Che cosa disse Freud su Hitler quando quest’ultimo era solo un bambino?

4 aprile 2015 in Curiosità 120 Condivisi

Chi di noi, guardando un documentario sul nazismo, non ha mai pensato che Hitler soffrisse di qualche problema mentale? Di fatto, nel 1942 il servizio dell’Intelligence britannica analizzò un discorso che Hitler aveva pronunciato quello stesso anno, in cui si potevano notare chiari indizi di isteria, epilessia e persino paranoia.

Molto prima di raggiungere il potere, il giovanissimo Adolf Hitler (per essere più esatti, quando era ancora un bambino) mostrava già segni di squilibrio mentale. Per analizzare la sua situazione, il suo medico di famiglia, Eduard Bloch, consultò un riconosciuto dottore viennese, chiamato Sigmund Freud.

Secondo alcuni studi realizzati da Laurence Marks e John Forrester, dedicati alla vita e alle opere di Freud, nel 1895 il fondatore della psicoanalisi suggerì di far ricoverare il piccolo Adolf in un centro di salute mentale per bambini. Purtroppo, i suoi consigli non vennero presi in considerazione.

Freud e il piccolo Adolf

Quando aveva solo sei anni, Adolf Hitler soffriva di incubi molto vividi in cui vedeva se stesso cadere in abissi profondi o in cui veniva perseguitato e picchiato fino a desiderare la morte. Questi episodi e molti altri convinsero il dottor Bloch del fatto che il bambino avesse bisogno dell’aiuto di uno specialista e per questo fece ricorso a Sigmund Freud, che realizzava visite psicoanalitiche dalla grande fama, a cui si sottoponevano sia membri della classe più alta della società che della borghesia.

Il dottor Bloch chiese consiglio a Freud sul caso di Adolf Hitler più volte, e la diagnosi fu sempre la stessa: necessità di ricovero e trattamento, con cui la madre di Hitler, Klara, si mostrò completamente d’accordo. Tuttavia, Adolf non fu trattato, poiché suo padre, Alois Hitler, non acconsentì. Si trattava infatti di un uomo molto intransigente che voleva che suo figlio continuasse a studiare per lavorare come impiegato alle dogane.

Il padre di Hitler maltrattava il figlio con punizioni anche fisiche, e per questa ragione il piccolo Adolf cercò persino di scappare di casa più volte durante l’infanzia. Secondo gli studiosi, pur di evitare che i suoi maltrattamenti venissero scoperti, Alois impedì sempre il ricovero e il trattamento psicologico del figlio.

Al raggiungimento dei 18 anni d’età ad Adolf Hitler fu negato per due volte l’accesso all’Accademia delle Belle Arti di Vienna (tra il 1907 e il 1908), il che portò il ragazzo a soffrire di diverse crisi di nervi molto forti, che accentuarono il suo malessere psicologico.

L’ebreo che venne salvato dal Führer

Nel 1938, quando il nazismo raggiunse il picco del potere e l’Austria venne annessa alla Germania per formare l’Anschluss, gli ebrei austriaci iniziarono a essere uccisi dalla Gestapo. Ma ci fu un medico di origine ebrea che scrisse direttamente a Hitler chiedendogli protezione, e fu lo stesso Führer ad ordinare a Martin Bohrmann di nasconderlo. Il medico graziato era proprio il dottor Eduard Bloch, che non subì nessun maltrattamento, ma riuscì ad ottenere un passaporto che gli permise di emigrare negli Stati Uniti con sua moglie.

Leggendo questa storia è impossibile non chiedersi che cosa sarebbe successo se il padre di Hitler avesse accettato di far trattare suo figlio. Che cosa sarebbe accaduto se quel bambino avesse ricevuto un trattamento psicologico adeguato? Non possiamo non immaginare che, probabilmente, la storia dell’umanità intera avrebbe preso un’altra strada e gli orrori dell’olocausto non si sarebbero mai verificati. Purtroppo, però, si tratta solo di supposizioni e non lo sapremo mai.

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