Ci sono giorni in cui possiamo tutto e poi ci sono giorni no

I giorni della depressione e dello scoraggiamento non compaiono solo perché. Spesso, dietro di loro ci sono emozioni incagliate, nodi di pensiero che si sono incastrati e che dobbiamo risolvere con calma e correttamente. La cura di sé in quei giorni è la chiave del benessere.
Ci sono giorni in cui possiamo tutto e poi ci sono giorni no
Valeria Sabater

Scritto e verificato da la psicologa Valeria Sabater.

Ultimo aggiornamento: 07 gennaio, 2023

Ci sono giorni in cui possiamo tutto e momenti in cui proprio non ce la facciamo. C’è qualcosa che non va? È un problema sperimentare quegli sbalzi d’umore, quegli alti e bassi nell’universo della motivazione? Ovviamente no. Le persone non sono macchine, androidi infallibili che fanno tutto. Siamo esseri umani con giorni migliori e momenti meno buoni.

Ora, la domanda è che, in media, riusciamo a gestire quei momenti in cui lo scoraggiamento ci sopraffà e arrugginisce le nostre prestazioni. Ci sono momenti in cui la mente dice “dai, muoviti, hai delle cose da fare” e non solo il corpo non l’accompagna, ma c’è una parte del nostro cervello che risponde con “scusa, oggi non c’è spazio per entusiasmo, desiderio o motivazione.

Questa mancanza di energia non è sempre dovuta a un problema di salute, lo scoraggiamento ha un suo perché e una sua composizione che quando si deposita e ci intrappola, è molto difficile da mandare via. È un complesso mix di processi psicologici ed emozioni. In esso sono presenti pensieri, sensazioni fisiche, preoccupazioni ed emozioni di vario tipo (apatia, tristezza, frustrazione…).

Quei giorni “down” non sono affatto un riflesso del fatto che soffriamo di qualche disturbo; Non è una forma depressione. Tuttavia, la cosa più opportuna è fare in modo che questi stati non si prolunghino nel tempo. Come vengono, devono andarsene, essere visitatori di passaggio, di quelli che ci lasciano il loro messaggio e poi ci lasciano per far posto a momenti migliori. Scaviamo un po’ più a fondo.

Uomo pigro davanti al computer che rappresenta quei giorni in cui tutto può

Cosa ci succede in quei giorni no?

Può essere curioso, ma gli esperti di psicologia della motivazione ci indicano qualcosa di sorprendente: gli alti e bassi ci arricchiscono come esseri umani. Attraversiamo periodi in cui siamo in grado di conquistare il mondo e presto, arrivano i giorni in cui tutto può farci, possono darci l’opportunità di insegnarci diverse cose. La prima, che non siamo infallibili e che ogni tanto toccare il fondo è normale.

D’altra parte, sapere perché cadiamo a pezzi e cosa c’è dietro lo scoraggiamento ci permette di conoscerci meglio. C’è però un problema ed è che questi “bassi” non ci piacciono e ci difendiamo da loro come chi si libera di qualcosa di scomodo che preferisce tenere lontano. Camuffiamo il disagio senza capirlo, senza saper gestire quelle realtà nascoste che tante volte spengono la nostra voglia di mangiarci il mondo.

Così, e quasi senza rendersene conto, questi problemi si radicano e il cervello entra in un ciclo di continui alti e bassi in cui è molto facile sfociare nell’impotenza, in quella forma camuffata di depressione che è la distimia. Dobbiamo fare attenzione.

I giorni no possono capitare di tanto in tanto e non devono essere qualcosa di ricorrente. Questi sono momenti in cui non c’è altra opzione se non quella ovvia: parlare con noi stessi e incoraggiare la cura di sé emotiva.

Perché ci sono giorni in cui possiamo tutto e altri in cui ci sentiamo così? Cosa c’è dietro lo scoraggiamento?

