Convalidare le emozioni altrui

La validazione emotiva è un esercizio che fa stare bene gli altri, ma nonostante il suo basso costo e i benefici che offre, non sempre la mettiamo in atto. In molti casi, perché non ne siamo al corrente.
Convalidare le emozioni altrui

Ultimo aggiornamento: 21 luglio, 2022

“Stai esagerando, non è poi così grave”, “Come fai a reagire così queste sciocchezze?”, “Non piangere più, devi essere forte” sono alcune frasi che smetteremo di pronunciare dopo aver compreso perché è importante convalidare le emozioni altrui.

Si tratta di un prezioso strumento per prendersi cura e rafforzare le relazioni sociali. Tale è il valore di questa strategia che la Dottoressa Marsha Linehan, creatrice della terapia dialettico comportamentale (DBT), la chiama “l’aspirina della DBT”.

Si riferisce al fatto che rappresenta uno degli strumenti fondamentali per costruire un buon legame cliente-terapeuta in qualsiasi processo psicoterapeutico. Ma anche nella vita quotidiana sapere come convalidare le emozioni di coloro i quali ci circondano rappresenta una preziosa strategia.

Che cos’è la validazione emotiva?

La validazione emotiva consiste nel comunicare a un’altra persona che la stiamo ascoltando. È accettare l’esperienza emotiva che qualcuno prova in un dato momento e comunicarlo chiaramente attraverso le nostre parole o azioni. Significa rendere valide le sue reazioni e il suo punto di vista.

Far capire all’altra persona che accettiamo le emozioni che prova e manifesta, indipendentemente dal fatto che li condividiamo o meno.

In breve, convalidare significa esprimere a un’altra persona che le sue emozioni hanno un senso, che sono rilevanti, significative o coerenti da un punto di vista logico.

“La validazione è la risposta ‘sì’ alla domanda può essere vero?”.

-Marsha Linehan-

Coppia che parla di validazione emotiva.
La validazione emotiva è un potente strumento che rafforza le relazioni.

Possiamo fare lo stesso con noi stessi. In questo caso, parleremmo di auto-validazione emotiva. Accettare la validità delle nostre emozioni ci aiuta a gestirle in modo più adattivo. Pertanto, riaffermiamo che ciò che proviamo è importante, piacevole o spiacevole che sia.

Al contrario, l’invalidazione emotiva verso se stessi o gli altri significa minimizzare o giudicare le emozioni. Sorprendentemente, le risposte invalidanti possono essere ben intenzionate, ma presentano conseguenze disfunzionali.

Con ciò intendiamo dire che è comune invalidare le emozioni di qualcuno che amiamo senza nemmeno accorgercene. Al contrario, il nostro intento è offrire supporto.

Facciamo un esempio per capire meglio questo punto: immaginiamo che nostra figlia di cinque anni dimentichi la sua macchinina preferita su un autobus. Se ne accorge, scoppia in lacrime e si angoscia.

Cerchiamo di aiutarla e le diciamo: “Non è successo niente, non c’è bisogno di piangere, posso comprarti un altro giocattolo”. Così facendo, invalidiamo la tristezza della bambini che si chiederà “Ma come non è successo niente? È sbagliato piangere? Io sono triste perché ho perso il mio giocattolo”.

Come convalidare le emozioni altrui

1. Prestare attenzione

Il livello più elementare di validazione emotiva si riferisce all’ascolto e all’osservazione attenta di chi parla. Non basta guardare la persona, è necessario interessarsi a quello che ha da dire, sostenerne lo sguardo, farle sapere che la stiamo ascoltando.

Mettersi nei suoi panni e tenerla per mano rappresentano strategie utili, perché trasmettono l’idea che abbiamo a cuore i suoi sentimenti.

2. Riflettere

È importante riflettere accuratamente sulla reale comprensione di quanto ascoltato. Si tratta di “restituire” alla persona quello che ci ha detto attraverso la ripetizione o la parafrasi, come uno specchio.

In questo caso, bisogna essere cauti a non interpretare o aggiungere idee o ipotesi personali, bensì estrarre correttamente l’idea centrale espressa dall’interlocutore.

3. Dare un nome al non detto per convalidare le emozioni altrui

Il terzo livello di validazione consiste nell’articolare ciò che non è stato esplicitamente verbalizzato dall’altra persona, ma che rileviamo nel suo discorso, assicurandoci che sia corretto.

Per esempio, se qualcuno ci dice “Ho studiato molto, ma non riesco a superare l’esame. È inutile studiare”, potremmo rispondere “Capisco che questa situazione ti frustra, poiché senti che sforzarti non ne sia valso la pena, è così?”

4. Comprendere la reazione dell’altra persona

Per convalidare le emozioni altrui, è essenziale comprendere le cause della loro reazione. Ogni emozione parte da un contesto, una situazione, una storia.

Questo livello di validazione consiste nel capire che l’altra persona ha il diritto di reagire in un dato modo. Per esempio: “Capisco che diffidi delle persone, considerando che il tuo ex ti ha tradito”.

Ragazza triste a causa del dolore con la sua amica che la consola.
Convalidare le emozioni altrui significa entrare in empatia con l’altra persona e tenere conto della sua storia e le sue esperienze.

5. Convalidare le emozioni altrui riconoscendole

Riconoscere la validazione emotiva significa capire perché il comportamento dell’altra persona ha senso nelle circostanze attuali. È notare e comunicare che i sentimenti sono risposte valide perché si adattano al contesto attuale.

Se nostro figlio ha paura dei temporali, potremmo convalidare la sua paura dicendo quanto segue: Capisco che puoi avere paura in questo momento, perché piove molto e non ti piace”.

6. Riconoscere l’unicità altrui

Dimostrare uguaglianza è una delle grandi strategie di validazione emotiva. Si tratta di mettersi alla pari con gli altri e accettare che tutte le risposte emotive e le diverse prospettive siano valide.

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  • Cortes, M. D. L. Á. R. (2019). Estrategias de validación emocional, repertorio conductual indispensable en el apoyo del duelo. Revista Mexicana de Enfermería Cardiológica27(1), 42-45.
  • Cotamo, J. A. V. (2018). Niveles de validación emocional. Psicología.
  • Linehan, M. M. (1997). Validation and psychotherapy. In A. Bohart & L. Greenberg (Eds.), Empathy Reconsidered: New Directions in Psychotherapy (pp. 353–392). Washington D.C.: American Psychological Association. Pederson, L. (2015).