Se mi vedrai triste, non dirmi niente: amami e basta

· 18 novembre 2016

Se un giorno mi vedrai triste, non dirmi niente: amami e basta. Perché a volte, quando dentro sono in frantumi, non ho bisogno che qualcuno ricomponga i pezzi, ma solo che mi accompagni mentre li rimetto in ordine da sola.

Se mai noterai disappunto nel mio sguardo, non correre a chiedermi cosa mi succede, come sto o cosa mi fa stare così. Per favore, per prima cosa, cerca di avvolgermi con il tepore della tua presenza. Fammi meno domande e dammi più abbracci.

Perché quando sto male e sono triste, quando la malinconia mi ferisce e la mia mente si blocca, voglio solo stare da solo, sapendo di essere accompagnato. Non chiedermi di smettere di soffrire, non chiedermi di non piangere o di non appartarmi.

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Se un giorno mi vedi piangere, mettimi una mano sulla spalla e invitami a parlare, anche del tempo che fa fuori. Perché la complicità derivata dalla permanenza sarà sufficiente per farmi sentire la comodità di casa mia.

Se mai mi vedrai triste, non scappare dalla mia tristezza. Non trasmettermi il messaggio che sono indesiderabile, non farmi sentire inutile o irrilevante. Perché se non tolleri le mie ombre, non ti meriti neanche di godere della mia luce.

Ricordami che la sofferenza che oggi mi attanaglia mi aiuterà ad esaminare la mia interiorità, a respirare e a riordinare i miei pensieri.

Se mai mi vedrai triste e non saprai cosa fare, lasciami capire che sono importante, ma rispetta la mia necessità di entrare dentro di me, di accogliere me stesso e di esaminarmi. Non lasciare che la tristezza mi blocchi perché essa mi aiuta a riflettere e ad analizzare il mondo.

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Se mai mi vedrai triste, non dirmi niente. Amami e basta. Se mi trovi nella solitudine della notte buia, non chiedermi niente. Semplicemente accompagnami. Se mi guardi e io non ti guardo, non pensare male, solo capiscimi. Se hai bisogno d’amore, non avere paura e amami.

Se mai mi sentirò triste, cercherò di parlare con te non appena ne avrò le forze. Tenterò di sentirmi importante, di accettare le sfumature della vita, di apprezzare la bontà e l’affetto che stanno nel fatto che mi hai accolto quando ne avevo più bisogno.

L’importanza di condividere questo messaggio

Questo messaggio potrebbe essere stato scritto da chiunque. Non ha importanza che si tratti di un bambino o di un adulto: un abbraccio senza discussioni o domande ci aiuta a normalizzare le nostre emozioni e a captare il messaggio che esse ci inviano.

Le persone attorno a noi non devono giudicare né disprezzare il nostro stato emotivo, non devono valutare il nostro valore per mezzo della nostra sofferenza; questo è essenziale per poter avere fiducia negli altri.

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Ci sono abbracci, parole, sguardi e centinaia di persone che ci trasmettono questo messaggio. La reazione degli altri alla nostra tristezza ci dà un insegnamento sociale ed emotivo che occupa un luogo molto profondo nel nostro bagaglio.

Se le persone che ci circondano rispondono con un rifiuto, è probabile che finiremo per credere che ci sono emozioni che non meritano di essere rispettate. Spesso ciò ci porta ad una falsa identità: ci mostriamo come persone eccessivamente allegre e ottimiste.

Ma anche la tristezza fa parte di noi e delle esperienze che costituiscono le sfumature che ci accompagnano nella vita. Per questo, se mai vedremo qualcuno attorno a noi che soffre, non possiamo rifiutarlo. Dobbiamo fare esattamente ciò vorremmo fosse fatto a noi, né più né meno.

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