Deprivazione sensoriale: gli spaventosi effetti

La deprivazione sensoriale, in particolare quando protratta oltre le 48 ore, genera ampi effetti sulla percezione, sui processi cognitivi e sulle emozioni. Si è dimostrato che anche la privazione sociale ha effetti simili.
Deprivazione sensoriale: gli spaventosi effetti
Gema Sánchez Cuevas

Revisionato e approvato da la psicologa Gema Sánchez Cuevas.

Ultimo aggiornamento: 03 febbraio, 2023

I primi studi sulla deprivazione sensoriale risalgono agli anni ’50, anche se è probabile che siano state svolte ricerche segrete prima di tale data. I primi esperimenti con volontari sono stati condotti presso la McGill University, a Montreal, in Canada.

Nel suo significato di base, la deprivazione sensoriale riguarda la restrizione parziale o totale degli stimoli, applicata a uno o più sensi. Inibire la vista, l’udito, il tatto o tutti allo stesso tempo. Questa pratica è stata utilizzata a fini di ricerca terapeutica e come metodo di tortura.

Purtroppo, è stato quest’ultimo uso a suscitare l’interesse nella deprivazione sensoriale. Dopo la seconda guerra mondiale, si è venuti a conoscenza del fatto che si poteva far confessare i prigionieri senza picchiarli. Bastava privare i loro sensi degli stimoli esterni per alterarne la volontà.

“Esistono cinque vie di accesso al cervello, solo cinque. Tutto ciò che un bambino apprende nella sua vita, lo impara attraverso queste cinque vie. Può vedere, sentire, toccare, gustare e annusare. Tutto ciò che Leonardo da Vinci ha imparato lo ha appreso attraverso queste cinque vie.”

-Glenn Doman-

La deprivazione sensoriale e i suoi spaventosi effetti

Uomo disperato

Le condizioni sperimentali

In un primo momento, sono state impiegate soprattutto tre condizioni sperimentali per studiare la deprivazione sensoriale, almeno per quanto riguarda gli studi noti.

Il primo è l’esperimento di Bexton, Heron e Scott, risalente al 1954. Il secondo è quello di Wexler, Mendelson, Liederman e Solomon, del 1958. E il terzo è l’esperimento di Shurley, 1960. Vediamo in cosa consistono:

  • Prima situazione. Non vi è deprivazione sensoriale totale. Il volontario giace su un letto, all’interno di una stanza luminosa e isolata. Indossa occhiali scuri, guanti e delle capsule di cartone sulle mani. Rimane in questa posizione per 2-6 giorni.
  • Seconda situazione. Il volontario giace su un materasso all’interno di una capsula che ne limita i movimenti. È in una stanza con le pareti nude e poca luce. Rimane in questa posizione per 36 ore.
  • Terza situazione. Il volontario si immerge in una vasca piena d’acqua, completamente nudo. Indossa una maschera che gli permette di respirare, ma non di vedere e sentire. Non tocca il fondo della vasca. Rimane in tale condizione finché resiste.

Deprivazione sensoriale e processi percettivi

Gli esperimenti effettuati erano volti ad accertare, per prima cosa, se tali condizioni potessero alterare i processi percettivi. La risposta ottenuta fu affermativa, in forma molto evidente. Si verificano soprattutto ampi disturbi visivi. Il volontario vede gli oggetti statici muoversi e cambiare di dimensioni e forma.

Arriva a vedere le pareti muoversi e i tavoli camminare. Dopo diversi giorni, si produce anche una maggiore sensibilità visiva, per cui gli stimoli vengono percepiti più lentamente. Ad esempio, una linea retta appare come una “S”. Analogamente, si verificano altri tipi di allucinazione.

Inoltre, si verifica un disorientamento generale del tatto e della percezione del tempo e dello spazio. In uno degli esperimenti fu dimostrato che gli effetti dell’isolamento sociale sono molto simili a quelli della deprivazione sensoriale.

Effetti sul piano cognitivo

Molti volontari hanno affermato di aver sfruttato l’esperimento per concentrasi su problemi personali ai quali non erano riusciti a dedicare tempo. All’inizio lo fecero, ma con il passare delle ore risultava sempre più difficile concentrarsi sui pensieri. Dopo un po’ di tempo, non furono nemmeno in grado di contare fino a 30.

I ricercatori scoprirono che la capacità di memorizzazione e trattenimento delle informazioni era migliorata dopo gli esperimenti. Allo stesso tempo, però, diminuiva la capacità di astrarre, generalizzare e fare ragionamenti matematici.

Sorprendentemente, la capacità di apprendimento migliorava nei soggetti sottoposti a deprivazione sensoriale rispetto a chi non ne ha fatto esperienza. Al contempo, diminuivano in modo significativo le capacità motorie, soprattutto nelle 48 ore successive all’assenza di stimoli.

Donna confusa


Alcune conclusioni interessanti

In parole povere, questi esperimenti hanno dimostrato che tramite la deprivazione sensoriale è possibile indurre stati di  pseudo-psicosi. Ovvero, una psicosi temporanea. Si definisce “pseudo” perché una volta terminato l’esperimento il soggetta torna alla normalità, recuperando tutte le funzioni ordinarie.

Uno dei risultati più interessanti è stato quello di verificare che mentre nelle persone definite”normali” le allucinazioni si producevano durante la privazione sensoriale, nei soggetti diagnosticati come schizofrenici le allucinazioni tendevano a scomparire.

Allo stesso modo, si è scoperto che la personalità del singolo individuo è determinante nel definire il tipo di esperienza legato alla deprivazione sensoriale. Tutti i volontari si sforzano di adattarsi alle condizioni, ma gran parte di essi finisce per cadere nei ricordi del passato ed entrare in depressione. Quasi tutti diventano molto più suggestionabili e ciò rende più profondi gli effetti della tortura psicologica, così come quelli della terapia.


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  • Ardila, R. (1970). Privación sensorial. Revista Interamericano de Psicologia, 4, 253.

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