Yeonmi Park, biografia della bambina che affrontò il mostro

26 Ottobre 2019
Yeonmi Park è una giovane di 25 anni, residente negli Stati Uniti e attivista per i diritti umani. A soli 13 anni, durante la sua fuga dalla Corea del Nord verso la Cina, visse una esperienza terrificante. Questa è la sua storia.

La storia di Yeonmi Park è quella di una donna che, a soli 13 anni, si è trovata ad affrontare una prova di incredibile coraggio; lei stessa non sapeva di cosa si trattava. Se oggi è diventata una professionista di successo e risiede negli Stati Uniti, nel 2007 era una semplice bambina nordcoreana che ignorava totalmente come funziona il mondo oltre le frontiere del suo paese.

La prima occasione che ebbe di conoscere una realtà diversa da quella che aveva sempre conosciuto fu durante la proiezione del film Titanic. Si trattava di una pellicola proibita dal regime coreano, ma materiale di questo tipo circolava nel mercato nero. Quando Yeonmi Park vide il film, scoprì che esisteva l’amore di coppia e che si poteva morire per amore e non soltanto per la patria.

“Anche gli uccelli e i topi possono ascoltare ciò che si sussurra, viviamo nella paura, nell’indottrinamento politico e sociale. Non pensare diversamente, non dire la tua opinione, non mettere in dubbio. Obbedisci, rinuncia alla tua individualità.”

-Yeonmi Park-

Sebbene possa sembrare l’estratto di un libro di Orwell, Yeonmi Park afferma che in Corea del Nord non esistono parole per definire l’amore di coppia. Nessuno dei termini usati parla di qualcosa di individuale, privato o personale. Tutto è collettivo, tutto è agglomerato nel termine “noi”. Per questo, quando scappò dal suo paese natale, in realtà non sapeva dove era diretta o perché desiderava andarsene.

Strada al tramonto

L’infanzia di Yeonmi Park

Yeonmi Park è nata il 4 ottobre 1993 in Corea del Nord. La sua famiglia godeva di una situazione economica migliore rispetto alla maggior parte della popolazione, poiché suo padre era un membro rispettato e un funzionario del Partito del Lavoro di Corea.  Tutto iniziò a cambiare a fronte della crisi economica del paese durante gli anni ’90.

I beni primari iniziavano a scarseggiare e suo padre creò e prese parte a una rete di contrabbando per migliorare la qualità delle loro vite. Tuttavia, trattandosi di uno dei paese più ermetici del mondo, le sue attività furono intercettate dalle autorità. Di conseguenza, fu inviato presso un campo di lavoro e Yeonmi, sua sorella Eunmi e sua madre furono costrette a patire la fame per qualche tempo.

La famiglia viveva in una zona non distante dalla frontiera con la Cina. Yeonmi vedeva le lucine dei villaggi al confine e immaginò che lì si potesse ottenere del cibo. Quando il padre tornò, suggerì alla famiglia di fuggire in Cina. Sua sorella Eunmi sparì dalla mattina alla sera e, anche se tutti credevano che fosse fuggita, nessuno lo sapeva con certezza.

La fuga verso la Cina

Il motivo che spinse Yeonmi e la madre a fuggire verso la Cina fu la speranza di trovare un piatto di riso da mangiare. Non scappavano dal regime, ma dalla fame. Suo padre non poté accompagnarle perché al momento era malato. Una volta attraversata la frontiera, si trovarono di fronte ai trafficanti di persone.

Chi viene sorpreso a scappare dalla Corea del Nord verso la Cina viene deportato dalle autorità. I cinesi, consapevoli della situazione, avevano creato un vero e proprio business attorno a questo dramma. Una volta raggiunto il confine, Yeonmi e la madre si imbatterono in queste persone che decisero di violentare la ragazza. Sua madre offrì il suo corpo al posto di Yeonmi e fu così violentata davanti alla figlia.

In seguito, entrambe le donne furono vendute a due diverse fattorie. Quando venne separata dalla madre, Yeonmi tentò il suicidio. Allora il contadino che l’aveva comprata le disse che se fosse diventata la sua amante l’avrebbe aiutata a ricongiungersi con la sua famiglia. Sorprendentemente, fu fedele alla sua promessa.

Primo piano di Yeonmi Park

Una nuova vita

Con il tempo, Yeonmi riuscì a ricongiungersi alla madre e insieme portarono anche il padre in Cina. Purtroppo, l’uomo era gravemente malato di cancro e morì poco dopo, a soli 45 anni. Per non attirare l’attenzione, non organizzarono nessun funerale, bensì si limitarono a seppellirlo in cima a una montagna. In seguito, le donne trovarono sostegno in alcuni missionari cinesi che le aiutarono a fuggire in Mongolia.

Lì furono di nuovo a rischio, e minacciarono di togliersi la vita se fossero state nuovamente deportate in Corea del Nord. Infine, riuscirono a raggiungere la Corea del Sud. Per Yeonmi, fu come trovarsi in un altro pianeta. Il primo giorno di scuola, la sua nuova maestra gli chiese quale fosse il suo colore preferito, e la ragazza non seppe cosa rispondere. Non aveva idea di cosa fosse una preferenza individuale.

Yeonmi Park è diventata un’attivista per i diritti umani e una lottatrice contro il traffico di esseri umani. Attualmente vive negli Stati Uniti, dove si è sposata e ha una figlia. Per fortuna, il suo incubo si sta pian piano allontanando ed è riuscita persino a ritrovare la sorella in Corea del Sud. Bisogna dire che alcuni esperti di tematiche coreane hanno messo in dubbio la veridicità di questa storia, ma al momento non esistono prove che sia falsa.

A ogni modo, si tratta di una storia spiazzante che mostra come la società e la cultura in cui viviamo influiscono fortemente sulla nostra persona. L’incapacità di esprimere un giudizio personale e non conoscere l’amore assicurano a qualsiasi regime la sottomissione del suo popolo. Il linguaggio ci libera, ma può anche incarcerarci.

La storia di Yeonmi Park può essere vera oppure no, o forse solo per alcuni aspetti; ma di certo è piena di ricordi che possono essersi alterati dalle emozioni.

  • Bosch, X. B. (2017). ¿Los falsos mantras norcoreanos? Desnuclearización, colapso del régimen y reunificación. Comillas Journal of International Relations, (9), 19-45.