Trainspotting e gli effetti della tossicodipendenza

· 4 luglio 2018

Trainspotting è un film del 1996, diretto da Danny Boyle, cruciale nella storia del cinema europeo, che ha avuto persino un sequel a distanza di 20 anni, T2: Trainspotting. Nonostante il passare degli anni, è difficile dimenticare i suoi iconici personaggi, le loro particolari riflessioni sulla vita e sul turpe mondo in cui si ritrovano. Trainspotting non è un film adatto a tutti, né ha mai preteso di esserlo, non è un film drammatico, ma neanche una commedia…

Trainspotting è qualcosa di diverso, è un outsider, è il ritratto di una società ormai dipendente dalle droghe, dall’eroina in special modo. E ci conduce proprio in questo mondo, fatto di autentici filosofi del XX secolo che scelgono di vivere ai margini della società, la cui unica aspirazione nella vita è quella di essere perennemente strafatti. Scopriamo un universo affascinante, un punto di vista che poche volte è stato approfondito a questi livelli nella storia del cinema.

Trainspotting è aggressivo, diretto e sarcastico. I personaggi sono davvero ben “dipinti” e le storie sono molto variopinte: vediamo le strade di Edimburgo, il peggior bagno di tutta la Scozia, un overdose “smorzata” da Perfect Day di Lou Reed, la perturbante scena del neonato, ecc…

Indubbiamente un film indimenticabile che, sebbene pulluli di metafore, parla forte e chiaro sulle note di una colonna sonora che non potrebbe essere più adatta. Un’ assoluta opera d’arte del XX secolo

“E fu più o meno in quel momento che Spud, Sick Boy e io prendemmo la sana, motivata e democratica decisione di tornare all’eroina al più presto.”

-Renton, Trainspotting

La filosofia di Trainspotting

Il film è incentrato principalmente sulla storia di 4 personaggi, con motivazioni e visioni del mondo completamente diverse tra loro:

  • Renton: è il protagonista, un giovane eroinomane che un bel giorno decide di disintossicarsi.
  • Spud: amico di Renton, probabilmente è quello che appare più dipendente e più ”segnato” dalla tossicodipendenza, presentato come il classico fattone istupidito dalle droghe. Tuttavia, non conosce cattiveria, è l’unico degno di essere chiamato amico.
  • Sick Boy: altro amico di Renton, anche se la lealtà non è il suo forte; quando apprende che Renton ha intenzione di disintossicarsi, decide di fare lo stesso solo per infastidirlo. È un fanatico del cinema totalmente immorale.
  • Begbie: il più grande, ma anche il più aggressivo. Non è un tossicodipendente, ma è comunque un personaggio violento, convive col resto del gruppo per fuggire dalla polizia, pare che gli altri abbiano timore di lui e lo considerino una sorta di leader.

Ci viene presentata una vita che corrisponde a una sorta di schiavitù: bisogna lavorare per pagare le bollette, per potersi permettere una TV gigante, scegliere un compagno, degli amici, una professione… Tutto sembra essere basato sulle scelte, ma in realtà si tratta di scelte imposte che devono rispecchiare le aspettative della società che ci vuole ”fatti con lo stampino”. Ma cosa succede a chi si rifiuta di scegliere? Solitamente queste persone finiscono ai margini della società.

“Prendete l’orgasmo più forte che avete mai provato. Moltiplicatelo per mille. Neanche allora ci siete vicini.”
-Renton, Trainspotting

Per Renton, fare una scelta di vita e adattarsi al ”modello sociale” è molto difficile, noioso e inutile. Per questo decide di essere un tossicodipendente, così la sua unica preoccupazione è quella di procurarsi dei soldi per poter continuare a drogarsi. Trainspotting ci fa vedere più da vicino la vita vista dalla persona tossicodipendente. È proprio Renton a spiegarci che la sua è una scelta molto semplice, dettata dal puro piacere, niente più; certamente sa che le conseguenze della sua dipendenza non sono delle migliori, conosce i rischi che corre avventurandosi in questo mondo; eppure, decide di entrarci.

