Byung-Chul Han e il suo pensiero

8 Marzo 2019
Il pensiero di Byung-Chul Han è un invito alla resistenza contro fenomeni come la produttività senza limiti, la digitalizzazione della vita e la schiavitù consensuale. Tutti aspetti della realtà contemporanea che ci stanno facendo ammalare.

Byung-Chul Han è uno degli autori attuali più interessanti. Per quanto abbia raggiunto una certa fama, non si può dire che goda di grande popolarità. Per questo vale la pena di soffermarsi sui temi principali del suo pensiero, per riflettere sugli stili di vita dell’epoca contemporanea e sulla direzione che la nostra società  sta prendendo.

Filosofo e scrittore sudcoreano, Byung-Chul Han è altresì un esperto di studi culturali e si è affermato come una delle voci più autorevoli del pensiero contemporaneo. Il suo lavoro si è concentrato su fenomeni di estrema attualità, come lo sviluppo della tecnologia, la cultura del duro lavoro e gli effetti della globalizzazione del capitalismo.

“Nella società della prestazione neoliberale chi fallisce, invece di mettere in dubbio la società o il sistema, ritiene se stesso responsabile e si vergogna del fallimento. In ciò consiste la speciale intelligenza del regime neoliberale: non lascia emergere alcuna resistenza al sistema. (…) L’aggressività si rivolge, invece, contro noi stessi: quest’aggressività indirizzata contro se stessi non rende gli sfruttati dei rivoluzionari, bensì dei soggetti repressi.”

– Byung-Chul Han-

Alcuni dei lavori più famosi di Byung-Chul Han si intitolano La società della stanchezza (2012), Eros in agonia (2013), Topologia della violenza (2011) e Psicopolitica (2016), tra gli altri. In essi troviamo alcuni concetti chiave del suo pensiero, vere e proprie coordinate della sua visione del mondo. Vediamoli in dettaglio.

Pensiero di Byung-Chul Han

1. Autosfruttamento

Gran parte delle riflessioni di Han ruotano intorno al modo in cui oggi intendiamo il lavoro. In un’intervista ha riassunto in maniera lapidaria il suo pensiero al riguardo affermando: “Oggi arriviamo a sfruttarci da soli, nella falsa convinzione che ci stiamo realizzando”.

Per Han, l’uomo contemporaneo segue acriticamente il dettato sociale: fa’ tutto ciò che PUOI. Fino a qualche tempo fa era invece tenuto a fare quello che DOVEVA. Oggi l’essere umano crede di dover raggiungere il “successo” a ogni costo, anche andando contro se stesso, e cade in uno stato di profonda angoscia se non vi riesce. Il potere non ha nessun bisogno di applicare metodi di coercizione. Tutti si sottopongono a questo regime di lavoro e di consumo in maniera completamente volontaria.

Ragazza stressata

2. Comunicazione

Nelle opere di Byung-Chul Han vi sono anche costanti riferimenti ai fenomeni della comunicazione come li osserviamo oggi. Sostiene che le relazioni sono ormai state sostituite dalle connessioni. Oggi ci si limita a stabilire un mero collegamento tra fonti di informazione sparse per il mondo.

Sottolinea che senza la presenza fisica altrui non può esserci comunicazione, ma solo scambio di informazioni. Tutti i sensi, tranne la vista, stanno così cadendo in disuso. Ed ecco perché, sotto certi aspetti, la comunicazione si è notevolmente indebolita. A loro volta, le persone guardano solo i loro “simili”, quelli cioè disposti a ricambiare i loro “mi piace”. Dove trovare le differenze, allora?

3. Il giardino

Il concetto di “giardino” non è uno dei più ricorrenti in filosofia. Nel lavoro di Han riguarda la resistenza alle imposizioni del mondo digitale. Questa sfera è caratterizzata da una materialità diffusa, ma effimera. Come dice il filosofo: “il digitale non pesa, non odora, non oppone resistenza, basta un dito per fare tutto”.

In questo senso, il concetto di giardino è un invito a tornare alle sensazioni concrete. Annusare, sentire, toccare… Il pensatore sudcoreano parla di “giardino segreto”, uno spazio riservato in cui ritrovare il contatto con la realtà materiale, senza l’intermediazione del digitale. È, a suo parere, un modo per recuperare quella che lui chiama “la bellezza originale”.

4. L’altro

Quello di “altro” è uno dei concetti più in crisi nella società di oggi, che sembra avere come unico slogan il conformismo. Le “tendenze” e il “virale” non sono altro che manifestazioni di questo desiderio di appartenere a una collettività che marcia all’unisono.

Han sostiene che, quanto più siamo uguali, più aumenta la produzione. Secondo il suo giudizio, le divergenze vanno contro gli obiettivi del neoliberismo. Se fossero solo alcuni, per esempio, a usare gli smartphone e altri no, il mercato ne risentirebbe senz’altro. Allo stato attuale delle cose, invece, sperimentiamo un conformismo radicale, un’immensa passività che riduce l’essere umano alla condizione di cliente o produttore.

Follower che seguono il leader

5. Il tempo

Il tempo è un altro aspetto critico nel mondo odierno. Han sostiene la necessità di una vera e propria rivoluzione nella gestione del tempo. Oggi prevalgono la velocità e la transitorietà. Tutto viene fatto nel modo più veloce possibile, e non appena si raggiunge un obbiettivo, si è già pronti a passare oltre. È un guerra costante all’idea di permanenza.

Per un pensatore come Han, è essenziale recuperare il tempo personale, cioè quello in cui ci dedichiamo a noi stessi. Tempo proprio, da vivere al di fuori del sistema produttivo. Recuperare i momenti di ozio e i momenti per divertirsi. Ritagliarsi del tempo per essere improduttivi, un’idea diversa da quella di “pausa” che è solo un altro dei modi per renderci più efficienti al lavoro.

Indubbiamente, il pensiero di Byung-Chul Han è oggi uno dei più ricchi e interessanti della filosofia contemporanea. E non va inteso solo come il suo “lavoro”. Han stesso vive secondo i principi che predica. Il suo obbiettivo e, prima di tutto, affermare il suo essere e la sua libertà.

  • Dow, S. R. (2015). Muchedumbre, artes y política. Byung-Chul Han y las racionalidades comunicativas contemporáneas. Palabra Clave, 18(2).