3 veleni psicologici che dovremmo allontanare dalla nostra casa

· 20 settembre 2017

Una casa sana è probabilmente uno degli elementi più decisivi nella nostra fortificazione psicologica. Allo stesso modo, è vero anche il contrario: una casa “malata” ci rende vulnerabili e propensi ad ammalarci mentalmente e fisicamente.

La casa è sia il nucleo familiare, ovvero un padre, una madre, dei bambini e un cane, sia il luogo in cui viviamo e che condividiamo con fratelli, amici, genitori, a volte con un animale domestico o con visite occasionali. Nell’articolo di oggi parleremo delle case dentro cui si convive, non di quelle in cui ci vive una sola persona.

“C’è solitudine nella casa senza confusione, senza notizie, senza verde, senza infanzia”.

(César Vallejo)

La qualità dei legami che instauriamo in casa è determinante per la nostra salute emotiva. Laddove c’è convivenza, ci sono anche conflitti. Ma in casa non dovremmo permettere l’ingresso a certi comportamenti che possono diventare veri e propri veleni psicologici. Oggi vogliamo parlarvi di tre di questi atteggiamenti tossici che non dovrebbero mai varcare la porta di casa vostra, tanto meno piantarvi le tende.

Urlare trasforma la casa in un inferno

Spesso si urla inizialmente in seguito ad un evento isolato, ma la tolleranza si va elasticizzando fino a renderla un’abitudine, soprattutto se viene rinforzata. Questo succede senza accorgercene. Oggi urliamo perché ci esaspera il fatto che gli altri non capiscano cosa stiamo dicendo e domani perché hanno capito troppo, o perché, se non urliamo, nessuno ci ascolta (o almeno questo è quello che pensiamo).

Nell’atto di gridare, che è più un gesto di fastidio che di offesa, inizia a incubarsi un germe velenoso: quello della violenza. Le urla trasformano il normale conflitto in una situazione che danneggia psicologicamente. Si tratta di un gesto che intende imporre il potere, che vuole stravolgere la ragione di essere delle parole.

Anche le parole dolci possono diventare una bellissima abitudine. Non gridate e non permettete che vi urlino contro: così rafforzerete la convivenza e aumenterete la vostra autostima, il vostro rispetto e l’auto-controllo. “Qua non si urla” dovrebbe essere un’insegna da appendere in ogni casa.

Il grave errore di non rispettare gli spazi personali

Perché una convivenza sia sana, è importantissimo saper rispettare gli spazi altrui. Con il termine “spazi” non ci riferiamo solo ai luoghi fisici che appartengono ad ogni membro della famiglia, ma di certo questi sono un buon inizio.

Deve esistere un rispetto assoluto per le cose degli altri e per i posti che fanno parte del loro contesto personale. Allo stesso modo, è fondamentale che ognuno delimiti le proprie frontiere e metta al corrente gli altri. Per certi limiti si potrà e si dovrà negoziare; ricordatevi che è sempre un buon momento per farlo. Ciascuno in casa deve avere uno spazio personale ed in esso essere  autonomo, con la certezza che gli altri non oltrepasseranno quel limite.

Tramite il rispetto degli spazi fisici, si impara anche a rispettare la privacy altrui. Anche se stiamo convivendo, ognuno ha la sua vita e si può entrare in questo spazio psicologico altrui solo con un invito o un permesso, oppure se tale privacy coinvolge oggettivamente anche l’altro. Insomma, ciascuno ha diritto ai suoi silenzi, ai suoi segreti e alle sue convinzioni.

Un altro comportamento tossico: scaricare le incombenze sugli altri

Ogni casa include una serie di doveri che non sempre sono particolarmente graditi, ma che è necessario portare a termine; stiamo parlando delle faccende domestiche. Perché tutti funzioni al meglio, la casa ha bisogno di alcune attenzioni e bisogna garantire certi servizi: ’elettricità, l’acqua calda, gli elettrodomestici, ecc. C’è da pulire e da mantenere in buono stato lo spazio fisico e i suoi componenti.

La convivenza è molto più sana quando i compiti vengono distribuiti in maniera consensuale. A volte è possibile raggiungere un’organizzazione equa delle faccende; forse non è facile riuscirci, ma bisogna provarci. Ed è proprio a questo che servono i consensi, ad assegnare in modo ragionevole le incombenze ancora sprovviste di un diretto responsabile. In ogni caso, oltre a distribuire i compiti, è molto importante portarli a termine.

Tutti i membri della casa ne sono responsabili. Tale condizione favorisce la solidarietà, la cooperazione e il rispetto, semplifica la vita a tutti e valorizza ognuno. Inoltre, avvalora l’idea che in ogni gruppo ci sono compiti da eseguire per il bene proprio e altrui.

Vi sarà capitato di sentir paragonare la casa ad un tempio, e non si tratta di una metafora sciocca. Se la casa viene onorata, si trasformerà sicuramente in una forza ispiratrice che si proietta su tutti gli spazi sociali; se, invece, viene trascurata o degradata, può diventare il primo scivolone di una lunga catena di fallimenti personali.

Immagini per gentile concessione di Laurent Chechere