Una sorta di edonismo contemporaneo, al limite del consentito, dove la felicità e il fine ultimo della vita si riducono a una sola parola: piacere, raggiungibile solo attraverso il consumo di droga.

Personaggi Trainspotting

Tralasciando questa ricerca del piacere assoluto, Renton ci spiega che tutti, o quasi tutti, a un certo punto della loro vita hanno deciso di allontanarsi dalle droghe, di tornare nel mondo reale e condurre quella che si considera una vita normale. La scena del bagno è cruciale per capire questa decisione, una specie di ritratto della vita di Renton; è una scena ripugnante, ma molto complessa. Il bagno è il riflesso della sua vita, di quella che è la sua relazione con l’eroina.

Trainspotting mosta un’ altra prospettiva della vita e ci spiega cosa si cela dietro una scelta del genere. Per queste persone, la vita reale è sinonimo di schiavitù, di infelicità; per questo, decidono di fuggirvi e immergersi in un nuovo stato mentale; un altro modo di vivere che nasce proprio come ribellione al sistema.

“Quando ti buchi hai una solo preoccupazione: farti. E quando non ti buchi, di colpo, devi preoccuparti di tutto un sacco di cazzate”
-Renton, Trainspotting

Trainspotting e le dipendenze

Trainspotting ci avvicina alla realtà della tossicodipendenza, a quel ”submondo”che normalmente non vediamo, ma esiste. Non è un’ode alle droghe, è piuttosto il ritratto di una generazione e delle ripercussioni che l’abuso di sostanze ha avuto su di essa. Alla fine del XX secolo vi fu un’epidemia di eroina, sostanza che venne consumata da un’infinità di giovani e tolse la vita a molti di loro, non solo a causa del suo uso spropositato, ma anche perché favorì la diffusione di malattie come l’HIV. Il film ci mostra proprio questo, intercalato dalle riflessioni filosofiche dei personaggi.

Trainspotting è il viaggio di Renton, il viaggio della dipendenza, che ti trascina dall’estasiante euforia iniziale a una caduta in picchiata senza paracadute verso la miseria. In questa storia appare Diane, un’adolescente che ha una relazione con Renton. Nonostante la sua giovane età, questa ragazzina sarà per Renton una sorta di voce della coscienza, porterà un briciolo di realtà alla sua vita, mostrandogli che il mondo sta cambiando e che la musica che lui ascolta è ormai fuori moda e che ci sono molte altre strade al di fuori di quella della droga.

Renton che fuma

Il mondo procede a una velocità vertiginosa, tutto cambia, a partire dai gusti fino alle professioni. Ma nel mondo in cui vivono Renton e i suoi amici il tempo sembra essersi fermato, estraniandosi dall’universo esterno, non si rendono conto di ciò che accade intorno a loro. Tutti questi cambiamenti, ovviamente, interessano anche le droghe; alla fine del XX secolo la star era l’eroina, mentre attualmente hanno preso il sopravvento altre droghe come la cocaina. Su questo Diane ci mette già in guardia, ma possiamo vederlo ancora più chiaramente nel sequel, T2: Trainspotting.

Trainspotting ci fa vedere da vicino anche il difficile processo di disintossicazione. Renton si prepara minuziosamente per affrontare l’astinenza nel miglior modo possibile, si chiude in una stanza con un arsenale di prodotti “anti-astinenza”tra cui spicca il Valium. Dice di essere riuscito a procurarselo da sua madre che è “nel suo modo domestico e socialmente accettabile” una drogata anche lei, mettendo in discussione, così, l’uso di determinati farmaci.

Approfondisce in modo molto audace la visione del mondo dalla prospettiva di un tossicodipendente, abbracciando ogni aspetto di questa realtà, dal primo contatto con le sostanze, la dipendenza allo stato puro fino alla disintossicazione, alla ricaduta e a un’overdose quasi poetica. Da una situazione ripugnante nasce un film travolgente che ci permette di comprendere una realtà di cui troppo spesso siamo ignari.

“Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”
-Renton, Trainspotting