiude. In tal modo, l’utente resta dentro la vasca, galleggiando nella totale oscurità e senza alcuno stimolo uditivo.

Altri serbatoi di fluttuazione non si chiudono. Presentano un portello che rimane aperto, ma la luce intorno è estremamente tenue e l’ambiente è privo di suoni. In generale, chi si immerge in una vasca di deprivazione sensoriale rimane in questo stato tra i 60 e i 120 minuti.

Una vasca di deprivazione sensoriale

Gli effetti positivi della vasca di deprivazione sensoriale

Tutto fa pensare che l’uso di questi serbatoi di fluttuazione stimoli cambiamenti positivi nel cervello. Esso mette in moto un’attività diversa dal solito, molto simile a quella che si ottiene con gli stati di meditazione. Per questo motivo si tratta di un’esperienza molto rilassante.

Allo stesso tempo, è provato che immergersi in una di queste vasche è utile per migliorare la nostra salute. In particolare, aiuta a calmare qualunque tipo di dolore muscolare e previene problemi frequenti, come l’emicrania o le coliche mestruali. Infine, riduce gli stati di ansia.

Segnaliamo anche che questa esperienza stimola la creatività e incrementa le abilità intellettuali. La maggior parte di coloro che usufruiscono delle vasche di deprivazione sensoriale ne restano piacevolmente sorpresi. Una minoranza, invece, considera l’esperienza noiosa e persino fastidiosa. Per di più, non sembra avere alcun effetto indesiderato, quindi perché non provare?

  • Ardila, R. (1970). Privación sensorial. Revista Interamericano de Psicologia, 4, 253.