Comportamenti a rischio negli adolescenti

3 Ottobre 2019
L'antropologo David Le Breton segnala che circa il 15% degli adolescenti adotta attualmente comportamenti a rischio. L'aspetto interessante è che la percentuale è praticamente la stessa in tutto il mondo.

L’antropologo David Le Breton ha studiato i comportamenti a rischio negli adolescenti. Lo ha fatto alla luce di una prospettiva umanista, prendendo in considerazione molteplici fattori, come il vuoto esistenziale e la pressione a cui viene sottoposta la maggior parte dei giovani nel mondo moderno.

Si parla di comportamenti a rischio quando una persona si espone al pericolo in forma volontaria e ripetuta. Suddetto pericolo riguarda la possibilità di mettere alla prova la propria integrità fisica o mentale, e persino la propria vita. Chi adotta questo comportamento non appone a esso una valida ragione che lo giustifichi.

L’adolescenza è una tappa particolarmente propensa ai comportamenti a rischio. Tra questi, spiccano i rapporti sessuali non protetti, gli sport estremi, le sfide tra coetanei e diverse condotte che mettono a rischio la propria incolumità, come guidare a velocità esorbitanti o addentrarsi in zone o in comunità pericolose.

I giovani hanno da sempre il medesimo problema: come essere ribelli e conformarsi allo stesso tempo.

-Quentin Crisp-

Ragazza che piange

I comportamenti a rischio e l’adrenalina

Spesso gli adolescenti incorrono in comportamenti a rischio affermando che si tratta di esperienze adrenaliniche. Vedono come positivo il fatto di sperimentare emozioni intense, visto che, all’apparenza, questo li fa sentire più vivi. Lo considerano quasi come un sintomo del “vivere la vita intensamente”.

Sebbene l’adolescenza possa essere una tappa difficile, in cui l’esplorazione rappresenta una componente essenziale, non tutti i giovani sono spinti dalla stessa voglia di esplorare i limiti estremi. Inoltre, non tutti hanno quella sensazione di “stare sprecando la vita” se non si comportano in questo modo.

Sono numerose le notizie di cronaca che riportano la morte di un adolescente dovuta a uno di questi comportamenti a rischio. Bere una bottiglia di tequila tutta d’un fiato, ad esempio. O tuffarsi in una piscina lanciandosi dall’alto. Alcuni arrivano persino a farsi coinvolgere in bande o gruppi che vivono di illegalità, e tutto per “provare l’esperienza”.

L’evoluzione dei comportamenti a rischio

Fino ad appena qualche decennio fa, questo desiderio veniva canalizzato in altri modi (i comportamenti a rischio sono suscettibili alle mode). Inoltre, secondo l’antropologo David Le Breton, queste condotte hanno preso piede a partire dagli anni settanta.

A suo parere, il primo comportamento a rischio a manifestarsi sarebbe stata la tossicodipendenza. Le droghe hanno iniziato a essere sinonimo di giovinezza a partire dagli anni sessanta e intorno ai settanta erano già diventate pratica comune. In seguito si è diffusa una sorta di epidemia di anoressia, verificatasi negli ultimi decenni del XX secolo.

Le prime notizie di adolescenti esecutori di massacri , invece, risalgono agli anni novanta. Allo stesso periodo risalgono gli episodi legati a branchi di giovani. Di quegli anni è anche il costume generalizzato di “incidersi” la pelle. I tatuaggi e i piercing sono diventati una moda dolorosa, ma accettata.

Negli ultimi anni ha fatto la sua comparsa un’altra ondata di comportamenti a rischio. Le inquietanti sfide lanciate sui social network. Infine, ci sono coloro che entrano in contatto o si uniscono a gruppi estremisti.

Adolescente pensieroso

Cosa succede a questi giovani?

Le Breton indica che il mondo contemporaneo cova comportamenti a rischio per un motivo principale: in fondo, ognuno di noi combatte la propria battaglia da solo. Si verifica una deistituzionalizzazione generalizzata nella società. La prima delle istituzioni in declino è la famiglia. Essa non è più un nucleo che inquadra i giovani in una classe, in dei valori e che dà loro dei confini.

Qualcosa di simile sta accadendo con altre istituzioni sociali, come la chiesa, la scuola, la politica, ecc. Tutti questi agenti sociali non rappresentano più un punto di riferimento per le nuove generazioni. Attraverso i comportamenti di rischio, molti giovani cercano di trovare quei limiti sconosciuti, le frontiere di ciò che è tollerabile e di ciò che non lo è. Ma non li trovano nemmeno così.

Quando un bambino non ha punti di riferimento o questi non sono all’altezza, il suo rapporto con il mondo si costruisce su fondamenta molto fragili. Inizia un viaggio alla ricerca del senso della vita, che molto spesso culmina in quelle esplorazioni pericolose. Molti bambini oggi crescono sotto lo stesso tetto dei propri genitori, ma ad anni luce da essi. Non è necessario che stiano costantemente al loro fianco costantemente, ma devono essere presenti nella loro vita. E in molti casi, questo non si verifica.

  • Santander, S., Zubarew, T., Santelices, L., Argollo, P., Cerda, J., & Bórquez, M. (2008). Influencia de la familia como factor protector de conductas de riesgo en escolares chilenos. Revista médica de Chile, 136(3), 317-324.