Contatto fisico: un'arma contro stress e tristezza

Il contatto fisico e i rapporti sociali sono due fattori da tenere in maggiore considerazione se desideriamo che il nostro cervello si mantenga sano e che le abilità cognitive non si deteriorino.
Contatto fisico: un'arma contro stress e tristezza

Ultimo aggiornamento: 22 agosto, 2021

Al giorno d’oggi le attività che richiedono un contatto fisico diretto sono numerose e le rifiutiamo o apprezziamo a seconda della nostra personalità. Sorge spontanea una domanda: perché alcune persone non riescono a entrare in contatto fisico con gli altri o ne sono infastiditi? E perché altre, al contrario, lo ricercano?

Nessuno mette più in dubbio l’importanza comunicativa ed espressiva del contatto fisico nella nostra società. Hall nel 1969 parlava dell’importanza del contatto e dell’uso che facciamo delle distanze; evidenziava come, ad esempio, la mancanza di contatto fisico possa alterare lo sviluppo fisico e mentale del bambino.

Una ricerca condotta dall’Università di Duke, Stati Uniti, è giunta alla conclusione che l’essere umano ha bisogno di ricevere abbracci e carezze fin dalla nascita. Il contatto fisico, di fatto, gioca un ruolo cruciale nello sviluppo neuronale.

Toccare una persona cara stimola nel nostro corpo la produzione di ossitocina, dopamina e di neurotrasmettitori che contrastano lo stress e la tristezza; il risultato è una sensazione di maggiore benessere. Dare o ricevere un abbraccio aumenta anche i livelli di serotonina, di conseguenza migliora l’umore.

“Abbracciare significa stringere senza soffocare.”

-Simon Pegg-

Contatto fisico tra coppia abbracciata.

L’importanza fisica ed emotiva del contatto

Il contatto fisico attiva una serie di risposte fisiologiche che favoriscono il nostro benessere emotivo. Porta il corpo a produrre meno cortisolo, ormone correlato allo stress, e più ossitocina, ormone collegato agli affetti positivi.

Inoltre stimola la produzione di serotonina inducendo così un effetto rilassante: abbassa la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca.

Abbracciarsi o tenersi per mano per almeno dieci minuti può ridurre gli effetti dannosi dello stress. È quanto sostiene un gruppo di ricercatori dell’Università del North Carolina a Chapel Hill, negli USA.

Altre ricerche hanno dimostrato che il contatto fisico attiva la corteccia cerebrale, area del cervello ci permette di sentirci a nostro agio e fiduciosi. Da questi risultati si è concluso che chi interagisce con gli altri attraverso il tatto viene percepito come più onesto e affidabile.

Il tatto è ampiamente sottovalutato pur essendo un senso fondamentale per la sopravvivenza. Ciò è vero soprattutto nei primi anni di vita quando le carezze e il contatto fisico sono necessari alla pari di nutrirsi o dormire. Con il passare degli anni, il contatto fisico viene sostituto da quello visivo.

Stringere o accarezzare stimola il sistema immunitario, riduce lo stress e aiuta a dormire meglio. È basilare per la nostra salute fisica e mentale, oltre a essere uno strumento per comunicare.

“Chi finge affetto ti dà una pacca sulla spalla per terminare l’abbraccio, come fanno i lottatori. Le persone sincere ti abbracciano forte.”

-Allan Pease-

Coppia sorridente abbracciata.

La solitudine altera il cervello

Sapevamo già che una solitudine estrema può causare diversi disturbi tra cui depressione, ansia, demenza e psicosi. Un recente studio, tuttavia, ha individuato nella solitudine un ulteriore effetto negativo, forse persino più pericoloso.

L’equipe di ricerca ha tenuto sotto osservazione esemplari di topi – animali sociali come noi – chiusi in un recinto dotato di giocattoli, labirinti e altre distrazioni e un gruppo in isolamento sociale.

Secondi i risultati, pubblicati sulla rivista Neurobiology of Learning and Memory, l’isolamento forzato ha causato nei roditori una riduzione del volume dell’ippocampo, area del cervello essenziale per l’apprendimento e la memoria.

Sebbene i risultati non possano essere applicati in modo diretto all’essere umano, la ricerca suggerisce possibili parallelismi. Questo può significare che il contatto fisico e i rapporti sociali sono due fattori da tenere in maggiore considerazione se desideriamo che il nostro cervello si mantenga sano e che le abilità cognitive non si deteriorino.

I ricercatori sono giunti anche ad un’altra conclusione: la solitudine prolungata in età adulta provoca disturbi cerebrali e deficit dell’apprendimento. L’isolamento sociale in età adulta è un fattore di stress psicosociale che può riflettersi in una serie di disturbi endocrini e comportamentali.

È dunque importante tenere in considerazione questi risultati. Ricordiamo che ogni volta che abbracciamo qualcuno con affetto, guadagniamo anni di vita, nonché una migliore qualità di vita.

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