I giorni in cui tutto ci travolge e la vita stessa ci appesantisce eccessivamente, quello che proviamo è lo sconforto. E quando questo stato ci coglie, usiamo mille strategie per evitarlo: dormiamo, camminiamo, guardiamo serie, ascoltiamo musica, incontriamo qualcuno, facciamo sport… Tutte queste strategie sono un modo per mascherare il disagio. Lo nascondiamo e non lo risolviamo.

È essenziale in tutti i casi che siamo in grado di connetterci con l’origine e l’innesco di quello stato mentale. In media, dopo quei giorni in cui tutto va oltre le nostre energie, di solito ci sono le seguenti realtà:

  • Confronto sociale. Secondo uno studio condotto presso l’Università di Harvard dal Dr. Tod Rogers, le persone tendono a confrontare le nostre prestazioni, ciò che facciamo, ciò che raggiungiamo o abbiamo con il nostro ambiente più vicino. In questo modo, guardare a ciò che alcuni hanno raggiunto e sentirsi a volte in svantaggio, alimenta lo scoraggiamento e qualcos’altro: bassa autostima.
  • Tendenza a vedere il lato negativo delle cose. Anche se non ce ne rendiamo conto, a volte attraversiamo il mondo con gli occhiali della negatività, quelli che lasciano intravedere solo le difficoltà, i problemi, gli errori commessi e le incertezze. È una modalità evidente di sofferenza.

E poi, ancora…

  • Eccessivo ascolto del sé critico e perfezionista. Molti di noi hanno un sé interiore altamente dannoso e pericoloso. È quella che alimenta un dialogo interiore basato sull’autocritica, nella ricerca del perfezionismo assoluto, quello in cui gli errori non hanno posto.
  • Emozioni e bisogni trascurati. Prendersi cura delle proprie emozioni è un atto di igiene psicologica. Siamo però abili esperti del contrario: nel nascondere ciò che fa male, nel nascondere ciò che frustra, ciò che fa arrabbiare, ciò che delude. Tutte queste dimensioni creano croste e sofferenze. Qualcosa che non possiamo certo rimandare a domani.
Uomo preoccupato che si sente solo a casa

Cosa fare quando ci sono giorni no?

I giorni in cui tutto non può sfuggirci, non si risolvono uscendo per vedere un film o abbuffarsi. Questi non sono comportamenti appropriati. Non dobbiamo evadere, dobbiamo affrontare, accettare quei giorni di recessione e permetterci di rivelare cosa c’è in loro e cosa dobbiamo risolvere.

  • Ci occuperemo dei nostri pensieri e delle nostre preoccupazioni. Non si tratta nemmeno di sostituire i pensieri negativi con quelli positivi; quella strategia non funziona.

Quello che dobbiamo fare è dare loro presenza e ragione, capire se sono logiche, se hanno una base e cosa posso fare per alleviare quelle preoccupazioni.

  • Ci connetteremo con le nostre emozioni, con quelle sensazioni che il nostro corpo prova: rabbia, tristezza, paura… Pratiche come il rilassamento o la meditazione possono aiutarci.
  • Piano di bordo. In quei giorni in cui tutto è possibile per noi, è bene concedersi del tempo, rilassarsi, entrare in contatto con noi stessi con calma. Inoltre, dopo aver decifrato cosa ci preoccupa e qual è il motivo per cui siamo così, è opportuno creare un piano, degli obiettivi a breve termine. Stabiliremo obiettivi che ci motivano e che sono facili da raggiungere per aumentare la sensazione di controllo, la capacità di raggiungere e l’illusione.

Per concludere, abbiamo tutti il pieno diritto di avere i nostri giorni buoni e i nostri momenti meno buoni. Da tutto si impara e da ogni esperienza bisogna uscirne più forti. Impariamo dunque a non temere quei giorni di sconforto, sono quelle inflessioni nella linea del tempo che vanno assunte, affrontate e comprese. Teniamolo a mente.

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    • Todd Rogers, Avi Feller (2016) Discouraged by Peer Excellence: Exposure to Exemplary Peer Performance Causes Quitting, First Published January 29, 2016 Research Article  https://doi.org/10.1177/0956797615623770

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