Wilhelm Steckel e la psicoanalisi

27 febbraio, 2019

Il nome di Wilhelm Steckel non è uno dei più conosciuti nell’ambito della psicoanalisi. Nonostante il suo lavoro sia stato determinante per la nascita di questa disciplina e abbia apportato concetti essenziali, non riuscì a emergere alla pari di alcuni  suoi contemporanei. È più facile sentire il nome di Steckel per aver criticato i conflitti nell’ambito della psicoanalisi che per il suo contributo ai fondamenti teorici.

Wilhelm Steckel nacque nel 1868 in un paesino della Romania chiamato Bojan. La sua famiglia era ebrea ortodossa e si dedicava al commercio. Studiò medicina a Vienna e successivamente aprì uno studio medico dove esercitava come medico generico. Tuttavia, aveva un interesse particolare per i fenomeni legati alla mente, soprattutto quelli relativi alla sessualità.

Il suo interesse per i fenomeni psicopatologici lo portò a pubblicare nel 1895 il libro “Über Coitus im Kindesalter” (Sul coito in età infantile). Quest’opera attirò l’attenzione di Sigmund Freud, il quale vide in Steckel un istinto innato e un’intelligenza particolarmente sveglia. Steckel fu anche tre uno scrittore prolifico e vivace:

“Il segno distintivo dell’uomo immaturo è il fatto che egli voglia morire nobilmente per una causa, mentre quello dell’uomo maturo è la sua volontà di vivere umilmente battendosi per essa.”
-Wilhelm Steckel-

Wilhelm Steckel e Freud

Wilhelm Steckel si rivolse allo studio di Freud per farsi psicoanalizzare. Aveva un problema di impotenza e il suo percorso con Freud durò solo 8 settimane, vale a dire circa 48 sessioni. A quanto pare, non risolse il suo problema, ma riuscì a stare meglio e ad alleggerire la sua angoscia.

Steckel aveva anche una compulsione patologica per la masturbazione. Scrisse infatti un’opera intitolata Auto-erotism: a psychiatric study of masturbation and neurosis (Autoerotismo: uno studio psichiatrico sull’onanismo e la nevrosi) pubblicata solo dopo la sua morte. Tutto quello che aveva a che fare con la sessualità stuzzicava la sua curiosità. E, chiaramente, la psicoanalisi attirò da subito la sua attenzione. In breve tempo passò da paziente di Freud a suo discepolo.

Wilhelm Steckel abbracció le teorie freudiane con estremo settarismo. Nella sua autobiografia scrive di Freud: “egli era il mio Cristo e io il suo apostolo”. Quando il padre della psicoanalisi pubblicò L’interpretazione dei sogni, Steckel la recensì con enorme entusiasmo. Fu uno dei pochi ad accorgersi dell’importanza dell’opera, intuizione che gli fece guadagnare la stima di Freud.

Freud

 

Un rapporto teso

A partire dal 1902, Wilhelm Steckel fu coinvolto in tutti i grandi avvenimenti della psicoanalisi dell’epoca. Nel 1908 pubblicò una nuova opera intitolata Conditions of Nervous Anxiety and Their Treatment (Gli Stati di angoscia nervosa e il loro trattamento), opera la cui prefazione fu scritta da Sigmund Freud in persona, che lo definì in più occasioni “collega”.

Tuttavia, Steckel aveva un carattere e un modo di fare che iniziarono a mettere a dura prova la pazienza di Freud. La sua mancanza di tatto e la sua “indecenza” erano esasperanti. Steckel parlava dei suoi sintomi e della masturbazione senza un briciolo di autocensura. In tal senso, Freud era in disaccordo con buona parte delle sue idee al riguardo. Durante le riunioni della International Psychoanalytical Association narrava episodi della sua vita che in realtà non erano mai accaduti. Freud sapeva che era pura finzione, dopotutto lo aveva psicoanalizzato.

Gli attriti arrivarono a un punto di non ritorno  quando Wilhelm Steckel intraprese uno studio sulla relazione tra i nomi e il destino. In questo lavoro spiegava come il loro nome aveva influenzato le scelte lavorative e altri aspetti della vita dei suoi pazienti. Freud lo incriminò per aver reso pubblici i nomi dei pazienti e Steckel ribatté che non aveva importanza in quanto tutti i casi erano inventati.

L’emarginazione di Steckel

In seguito a quell’episodio, Freud decise di escludere Willhelm Steckel dalla sua cerchia, sia professionale che personale. In una lettera indirizzata a Carl Jung, arrivò a dire che Steckel era un “vero porco”. Freud gli chiese di rinunciare alla direzione della rivista della Società psicoanalitica, ma Steckel non volle farlo. Allora il padre della psicoanalisi fece in modo che  la maggior parte dei suoi collaboratori si licenziasse e così si chiuse per sempre il rapporto tra i due.

Psicoanalisi

Nella sua autobiografia, Wilhelm Steckel afferma che Sigmund Freud avrebbe rubato molti dei suoi concetti. In altre parole lo accusa di averlo plagiato. Affermava che i concetti di istinto di morte e di angoscia erano una sua idea e che Freud li aveva copiati senza riconoscergliene il merito.

A differenza di altri dissidenti della psicoanalisi, Wilhelm Stekel non cercò di fondare una nuova scuola o corrente. Rimase fedele ai postulati fondamentali della psicoanalisi freudiana, ma allo stesso tempo ne rimase emarginato. Tuttavia, le sue opere sono state tradotte in varie lingue e hanno avuto un certo impatto. Steckel si sposò due volte, ebbe due figli e si tolse la vita nel 1940.

  • Stekel, W. (1961). La voluntad de vivir (No. 04; BF613, S8 1961.).