Comunicazione empatica: i benefici

· 28 febbraio 2018

Comunicare in modo efficace non è così semplice. Abbondano più le supposizioni e i malintesi che i messaggi chiari e le interpretazioni precise. Per questo motivo, Marshall Rosenberg sviluppò la comunicazione empatica, anche nota come comunicazione non violenta (CNV).

Questo strumento è nato con la pretesa di offrire le abilità necessarie per relazionarsi in modo più collaborativo e in armonia con i propri valori. In questo modo, oltre a evitare possibili conflitti e malintesi, permette di risolverli da un punto di vista emotivo e razionale, abbandonando le forme più tradizionali. La comunicazione empatica vuole aiutare a mantenere un ascolto attivo basato sulla mutua comprensione.  

Personalità assertiva

L’assertività è il punto medio tra la passività e l’aggressività. Una abilità che permette di esprimere le opinioni personali, rispettare gli altri e mettere anche dei limiti. Lo psicologo Marshall Rosenberg ci invita a metterla in pratica per migliorare le nostre relazioni.

Una delle caratteristiche più comuni tra le persone assertive è l’affetto che provano verso i difetti altrui. In altre parole, non li criticano, così come non provano svogliatezza o indifferenza nei loro confronti, bensì li abbracciano per comprenderli. L’assertività, dunque, è un aspetto principale nella comunicazione empatica, o non violenta.

La persona assertiva rispetta i limiti, i bisogni, i desideri e le opinioni altrui.

Amiche che parlano comunicazione empatica

Contributi della comunicazione empatica

Anche l’empatia, la capacità di mettersi nei panni altrui, fa parte di questo tipo di comunicazione. Oltre al dominio del linguaggio verbale e non verbale, sia personale che estraneo.

La comunicazione empatica ha come obiettivo stabilire una relazione sincera e autentica tra emittente e ricevente. Alcuni dei suoi grandi benefici sono i seguenti.

Creazione di rapporti personali soddisfacenti

La comunicazione empatica scommette sull’espressione di un messaggio conciso, preciso e rigoroso che contribuisce a una migliore comprensione. Questo, a sua volta, lascia meno spazio alla critica e più spazio a un efficace scambio di messaggi.

Così, se condividiamo le nostre preoccupazioni in modo assertivo, offriamo al nostro interlocutore l’opportunità di comprenderci e condividere la nostra inquietudine. Marshall Rosenberg insiste particolarmente sull’importanza di rendere partecipe l’altro della “speranza condivisa che è potuta venire meno” tra i due.

Risoluzione di conflitti

Il segreto di un’adeguata comunicazione empatica è parlare con il cuore, dal profondo del proprio “Io”. In questo modo, nessuno può mettere in discussione quello che viene comunicato, perché quella particella è individuale e appartiene alla persona che la esprime. Per questo motivo, se vogliamo che gli altri non interpretino il nostro messaggio come una frecciatina o un attacco, bensì come un tentativo di comunicazione non violenta, dobbiamo iniziare le frasi con “sento” o “mi sento”.

Invece di dire “Avevamo appuntamento un’ora fa. Arrivi sempre tardi. Sei un egoista”, sostituiamolo con un “Sento che ogni volta che mi fai aspettare molto, mi passa la voglia di vederti. È demoralizzante, snervante e mi fa sentire impotente”.

Se cambiamo le accuse e le critiche con messaggi su come ci sentiamo, la comunicazione non sarà così negativa. L’interlocutore non si sentirà offeso, noi potremo esprimerci e invece di arrabbiarci, giungeremo a una soluzione.  

Onestà

Bisogna saper dire di “no” e accettare le risposte negative degli altri. Soltanto così potremo essere onesti con noi stessi e con gli altri. Tuttavia, per poter essere virtuosi, dobbiamo eliminare ogni tipo di speculazioni o condotte comunicative distruttive.

Secondo Bob Wentworth, esperto di CNV, “una osservazione stabilisce il contesto, i sentimenti supportano la connessione e ci allontanano dalla nostra mente. I bisogni favoriscono la connessione e riconoscono quello che è importante e una richiesta chiarisce che tipo di risposta si vorrebbe ricevere”. Usando questi componenti insieme, si elimina ogni probabilità di emettere giudizi moralisti, come possiamo vedere a seguire.

Amici che parlano

Sviluppo della capacità di ascolto e comprensione

La comunicazione non violenta fomenta lo sviluppo dell’autoempatia. Intesa come il modo compassionevole di comprendere quello che succede dentro di noi, implica notare sentimenti, pensieri e giudizi ed entrare in connessione con i bisogni che ci paralizzano o bloccano.

Questo tipo di comunicazione, inoltre, fomenta l’empatia come abilità di comprensione affettiva del cuore di un’altra persona. Dunque, non ci permette di comprenderne solo le idee o i pensieri, ma anche le emozioni e le sensazioni.

Condotte che bloccano la comunicazione empatica

Rosenberg assicura che, così come esistono molti benefici derivati dalla pratica della comunicazione empatica, vi sono anche certe forme di comunicazione che ne bloccano lo sviluppo e, dunque, l’empatia e l’assertività. A seguire ne vediamo alcuni.

Giudizi moralisti

I giudizi moralisti sono una forma impersonale di espressione che ci trasmettono quello che prova davvero l’altra persona, ma che maschera. Adottano diverse forme come la critica, le vessazioni, gli insulti o il cinismo. Rosenberg propone di sostituirle con osservazioni oggettive e di evitare qualsiasi giudizio sull’altro per concentrarci su quello che proviamo noi stessi.

“La relazione che mi hai consegnato è un disastro. Così non la possiamo consegnare a nessuno”. Possiamo cambiarlo con un “Nella relazione che mi hai consegnato ci sono alcune idee che dovremmo esporre in modo diverso. Prova a cambiarle prima che la consegniamo al cliente”.

Domande e confronti con gli altri

Richieste, esigenze, offese…usiamo ogni tipo di strumento per obbligare gli altri a capirci. Alla fine, sono minacce che racchiudono colpa o punizione se non otteniamo le richieste sollecitate. Ulteriori forme di manipolazione e comunicazione aggressiva.

Donne che litigano

Negazione della responsabilità

Un esempio molto comune di questa condotta si verifica quando l’adolescente porta la pagella a casa e dice: “Mamma, mi hanno bocciato”. Questo “mi hanno bocciato” invece di “non ho superato l’anno” è un modo di attribuire la causa delle sue sfortune ad agenti esterni a lui ed eludere la sua responsabilità.

Lo si fa anche tramite un linguaggio impersonale o condizionale parlando della propria diagnosi, storia o esperienza. La questione è evitare le conseguenze di rendersi responsabile di quanto successo.

Come vediamo, la comunicazione empatica richiede uno sforzo personale da parte di entrambi gli interlocutori, ma i benefici che si ottengono compensano il lavoro previo.