Che cosa succede nella mente di uno psicopatico?

· 12 novembre 2015

“Il mondo dello psicopatico è speciale:
è un luogo in cui vale tutto, se vale per lui”
(Vicente Garrido)

La parola “psicopatico” ci fa venire subito in mente alcune icone della cultura moderna. Non tutte corrispondono davvero a questa patologia, ma in generale il cinema, la televisione e la letteratura sono pieni di personaggi inventati o ispirati a storie vere che ci provano timore, curiosità, attrazione e repulsione allo stesso tempo.

Ma perché la figura dello psicopatico ci affascina così tanto? Che cosa c’è nella sua mente e nel suo modo di agire che ci attira alla ricerca di spiegazioni e giustificazioni?

La psicopatia rientra nella categoria dei disturbi della personalità. Vale a dire che la persona psicopatica è caratterizzata dalla ricerca della dominazione attraverso la minaccia, il non sentire nessun rimorso né senso di colpa per quello che fa, e l’utilizzo della manipolazione per raggiungere i propri obiettivi. Il tutto, nascosto sotto una maschera di apparente normalità.

Si tratta di malati mentali?

Molto spesso confondiamo lo psicopatico con lo psicotico. La differenza principale tra queste due categorie è che nel primo caso la persona non soffre di allucinazioni né di altri pensieri irrazionali, e non perde in nessun momento il contatto con la realtà.

In verità, la presenza di persone con questo profilo nella società è molto bassa a livello statistico, anche se i crimini che commettono sono di solito spropositati. Tuttavia, non dobbiamo confondere la diagnosi con il delitto. Molti di loro, infatti, sono ben integrati nella società.

Questa figura è stata studiata sia nel mondo dell’imprenditoria, che in alcuni casi di violenza sulle donne o nel caso di capi di Stato (Stalin, Milošević, Mugabe, Husein, ecc.). Lo psicologo del lavoro Babiak ha realizzato degli studi in cui è riuscito persino a definire un modello di azione caratteristico della persona psicopatica.

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Che cosa provano? Che cosa pensano?

Lo psichiatra americano Cleckley stabilì 16 criteri che caratterizzano uno psicopatico. Nella sua lista troviamo povertà di relazioni affettive basiche, incapacità di amare, assenza di nervosismo, personalità affascinante, mancanza di sentimenti di colpa e di vergogna, uso della menzogna e una vita sessuale impersonale.

In realtà, esistono due tipi di psicopatici: quelli primari e secondari.

I primari sono insensibili, senza rimorsi, manipolatori, hanno relazioni false con gli altri e possono dimostrare arroganza. Se usano la violenza, di solito è come strumento da cui trarre beneficio.

I secondari trovano difficile sopportare la noia, agiscono senza pensare alle conseguenze, sono impulsivi e violenti.

Gli studi sulla capacità empatica degli psicopatici hanno dimostrato che questi non hanno nessun problema nel provare empatia verso la felicità degli altri, ma sì verso la paura. Uno psicopatico non riesce a provare pietà per gli altri. Non ha nessuna reazione emotiva.

Ci sono persone cattive “per natura”?

Esistono varie teorie su questo punto e secondo alcuni la causa principale è biologica. La teoria della bassa paura è una di queste.

Alcuni ricercatori hanno preso come punto di riferimento la sensazione di paura di fronte a situazioni di pericolo/castigo e la risposta del timore nel caso di segnali di pericolo/castigo. La conclusione è stata che gli psicopatici primari sono temerari, non provano paura.

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Se non si sperimenta sin da piccoli la paura al pericolo o al castigo, quest’esperienza emotiva non rientra nel nostro bagaglio e, quindi, difficilmente si prova timore davanti a segnali di minaccia o pericolo anche una volta cresciuti. Questo è importantissimo per formare la nostra consapevolezza, che si acquisisce anche attraverso l’esperienza della paura e la socializzazione, nel corso del nostro sviluppo.

Le persone psicopatiche hanno una risposta cerebrale scarsa di fronte a immagini spaventose, che mostrano dolore o sofferenza. La loro amigdala, la zona incaricata di processare e immagazzinare le reazioni emotive, non reagisce.

Di fatto, gli studi realizzati da Yang, Raine, D. Phil e dai loro collaboratori hanno segnalato che questa zona cerebrale è, negli psicopatici, significativamente più piccola. Per questo motivo si tratta di persone con una consapevolezza debole, che hanno una vera e propria differenza biologica rispetto al resto della popolazione.

Le principali ricerche hanno concluso che queste persone trovano difficile acquisire nuove paure associate alle regole sociali, non temono il castigo e le conseguenze delle loro azioni e hanno una maggiore difficoltà nell’acquisire l’idea che sia necessario evitare il pericolo o il castigo, idea radicata nella coscienza della maggior parte di noi.

Ora che conosciamo le loro caratteristiche, i risultati ottenuti dalle ricerche e dalla biologia, la domanda finale è: lo psicopatico riesce a distinguere tra il bene e il male? La risposta è sì. Una persona psicopatica capisce perfettamente in che cosa consiste il bene e il male, quindi quando fa del male, è consapevole di ciò che sta facendo.

Secondo la scienza, quindi, esistono davvero persone cattive “per natura”. Le ricerche stanno continuando ad approfondire la questione, ma fortunatamente la maggior parte di noi rientra nella categoria opposta.