In questa vita mi accontento di poco, ma deve riempirmi l’anima

· 2 aprile 2017

Per essere felici, a volte, basta davvero poco. Tuttavia, quel poco non devono essere bricioline, e nemmeno gli avanzi che qualcuno ci lascia per alimentare un amore interessato. Quel poco dovrebbe riempirci l’anima, dovrebbe renderci persone degne di questo nome… E proprio per questo non ci dobbiamo mai accontentare dei cocci rotti che gli altri ci regalano come se fossero pietre preziose.

Sappiamo che oggi giorno spopolano le teorie a metà strada tra la psicologia positiva e la spiritualità, che enfatizzano l’importanza di imparare a valorizzare le piccole cose e di essere felici con poco, con lo stretto necessario. Tuttavia, idee come “la felicità è rendersi conto che niente è davvero importante” possono lasciarci molto interdetti e confusi.

“Quando vi accontentate con meno di quello che meritate, ottenete ancor meno di quello di cui vi siete accontentati.”

-Maureen Dowd-

Tutto ha delle sfumature, e in enunciati come quello appena citato  le sfumature sono molte. Prima di tutto, dobbiamo avere ben chiaro in mente che non è mai una buona idea accontentarci di meno di quello che meritiamo. A volte, convincerci che “il minimo indispensabile è sufficiente” può farci rimanere imprigionati in giardini aridi in cui non cresce nulla.

C’è chi racconta a se stesso che quella terra è fertile, e che prima o poi i semini metteranno radici e faranno crescere fiori spettacolari. Tuttavia, spesso la nostra vita si trasforma in un’anticamera dei sogni che non arriveranno mai, degli obiettivi che non porteremmo a compimento, dei fiori che non sbocceranno.

Accontentarci di poco non deve significare vivere di sole briciole, e la felicità non sarà mai “convincerci che niente è davvero importante”. Anzi, tutto il contrario: dobbiamo avere ben chiaro in mente cosa è davvero importante.

Oggi vi proponiamo una riflessione su questo argomento.

Il significato e gli obiettivi della vita

I professionisti della salute mentale si lamentano spesso del fatto che le teorie odierne che hanno come obiettivo trattare la depressione non sempre danno il risultato sperato. I programmi falliscono e, spesso, l’idea di combinare il trattamento farmacologico con la psicoterapia porta a miglioramenti che sono solo temporanei.

Il dottor Eric Maisel, psicoterapeuta e autore di un lungo elenco di libri sulla depressione e le emozioni, sostiene che è necessario riformulare alcuni aspetti. Sono molti gli psichiatri che ai giorni nostri continuano a concentrarsi in modo quasi esclusivo sull’analisi del quadro sintomatologico del paziente, senza dedicare tempo né risorse alla ricerca della vera radice del problema.

I farmaci antidepressivi vengono prescritti come se fossero cerotti per tamponare il dolore della vita. Ma abbiamo bisogno di più, di una maggiore analisi e di meno etichette che propongano un trattamento uguale per tutti.

Secondo Maisel, oggi giorno soffriamo di una profonda e devastante angoscia esistenziale. Abbiamo dimenticato quali sono i nostri obiettivi nella vita, al punto tale da non dare valore alle nostre emozioni, ai nostri pensieri o alle nostre decisioni. La nostra quotidianità si è trasformata in uno scenario invaso dalla nebbia, in cui nulla ha davvero senso.

Potremmo dire, senza aver quasi paura di sbagliare, che ci siamo abituati a vivere con molto meno di quanto meritiamo. Perché il punto non è essere felici con poco, ma sapere quali sono le nostre priorità, i nostri obiettivi nella vita, i nostri valori. Solo a quel punto potremo ascoltare la nostra melodia interna. Senza rumori di sottofondo, senza artifici.

Il poco, se è buono, basta

Provate ad immaginare per un attimo una persona che cerca di guadare un fiume con uno zaino sulle spalle. Il sole batte forte, senza clemenza, accecando il viaggiatore. Lui non sa bene che strada prendere, sa solo che deve arrivare sull’altra sponda del fiume ad ogni costo… Ma lo zaino che ha sulle spalle è troppo pesante e gli impedisce di avanzare. Deve fare qualcosa.

“La più grande tentazione dell’umanità è accontentarsi di molto poco.”

-Thomas Merton-

Il nostro protagonista deve quindi fermarsi e prendere una decisione. Si toglie lo zaino e lo apre: dentro ci sono delle pietre, moltissime pietre, alcune più grandi e altre più piccole. Le più voluminose sono anche quelle più belle e spettacolari: rappresentano i suoi valori, i suoi bisogni, le sue virtù, le cose che ama di più e che lo identificano.

Viceversa, quelle piccole rappresentano i bisogni altrui, le preoccupazioni che gli altri gli hanno scaricato addosso, le critiche, le falsità, gli impegni da mantenere solo per soddisfare gli altri, per compiacerli. Deve prendere una dura decisione, e lo fa: decide di togliere dallo zaino tutte quelle pietre piccole e fastidiose.

Quando lo fa e inizia a toglierle ad una ad una, si rende conto di una cosa straordinaria: sono migliaia, e tutte insieme pesano tre volte tanto rispetto alle pietre più grandi, le sue preferite. Quando finisce e si rimette lo zaino sulle spalle, si sorprende di quanto si senta leggero. Ricomincia a camminare e attraversare il fiume è subito più facile. Si sente forte, coraggioso e pieno di buona volontà.

Le pietre che porta sulla schiena sono poche. Sono grandi, certo, ma la loro bellezza è tale da ispirarlo ogni giorno con i loro riflessi colorati e la loro forma. Poco a poco, grazie alla loro influenza positiva, riesce a ricordare qual è la sua meta e qual è la strada per raggiungerla. Ce la farà senz’altro.

Anche noi dobbiamo iniziare a fare la stessa cosa. Alleggeriamoci dei pesi inutili che ci portiamo dietro e restiamo con quel poco che è davvero significativo ed appagante.