L’amore ha dei limiti?

· 8 marzo 2015

Non bisogna rinunciare a quello che siamo per amore. Un amore maturo integra l’amore per l’altro con l’amor proprio, senza alcun tipo di conflitto di interessi. Bisogna imparare ad amare senza rinunciare a se stessi.

Gli amori basati sulla dipendenza e il darsi totalmente all’altra persona finiscono per diventare disinteresse verso se stessi, spariscono completamente nella persona amata, un puro assorbimento. Una volta superato il limite e aver fatto dell’altruismo la nostra forma di vita, tornare indietro non è così semplice perché ci ritroviamo intrappolati in una ragnatela di sentimenti e pensieri che abbiamo sviluppato insieme alle responsabilità che ci siamo assunti.

È ovvio che in un rapporto di coppia ci sia bisogno di accettare e di rinunciare a certe cose, infatti per stare con una persona, bisogna imparare a conviverci e a negoziare molte cose. Il problema, però, sorge quando la negoziazione va oltre e supera i limiti del “ragionevole”, compromettendo il valore di una delle persone coinvolte nella relazione o fomentandone la distruzione. Questo si verifica quando non si arriva ad un compromesso, ma si stabiliscono rapporti di potere. Per questo viene spontaneo chiedersi: fino a che punto dobbiamo amare?

Come sostiene Walter Riso in uno dei suoi libri, il limite si trova nella nostra dignità, nella nostra integrità e nella nostra felicità. Vale a dire, quando l’essere per l’altro ci impedisce di essere per noi stessi. È a quel punto che comincia il lato oscuro dell’amore, il che non significa che l’affetto e i sentimenti debbano diminuire, ma che a partire da quel momento l’amore non è sufficiente per giustificare il vincolo affettivo, a causa dei limiti morali, fisici, psicologici e sociali. Anche se non possiamo decidere di disinnamorarci quando ci pare, possiamo invece interrompere una relazione distruttiva. Ma è anche vero che molto spesso nell’occhio del ciclone non si percepisce la tempesta e il clima sembra sereno e tranquillo.

La nostra cultura ha una grande influenza su di noi per quanto riguarda certi aspetti, in quanto spesso trasmette cliché sull’amore e sulle relazioni di coppia irrazionali. Idee sbagliate basate su categorie assolute e l’idea di sofferenza come determinanti di un grande amore, come a dire che se qualcuno non soffre per noi, allora non ci ama o che l’amore è il risultato di sacrifici continui. Forse l’amore che ci è stato insegnanto e mostrato e che continuano ad insegnarci è dogmatico, basato su una grande quantità di imperativi e regole, con conseguente perdita della capacità di rinnovarsi e aumento della dipendenza.

Per questo, se entriamo nel lato oscuro dell’amore, viviamo ogni nuovo giorno con una sensazione di tristezza permanente, diventando insensibili di fronte al dolore e alla sofferenza e servendoci dell’autoinganno, il quale ha le sue ragioni.

Di conseguenza, bisogna stabilire una relazione di andata e ritorno, un amore di andata e ritorno, attraverso un io degno che ci permetta di equilibrare lo scambio affettivo. Non si tratta di ridursi ad un individualismo egocentrico o di esaltare una rigida autonomia, ma di integrarsi nella relazione salvaguardadndo l’amor proprio. Il partner è importante, ma anche noi lo siamo, bisogna equilibrare i due piatti della bilancia e considerare sempre le necessità di entrambi. Bisogna conciliare le nostre esigenze con quelle del partner, rendendo le differenze compatibili.

L’amore verso se stessi apre la strada all’amore verso l’altro, rendendo la relazione più matura e rispettosa.

Così, alcuni dei vantaggi di esercitare un individualismo responsabile in una relazione di coppia sono: lo sviluppo del potenziale umano da parte di entrambi, lo stimolo reciproco e la ricerca del consenso, il non dare per scontate le emozioni dell’altro, la preoccupazione sana verso l’altro membro della coppia, una buona comunicazione e il rispetto reciproco, il tutto sulla base dei giusti sentimenti.

L’amore ha una doppia via. Quando diamo amore, aspettiamo amore. Le relazioni di coppia si nutrono dello scambio reciproco e dell’equilibrio.

Ricordate, “Mentre si attende di vivere, la vita passa” (Seneca).

Immagine per gentile concessione di Jeremy.