Alzare la voce e chiedere all'altro di non gridare

06 settembre, 2020
Gridare e chiedere all'interlocutore di non alzare la voce è una contraddizione. Le urla aggrediscono e turbano chi le riceve, ma al tempo stesso sottraggono forza e ragione al discorso di chi le usa.

Avete tutto il diritto di chiedere agli altri di non alzare la voce. L’unica condizione è che anche voi non gridiate, altrimenti si tratta di una richiesta priva di senso. Nella realtà non è raro assistere a discussioni in cui si risponde alle urla con le urla, in un escalation di toni.

Capita a tutti, prima o poi, di trovarsi di fronte a una persona irascibile, incapace di mantenere il controllo. È una bella sfida, soprattutto quando questa persona è il nostro capo, il collega o il partner. La prova consiste nel non permettere all’altro di farci perdere le staffe, e non è affatto facile.

Si tratta di una situazione difficile da controllare. Le urla sono offensive e ci fanno facilmente alterare. Per chiedere all’interlocutore di non gridare, il segreto è imparare a reagire nel modo corretto. Se invece fate parte della categoria degli “urlatori”, non avete molte armi per esigere dagli altri un tono più pacato.

“Gli uomini gridano per non ascoltarsi.”

– Miguel de Unamuno –

Coppia che urla e si appoggia contro la fronte.

Alzare la voce come forma d’espressione

Gridare è un gesto utile solo per intimidire o esprimere rabbia. L’ira è il principale motore delle urla, che sono, tra l’altro, mezzo di espressione che denota scarso controllo.

Sono molti i luoghi comuni o le frasi fatte a cui ricorriamo per giustificarci quando alziamo la voce. “Grido perché non mi ascolti”, si dice a volte. Esistono molte altre formule stereotipate che pretendono di dare una spiegazione razionale al gesto irrazionale del gridare.

Alzare la voce è soltanto indice di instabilità emotiva. Gridiamo per mostrarci più forti di quello che siamo e per dominare la situazione. Nonostante ciò, dimostriamo solo di non avere sufficiente controllo, nemmeno su noi stessi.

Perché gridiamo?

Alziamo la voce quando ci sentiamo spaventati o messi alle strette, quindi aggrediamo per difenderci. La minaccia può essere reale o immaginaria, molte volte esiste soltanto nella nostra insicurezza.

Quando dipendiamo molto dalla approvazione altrui, o siamo ipersensibili alle critiche, qualunque gesto potrebbe essere interpretato come un’aggressione latente a cui dobbiamo rispondere.

Un altro motivo per cui gridiamo è l’abitudine. Chi, per esempio, è stato educato a gridare, interiorizza questa modalità di comunicazione come normale. Quando viene contrariato o si sente frustrato, alza la voce per esprimere delusione o malessere.

Alcune persone mostrano una tendenza all’aggressività, sia per un temperamento mal indirizzato o perché stanno attraversano situazioni che sono incapaci di gestire. In questi casi, gridare non diventa solo un meccanismo di difesa abituale, ma si mostrerà puntualmente come ostilità e attacchi di rabbia.

Chiedere agli altri di non alzare la voce

In genere, se alziamo il tono di voce, riceviamo lo stesso trattamento; in ciò si rivela chiaramente l’inutilità del gesto. Ma non è solo inutile, bensì danneggia fortemente la comunicazione e le relazioni. Chiedere all’altro di non gridare è un diritto che va conquistato e difeso. Per ottenerlo, dobbiamo partire da noi stessi.

Nei rapporti di potere si osserva spesso un modello comportamentale per cui il “superiore” ha, apparentemente, il diritto di gridare, che invece manca a chi è soggetto al suo dominio. Si nota nel rapporto insegnante-studente, genitori-figli, capo-dipendente o persino nelle coppie basate su schemi di potere asimmetrici.

In questi contesti, in cui esiste un potere verticale e forte, si crea spesso la dinamica “gridare e chiedere di non gridare”. La madre che urla al figlio vede come irrispettoso ricevere la stessa modalità di comunicazione. Si è convinti che esista una gerarchia che va rispettata; il che è vero, ma si trascura l’evidenza che l’autorità nasce dalla coerenza e dall’esempio.

La madre, l’insegnante, il capo, il partner possono averla vinta alzando la voce. Intimidiscono o inibiscono, ma piantano il seme della mancanza di rispetto. Chi dice una cosa e ne fa un’altra, chi perde le staffe e ci chiede di controllarci, non ottiene il nostro rispetto. Le urla non apportano nulla e, sebbene alzare la voce sia una grossa tentazione, si tratta comunque di un errore.

Shelton, N., & Burton, S. (2004). Asertividad. Haga oír su voz sin gritar. FC Editorial.