Antiterrorismo: l'uso delle metafore

02 luglio, 2020
Le metafore vengono utilizzate per comprendere meglio la lotta al terrorismo. Volete conoscere quelle più utilizzate?

La lotta al terrorismo si chiama antiterrorismo, gli Stati e le forze di sicurezza sono i principali attori in questo campo. Poiché il terrorismo è un fenomeno in continua evoluzione, l’antiterrorismo deve adattarsi a nuove forme per avere successo. Per tale ragione, è un fenomeno complesso ed estremamente difficile da interpretare, motivo per cui si fa spesso ricorso alle metafore per spiegarlo.

Le metafore sono figure retoriche nelle quali una parola o una frase rappresenta un oggetto o un’idea diversa, evocando una somiglianza o un’analogia. Il loro uso serve a comprendere i fenomeni più complessi in modo semplice.

Tuttavia, le metafore tendono a semplificare i fenomeni e restituiscono un senso falsato della comprensione totale. Pertanto, sebbene possano rivelarsi utili per capire meglio i fenomeni che rappresentano, come nel caso dell’antiterrorismo, tendono a tralasciare altri concetti in quanto incompatibili con la metafora stessa.

Cavallo di Troia

L’antiterrorismo come guerra

Questa metafora fa riferimento a una guerra tra stati dove il nemico è un’entità nazionale ben identificabile che si oppone alla nostra nazione. La coesistenza di entrambi è impossibile, uno dei due deve scomparire, non si riuscirà mai raggiungere un accordo. In altre parole, è un conflitto a somma zero, la vittoria dell’uno presuppone la sconfitta dell’altro. Il nemico vuole distruggerci, pertanto dobbiamo difenderci conquistando o distruggendo il suo territorio.

D’altro canto, essere in stato di guerra ha delle implicazioni, come l’unità nazionale e la mobilitazione a sostegno della causa. In tal senso, le voci critiche sono tacciate di anti-patriottismo o di tradimento. Allo stesso modo, anche l’entrare in guerra implica valori come solidarietà, eroismo, coraggio e sacrificio.

E, naturalmente, Dio è dalla nostra parte, pertanto è evidente anche la dimensione morale. Ovviamente, le guerre si vincono e lo si fa con le forze militari, dunque il capo di stato deve esercitare tutto il suo potere fino al punto di limitare alcune libertà.

La lotta al terrorismo come applicazione della legge

Far rispettare la legge e dichiarare guerra sono due modi per proteggere i cittadini di una nazione. La scelta tra l’una e l’altra opzione dipende dall’entità della minaccia. Mentre la guerra è incentrata sul nemico, la legge è incentrata sul reato. Inoltre, i limiti risultano più definiti in questa metafora. Inizia nel momento in cui si infrange la legge e finisce una volta scontata la pena corrispondente. Le politiche sul welfare e sull’istruzione sono alcune tra le risorse più utilizzate.

La metafora del rispetto delle leggi è incentrata sul colpevole e non tollera danni collaterali come la guerra. Pertanto, le perdite risultano nettamente inferiori. La punizione prevede solitamente la prigione, perciò in caso di errore giudiziario, il danno cagionato è inferiore a quello di una guerra, la quale implica l’uccisione.

“Il terrorismo è la tecnica di pretendere l’impossibile, e di pretenderlo in punta di cannone.”

-Christopher Hitchens-

L’antiterrorismo come contenimento di un’epidemia sociale

Le precedenti metafore fanno riferimento alle manifestazioni della violenza, ma non ai fattori che la provocano. La metafora dell’epidemia sociale utilizza la triade epidemiologica composta da un agente esterno, un ospite vulnerabile e un ambiente che li pone in contatto. Nell’ambiente è presente anche un vettore o trasmettitore.

Applicando ciò al terrorismo, gli agenti sono i terroristi mentre i vettori sono i canali utilizzati per diffondere l’ideologia. Sarebbe dunque l’ambiente a promuovere la militanza, così come i conflitti o le repressioni politiche.

La metafora dell’antiterrorismo come epidemia sociale ha a sua volta delle implicazioni. Per esempio, l’esistenza di soggetti immuni. Tali individui risulterebbero immuni agli agenti esterni in quanto possiedono motivazioni efficaci come la forza psicologica o il supporto sociale.

L’antiterrorismo si concentrerà pertanto nell’evitare il contagio o, in questo caso, l’ideologia radicale, che corrisponderebbe all’agente patogeno o virus. Un’altra implicazione risiede nel fatto che i soggetti radicalizzati possono essere “curati”.

Ombra su una parete

L’antiterrorismo come strategia di riduzione del pregiudizio

Le tre precedenti metafore sull’antiterrorismo considerano il terrorismo come un problema esterno che richiede la necessità di un intervento. Tuttavia, la metafora della riduzione del pregiudizio tiene conto dell’interazione tra due comunità il cui conflitto può generare terrorismo. Questa metafora rappresenta un gruppo di persone con atteggiamenti negativi verso un altro gruppo.

Modificare tali atteggiamenti, o meglio ridurre i pregiudizi, sarebbe la strategia ideale da seguire. Sradicare le percezioni errate e costruire un’identità comune rappresenterebbero gli obiettivi dell’antiterrorismo secondo questa metafora, la cui massima rappresentazione è il contatto tra i membri dei diversi gruppi in conflitto.

In breve, le metafore, oltre a semplificare e aiutare a comprendere i fenomeni, presentano ulteriori implicazioni; motivo per cui è necessario essere cauti nell’usarle per interpretare la realtà.

  • Kruglanski, A. W., Crenshaw, M., Post, J. M., & Victoroff, J. (2008). What should this fight be called? Metaphors of counterterrorism and their implications. Psychological Science in the Public Interest, 8(3), 97-133.