Corteccia associativa: anatomia e funzioni

La corteccia associativa integra gli stimoli in entrata tramite varie connessioni legate a esperienze, comportamenti, discriminazione e interpretazione degli eventi.

Ultimo aggiornamento: 15 febbraio, 2021

Il cervello è tanto complesso quanto la vita stessa. Ciascuna delle sue parti è importante e ha una specifica funzione; la connessione tra queste aree consente alla specifica funzione di essere portata a termine. I collegamenti tra le varie aree cerebrali sono quindi di vitale importanza. La corteccia associativa, per esempio, non potrebbe lavorare correttamente in assenza delle connessioni che è in grado di stabilire.

La corteccia associativa è indispensabile nella vita di tutti i giorni. Grazie a essa, riconosciamo le varie forme, elaboriamo i suoni, componiamo melodie, associamo gli odori ai ricordi e percepiamo i sapori, tra le altre numerose funzioni.

Nello specifico, quest’area corticale è responsabile dell’integrazione delle nostre percezioni, ovvero ci consente di dare significato agli input sensoriali.

Nelle righe che seguono, esploreremo ed approfondiremo questa incredibile struttura del cervello, una delle più moderne dal punto di vista filogenetico.

Che cos’è la corteccia associativa?

La corteccia associativa è la parte più esterna e visibile della corteccia. Il suo ruolo principale è collegare tra loro le informazioni che provengono da diverse aree cerebrali, dunque ha il compito di integrare le informazioni sensoriali.

Attraverso le diverse connessioni di cui dispone, la corteccia associativa integra gli stimoli che riceviamo e facilita l’interpretazione di quello che accade attorno a noi. Lo fa collegandosi a un solo sistema sensoriale oppure a diversi contemporaneamente.

La corteccia associativa è quindi una sorta di traduttore: riceve diverse informazioni e le trasforma in un linguaggio che può essere calcolato e compreso a livello cognitivo. Il risultato finale è una precisa percezione dell’ambiente interno o esterno. Impressionante, vero?

Quali aree formano la corteccia associativa?

Questa corteccia ha una natura multi-sensoriale, ovvero è in grado di associare tra loro sensazioni diverse, nonché alla corteccia motoria. Ciò è possibile grazie a:

  • Corteccia uditiva. È responsabile della percezione e il riconoscimento dei suoni, e successiva trasmissione ad altre aree. Stimolare questa parte del cervello può far tornare alla mente la musica ascoltata in passato.
  • Regione associativa del lobo dell’insula. È responsabile dell’integrazione delle informazioni relative al senso del gusto. Allo stesso modo, svolge funzioni sensibili legate all’olfatto ed è responsabile di varie funzioni autonome.
  • Area associativa vestibolare. Ci permette di visualizzare le posture del corpo e i movimenti della testa nello spazio. È correlata anche alla funzione sensoriale-motoria dell’equilibrio.
  • Visiva associativa. Mette in relazione le informazioni visive sulla base delle esperienze passate. Ciò ci consente di riconoscere o ricordare quanto visto.
  • Aree associative del linguaggio: l’area di Wernicke e l’area di Broca. La prima si occupa di associare i suoni ai concetti, dunque favorisce la comprensione del linguaggio; la seconda è essenziale per l’articolazione motoria della lingua parlata.
  • Associativa parieto-temporo-occipitale. È responsabile del collegamento delle informazioni visive, propriocettive e tattili. In questo modo, integra i concetti di forma, dimensione e consistenza. Inoltre, è correlata alla percezione dell’immagine corporea e alla consapevolezza dello schema corporeo.
  • Corteccia associativa prefrontale. Si trova di fronte alla corteccia motoria e a essa si deve il controllo del comportamento e delle funzioni esecutive, ad esempio il processo decisionale e la pianificazione. È inoltre importante per l’espressione del linguaggio.
  • Associativa limbica. Si tratta di una delle tre principali aree di associazione, che comprendono anche l’area parieto-temporo-occipitale e quella prefrontale. È responsabile dell’integrazione delle informazioni che provengono dal sistema limbico, ovvero ci aiuta a catturare e capire le emozioni, nonché a collegarle ai ricordi.

Le divere aree della corteccia associativa possono essere classificate come unimodali e polimodali: le prime sono adiacenti alle principali aree sensoriali e hanno il compito di elaborare le informazioni in un unico senso o svolgere una singola funzione; le seconde hanno il compito di integrare varie informazioni provenienti dai diversi sensi e di svolgere diverse funzioni.

Patologie associate alla corteccia associativa

Una lesione alla corteccia associativa viene considerata un danno di grave entità. Questo perché generalmente provoca una disabilità significativa. Alcune patologie che possono derivare da danni o malfunzionamento di questa corteccia sono:

  • Agnosia. Incapacità di riconoscere gli oggetti tramite uno dei sensi. Le persone con agnosia visiva non sono in grado di riconoscere un oggetto davanti a loro pur vedendolo perfettamente.
  • Aprassia. Incapacità di eseguire compiti o movimenti per ordine di altri o di propria volontà se richiede una sequenza ordinata di movimenti.
  • Difficoltà emotive e cognitivo-comportamentali. La lesione può rendere impossibile o difficile esprimere le proprie emozioni, e può inoltre causare un’alterazione della personalità e problemi nella comprensione degli ordini, nella pianificazione delle azioni e nella loro esecuzione.

Oliver Sacks

Un esperto che bisogna assolutamente menzionare è Oliver Sacks. Neurologo e divulgatore che ha pubblicato opere scientifiche immortali sulla neurologia.

Questi libri hanno aiutato e aiutano tuttora i lettori non specializzati a cogliere la complessità del cervello. È consigliabile approfondire le sue opere, poiché in esse l’autore racconta, con umanità e con sorprendenti dettagli, fatti relativi a drammatici disturbi neurologici, e tra questi alcuni legati alla corteccia associativa.

Ricordiamo L‘uomo che scambiò sua moglie per un cappello, libro che racconta la storia del Dottor P., musicista visitato dal Dottor Sacks, il quale affermava di avere problemi di vista. Dopo aver terminato la visita, il Dottor Sacks lo vide cercare il suo cappello… con sua grande sorpresa, prese la mano della moglie e provò a indossarla!

Sulla base delle sue osservazioni, Sacks dedusse che il problema del paziente dipendeva dal cervello e non dalla vista. Si trattava, quindi, di un caso particolare di agnosia, che non consentiva al Dottor P. di riconoscere i volti umani tramite il senso della vista. Sorprendente, vero? Si trattò del primo caso segnalato di prosopagnosia.

La corteccia associativa è un chiaro esempio dell’immensa complessità del cervello. Attraverso le connessioni di cui dispone, ci consente di visualizzare le informazioni offerteci dall’ambiente circostante.

Infine, la corteccia associativa gestisce la comunicazione tra i vari sensi affinché sia possibile cogliere gli stimoli dell’ambiente circostante in maniera integrata. Un compito molto difficile, ma strettamente essenziale nella nostra vita quotidiana.

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  • Sacks, O. (2016). El hombre que confundió a su mujer con un sombrero.  Barcelona: Anagrama
  • Scott. L, Dawson,V.L,m & Dawson, T.M (2017). Trumping neurodegeneration: targeting common pathways regulated by autosomal recessive Parkinson’s disease genes. Experimental neurology, pp.191-201.