Come interpretare il disegno della famiglia di un bambino

· 18 gennaio 2015

Uno dei disegni che suscitano più interesse in casa è quello della famiglia. Con questo ritratto il bambino descrive la sua situazione all’interno del nucleo familiare, i suoi affetti e le sue gelosie.

Ma come possiamo interpretare il disegno della famiglia di un bambino?

Naturalmente, un semplice disegno non basta per fare una diagnosi: diffidate di chi vuole fare l’indovino! Ma può comunque darci qualche indizio sulla situazione del bambino in quel momento della sua vita. Piccoli segnali che devono essere validati da ciò che accade nella realtà, attraverso altri strumenti.

Aspetti da tenere in considerazione in un disegno infantile

Così come avviene un’evoluzione nel bambino, anche il suo modo di disegnare presenta dei cambiamenti man mano che il bambino matura, sia a livello motorio che emotivo.

  • Fino ai tre anni si può parlare di una fase di scarabocchi, da cui possiamo estrarre poche informazioni.
  • Dai tre ai sei anni il bambino inizia a maneggiare la matita, le linee tracciate sono più stabili e riesce a rappresentare la sua realtà. Tuttavia, è normale che realizzi ancora figure umane incomplete e statiche.
  • Tra i sei e i dieci anni, il bambino è perfettamente capace di maneggiare la matita e gli “errori” possono essere interpretati davvero da un punto di vista emotio.
  • A partire dai dieci anni la maturità del bambino gli permetterà di realizzare disegni più profondi, realistici e rappresentativi delle sue emozioni. Tuttavia, a quest’età potrebbe nascere la vergogna del far vedere agli altri qualcosa di creativo.

Elementi per interpretare il disegno della famiglia

Lo psichiatra Louis Corman fu il primo a studiare le caratteristiche di questo disegno. Altri hanno seguito le sue orme, perfezionando la loro teoria.

In generale, nel ritratto di famiglia si studiano due aspetti:

1. Aspetto grafico

Non si tratta di valutare l’estetica del disegno, ma questioni relative alla grandezza dei personaggi, la forma della linea, la pressione della matita sul foglio e la posizione del disegno nel suo insieme.

Si considera che il bambino sta vivendo una situazione equilibrata quando il disegno ha una dimensione normale o grande e con un tracciato continuo, non discontinuo o continuamente cancellato e ridisegnato; la pressione della matita dev’essere normale e il disegno circa al centro del foglio. Di solito il personaggio disegnato più grande e con più dettagli è quello che considera più importante.

2. Aspetto del contenuto

È importante che, quando chiediamo al bambino di fare il disegno, gli diciamo di disegnare “una famiglia” e non “la sua famiglia”, così si sentirà meno sotto pressione e il disegno rifletterà quello che sente.

Per esempio, è molto comune che i bambini che sono gelosi dei fratelli si disegnino da soli con i genitori. Quando gli chiediamo dov’è il fratellino o la sorellina, è normale che risponda che sono andati a fare un giro o stanno dormendo.

Di solito è comune che il bambino si posizioni in mezzo ai genitori, visto che questa posizione rappresenta per lui la massima sicurezza. Non è nemmeno insolito che si disegni accanto a uno di loro, ma questo potrebbe significare sia che è quello con cui passa più tempo che quello con cui vorrebbe passarne di più.

Tra i particolari possiamo notare, per esempio, la mancanza nel disegno delle mani di uno dei personaggi (quando il bambino sa già disegnare bene): questo può indicare mancanza di affettività.

E potremmo continuare con altri mille dettagli, che ci dimostrano come il disegno sia un ulteriore strumento di comunicazione tra il bambino e il mondo degli adulti.

Immagine per gentile concessione di Roberto Cacho