Cervello sinestesico: cos'è e cosa dice la scienza?

Il "cervello sinestesico" funziona in modo diverso. Percepire i suoni quando si guardano i colori o sentire un odore quando qualcuno ci accarezza risponde a lievi alterazioni neurologiche tanto particolari quanto affascinanti. Vediamo di cosa si tratta.
Cervello sinestesico: cos'è e cosa dice la scienza?

Ultimo aggiornamento: 11 agosto, 2021

Vedere colori quando si ascolta musica; sentire una carezza sulla guancia mentre si gusta un gelato; toccare il petalo di un fiore e percepire un sapore dolce… Queste esperienze sensoriali descrivono un’alterazione neurologica condivisa da migliaia di persone in tutto il mondo: il cervello sinestesico.

Sappiamo che personalità come Vincent Van Gogh, Vladimir Nabokov, Wassily Kandinsky e Nikola Tesla erano in grado di servirsi di due sensi contemporaneamente. Per molto tempo, di fatto, si è pensato che la sinestesia fosse una caratteristica delle menti più inclini alla fantasia e che non potesse essere provata scientificamente.

Tuttavia, con l’avvento del nuovo millennio, neuroscienziati, psicologi e persino genetisti, hanno cominciato a studiare questa singolarità neurologica. Quello che hanno scoperto è a dir poco affascinante. Vediamo di cosa si tratta.

Secondo gli esperti, la sinestesia può ottimizzare alcune abilità cognitive come creatività e memoria. Ciò è dovuto al fatto che il cervello sinestesico è in grado di stabilire migliori connessioni.

Cuore e cervello.

Cos’è la sinestesia?

Iniziamo con la definizione del termine “sinestesia”. Si tratta di un fenomeno percettivo dovuto a un disturbo neurologico. Per l’esattezza consiste nell’attivazione automatica, contemporanea e involontaria di diverse aree sensoriali o cognitive in risposta a stimoli specifici. Ciò fa sì che i suoni possano essere associati a un colore, la musica ai sapori e le lettere a certe tonalità.

Al tempo stesso, è importante chiarire alcuni aspetti. La sinestesia non è un’esperienza allucinatoria, come  pensavano gli psichiatri Bleuler e Lehmann nel 1871. Inoltre, non è indice di disturbo mentale come la schizofrenia né il prodotto di una mente altamente immaginativa.

Si può affermare che il passo più importante verso la comprensione della sinestesia come fenomeno neurologico sia riconducibile a uno studio realizzato nel 1995 dal Dottor Paulesu. Per questa ricerca, sono stati eseguiti diversi esami diagnostici con la tomografia a emissione di positroni volti a misurare le risposte emodinamiche nei sinesteti.

Si è così confermato un dato che già si sospettava: il cervello sinestetico funziona in modo diverso.

Quali sono le caratteristiche del cervello sinestesico?

Si stima che tra il 3 e il 5 % della popolazione possieda una qualche forma di sinestesia. Inoltre, è più frequente nelle donne rispetto agli uomini. D’altro canto, è interessante sapere che per molti è percepito come un dono, in quanto sperimentare il mondo attraverso l’integrazione di più sensi contemporaneamente rende la realtà più intensa, particolare e affascinante.

Per non parlare di un altro aspetto: le persone sinestetiche sono tendenzialmente più creative e dotate di maggiore memoria, in quanto il loro cervello dispone di più connessioni. Lo studio realizzato dal Dottor Gian Bheeli dell’Università di Zurigo e pubblicato sulla rivista Nature indica una base genetica all’origine, in linea di massima ereditaria.

Suoni dal sapore dolce, musica che si traduce in un’esplosione di colori, consistenze che evocano immagini… Se siete curiosi di sapere come è fatto il cervello di un sinestesico, sappiate che la scienza ci ha fornito risposte molto interessanti.

Cervello sinestesico: il fenomeno dell’attivazione incrociata

Lo sviluppo cerebrale prevede una fase denominata potatura neurologica, ovvero un processo per cui si eliminano le connessioni sinaptiche tra i neuroni per plasmare un cervello più specializzato.

Fino ai 12-13 anni è normale avere più neuroni e sinapsi di quelli funzionalmente necessari. Tale perdita progressiva è necessaria per il corretto funzionamento del cervello stesso.

Nel caso delle persone sinestesiche il processo di potatura neuronale sembra essere incompleto, motivo per cui alcune aree si intersecano tra loro.

Secondo la ricerca condotta dall’Università di Amsterdam (Olanda), le aree associate al colore nella corteccia occipito-temporale possono improvvisamente collegarsi alle aree motorie; ne consegue che i movimenti possono evocare delle tonalità.

Occorre notare che le persone sinestesiche hanno tutte esperienze individuali, legate al modo in cui il loro cervello stabilisce le connessioni.

L’ipotesi della mediazione limbica

Se vogliamo sapere come funziona il cervello sinestesico, dobbiamo prendere in considerazione l’ipotesi della mediazione limbica. Sviluppata per la prima volta da Richard Cytowic e Frank Wood nel 1982, sostiene che la sinestesia sia governata dal sistema limbico, in particolare dall’ippocampo.

Si è potuto osservare che le persone sinestesiche presentano molte più fibre connettive in quest’area, le quali partono dal sistema limbico per arrivare alla neocorteccia. Ciò si traduce in un maggior numero di fenomeni percettivi, di sensazioni, ricordi e persino emozioni.

Colori accesi.

Che aspetto ha il cervello sinestesico? Cosa rivelano gli studi di neuroimaging funzionale

L’evoluzione delle tecniche diagnostiche e di neuroimaging ci ha permesso di ottenere molti più dati sul cervello sinestesico.

Grazie ai volontari che si sono sottoposti a esami quali tomografia a emissione di positroni (PET) e risonanza magnetica funzionale (fMRI), sappiamo quanto segue:

  • Le aree della corteccia visiva mostrano una maggiore attivazione.
  • Vi è una maggiore densità di materia grigia.
  • Si assiste a un’elevata iperconnettività a partire dalla corteccia uditiva fino all’insula (questa regione è collegata alle emozioni e alla regolazione dell’omeostasi corporea).
  • Una maggiore interconnettività del cervello rispetto alle persone non sinestesiche.

Conclusioni

La sinestesia è un fenomeno affascinante che attira l’interesse di neuroscienziati e psicologi. Contiamo sul fatto che nei prossimi anni ne sapremo molto di più, ma l’aspetto più importante è che le persone con questa particolarità non la vivono affatto come un problema, ma come un vero e proprio dono.

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