Vita di Pi, immaginazione come meccanismo di difesa

· 18 ottobre 2018

Vita di Pi è un romanzo di Yann Martel su Pi, un giovane che deve affrontare una situazione estrema tra la vita e la morte. Pi riesce a salvarsi solo grazie alla sua immaginazione.

Le sfide che affronta nel corso della storia danno prova della sua fede e della sua morale. Il racconto ci mostra Pi come un giovane che ha sviluppato un profondo senso morale. Sin da bambino ha cercato di scoprire la verità mediante la fede in diverse religioni. Pi è stato Cristiano, Indù e Islamista. La sua fede gli ha permesso di sviluppare una profonda empatia e un forte rispetto per tutti gli esseri viventi.

In Vita di Pi, il protagonista si trova di fronte in una situazione estremamente rischiosa, deve scegliere fra morire disidratato e affamato o vivere tradendo i suoi valori. Decide di scegliere la vita, sacrificando la sua fede.

Quando viene salvato, gli viene chiesto di descrivere gli eventi della sua traversata nell’oceano. Pi descrive così una straordinaria sequenza di eventi. Di quando si è ritrovato su una piccola zattera in mezzo al mare insieme a quattro animali: un orango, una zebra, una iena e una tigre del Bengala. Tuttavia, questa storia ha dell’incredibile.

Le autorità che lo interrogano fanno pressioni su Pi affinché descriva quanto successo davvero. Pi racconta quindi la sua storia molto più realista, ma anche molto più sinistra.

Pi usa la sua immaginazione come meccanismo di difesa di fronte agli orrori a cui presenzia. Questo gli permetterà di mantenere il suo senso morale mentre è bloccato in mezzo all’oceano.

Tigre e Pi in oceano

Vita di Pi e l’immaginazione come meccanismo di difesa

L’immaginazione è un’abilità molto potente. Ci permette di sviluppare nella nostra mente eventi diversi da quelli che ci accadono nel quotidiano.

Jhonatan Durden spiega che un esempio molto forte della potenza dell’immaginazione come meccanismo di difesa è la quantità di parallelismi fra le storie di Pi. Gli animali sono la controparte immaginaria di quattro personaggi umani.

Questi ultimi sono la madre, un giovane marinaio, il cuoco della nave e Pi. La madre di Pi è rappresentata dall’orango, il cuoco è la iena selvaggia, mentre il marinaio è rappresentato dalla zebra. L’alter ego del protagonista è la tigre del Bengala.

È possibile che in una situazione di stress, come un naufragio, una persona usi la propria immaginazione per salvaguardare la propria integrità mentale. Nel caso di Pi, la sua immaginazione gli permette di identificare le persone della zattera con gli animali. Questo si deve, in parte, all’esperienza passata di Pi nello zoo di famiglia. Comprendeva i loro comportamenti e li giustificava come reazioni istintive.

La figura della tigre ne è un grande esempio. Pi possedeva grandi conoscenze di zoologia, ma era improbabile che riuscisse ad ammaestrare gli animali sulla zattera in soli pochi giorni e in tali circostanze.

La creazione di questo animale alter ego è stata la ragione per cui Pi è riuscito a sopravvivere tanto a lungo. Mediante la tigre, Pi ha potuto realizzare delle azioni che sarebbero state incomprensibili per lui in quanto umano, ma perfettamente ragionevoli in relazione al comportamento di una tigre.

L’immaginazione è l’opzione corretta?

Verso la fine della storia, Pi pone la domanda più importante della sua storia. È quella che in qualche modo spiegherebbe perché insiste a rifugiarsi nella sua immaginazione.

“Allora ditemi, visto che per voi non fa nessuna differenza e che non avete alcun modo di scoprire quale sia la storia giusta, quale preferite? Qual è la storia più bella, quella con gli animali o quella senza animali?”

Vita di Pi

Pi in oceano con tigre che lo guarda

La domanda sembra un’allegoria della fede nella religione e della vita di Pi. Quando il protagonista fa la domanda, sembra essere consapevole di qual è la storia prodotto della sua immaginazione. Tuttavia, sembra anche sapere che la sua immaginazione non è una qualità negativa, perché gli ha permesso di sopravvivere alle sfide che avrebbero potuto ucciderlo.

Se non avesse impiegato questo meccanismo di difesa, molto probabilmente Pi sarebbe impazzito. L’immaginazione può essere una risorsa molto utile per gestire situazioni che ci sopraffanno. Vi invitiamo a vedere o a leggere Vita di Pi.

“Ma c’era dell’altro. Sarò sincero: una parte di me era contenta della presenza di Richard Parker. Una parte di me non voleva assolutamente che Richard Parker morisse, perché allora sarei rimasto solo con la mia disperazione, nemico ancora più temibile di una tigre. Era Richard Parker a darmi la volontà di vivere. Impedendomi di pensare continuamente alla mia famiglia e alla mia tragica situazione, mi spingeva ad andare avanti. Lo odiavo per questo, ma allo stesso tempo gliene ero grato. Gli sono grato. È la pura verità: senza Richard Parker, non sarei qui a raccontare la mia storia.”

– Vita di Pi –