Conoscete la sindrome di Biancaneve?

25 maggio 2015 in Psicologia 0 Condivisi

Fino a poco tempo fa la sindrome di Biancaneve non era del tutto accettata nel campo della psicologia, ma oggigiorno, circondati come siamo da una società che sopravvaluta l’immagine e la giovinezza come mezzi per ottenere successo professionale e personale, queste  distorsioni dell’immagine compare in misura maggiore.

Tutti ne conosciamo degli esempi: persone che una volta arrivate alla mezza età si vedono come se stessero iniziando un processo di decadimento. Si sentono a disagio con l’immagine riflessa nello specchio, associando gli anni compiuti a un velo di negatività assoluta. Più che di una sindrome si parla di un processo di pre-depressione che bisogna prendere in considerazione in ambito clinico e sociale.

Questa idea è stata coniata dalla psicologa Betsy Cohen che ha scritto un libro in cui sviluppa l’erroneamente chiamata sindrome di Biancaneve: infatti, in realtà è applicata alla matrigna cattiva e a quella sua esacerbata invidia per la giovinezza e la bellezza della ragazza che più tardi cercherà di avvelenare con una mela.

L’illusione della giovinezza e la sua eccessiva valorizzazione

La giovinezza è una mela che mordiamo con ansia. È un insieme di speranze da soddisfare, di opportunità di cui approfittare e di avventure da cui imparare, ma significa forse che passati i quaranta o i cinquanta l’orizzonte arrivi al tramonto e si perdano tutte queste opportunità? Gli uomini e le donne che soffrono della sindrome di Biancaneve credono questo. Sviluppano anche un certo disprezzo verso le persone giovani che vedono come avversari, nemici che minano la loro autostima.

Sarebbe quindi un disturbo in cui i pazienti diventano insicuri di fronte alla loro stessa immagine una volta arrivati a un’età in cui si considerano già in piena decadenza fisica e personale. Temono la vecchiaia e gli anni che gli restano da vivere, sono spaventati dall’idea di dover affrontare la solitudine e, soprattutto, rimpiangono gli anni perduti o sprecati.

Fino a poco tempo fa questo quadro psicologico veniva associato unicamente al sesso femminile, ma giorno dopo giorno vediamo che si può applicare perfettamente a entrambi i sessi. Sono personalità che sopravvalutano la bellezza come la risposta a ogni azione o comportamento, come l’unico mezzo con cui raggiungere qualsiasi aspirazione.

Questo timore per le rughe a volte le spinge a sottoporsi a costose operazioni di chirurgia estetica, a ottenere un’immagine che le faccia sembrare giovanili e addirittura a cercare partner molto più giovani per soddisfare suddetta necessità.

Ossia, possono presentarsi due tipi di comportamento, dalla più pura sfida o disprezzo verso ogni persona più giovane che viene vista come un avversario, fino al bisogno di socializzare con le generazioni più giovani.

Dietro questa concezione distorta di se stessi c’è innanzitutto l’immaturità emotiva. Bisogna avere ben chiaro che non esiste un’età che ci classifichi come vecchi. Siamo noi a creare l’età nella nostra mente a seconda delle nostre competenze emotive. Compiere gli anni non è nient’altro che imparare dalle esperienze, integrare conoscenze al fine di raggiungere una vita piena. Per questo possiamo scegliere tra crescere con una mentalità aperta con cui alimentarci ogni giorno o, al contrario, accettare la nostra età adulta dalla negatività e dall’immaturità.

Non siamo solo un involucro fisico dotato di bellezza in un momento della nostra vita. Credere a questa convinzione è ciò che fa perdere il presente alle persone che soffrono della sindrome di Biancaneve. Perché non apprezzare il presente, non accettare l’immagine di se stessi con ottimismo, pienezza e integrità, non fa altro che causarci sofferenza. La vita è una mela accattivante da mordere con passione a qualsiasi età e in qualsiasi momento. Il veleno è nella nostra mente e nelle nostre insicurezze.

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