Diagnosi differenziale: l'importanza delle etichette

Una diagnosi errata può avere gravi conseguenze. Ne consegue che il professionista medico deve conoscere a fondo le diverse categorie diagnostiche e procedere con un'adeguata valutazione del caso.
Diagnosi differenziale: l'importanza delle etichette

Ultimo aggiornamento: 03 luglio, 2021

È inquietante scoprire che siamo diversi dagli altri. Quando i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri comportamenti differiscono in modo significativo da quelli di coloro che ci circondano, potremmo sentirci imperfetti, isolati e incompresi. In molti casi, ricevere una diagnosi differenziale aiuta ad alleviare questo malessere.

Tuttavia, quando l’etichetta che riceviamo è sbagliata, il danno può essere maggiore rispetto ai possibili benefici della psicoterapia. A ciò si deve l’importanza della diagnosi differenziale.

Identificare una condizione mentale non è sempre facile. In genere ci opponiamo a cercare aiuto e non è insolito che la stessa persona riceva diagnosi diverse nel corso degli anni. Talvolta i risultati richiedono tempo e gli interventi effettuati non sono i più appropriati.

Le etichette che riceviamo possono sembrare banali, ma in realtà sono di grande importanza.

Le etichette che riceviamo definiscono chi siamo?

Le opinioni in merito alla necessità di usare delle etichette sono contrastanti e controverse. Alcune persone ritengono che termini come “ansia”, “depressione”, “deficit dell’attenzione” e “disturbo della personalità” siano limitanti e condannanti.

Suggeriscono che, una volta ricevuta la diagnosi, in molti casi la persona si identifica con essa davanti agli altri e persino a se stessa; il che può danneggiarla, favorendo persino la comparsa di un eventuale disturbo.

Tuttavia, l’importanza di ricevere una risposta che spieghi i sintomi che accusiamo è innegabile. Ottenere un’accurata diagnosi differenziale offre una serie di benefici, tra cui:

  • Ci permette di dare un senso all’esperienza, di capire perché sentiamo, pensiamo o agiamo in un certo modo e di non incolpare noi stessi.
  • Aiuta a identificare la possibile causa della condizione e a capire perché è sorta nel contesto di determinate variabili biologiche e ambientali.
  • Offre l’opportunità di conoscere altre persone che vivono le stesse esperienze e quindi di ridurre la sensazione di isolamento e incomprensione.
  • Ma soprattutto è il primo passo per iniziare un trattamento adeguato. Solo a seguito di una diagnosi differenziale, di fatto, è  possibile iniziare a lavorare sul disturbo per migliorare la propria qualità di vita.

L’importanza della diagnosi differenziale

Possiamo definire la diagnosi differenziale come quel processo che serve per distinguere una malattia da altre simili.

In altre parole, durante la valutazione psicologica, devono essere presi in considerazione altri disturbi simili o correlati per identificare quello di cui soffre realmente il paziente. Questo compito apparentemente semplice richiede di tenere conto di una serie di parametri:

  • Una profonda conoscenza delle diverse categorie diagnostiche e dei loro criteri da parte del professionista.
  • Una valutazione individualizzata, in cui vengono analizzati il ​​background della persona, la storia della sua vita e le circostanze e i sintomi particolari.
  • La partecipazione attiva del paziente nell’offrire tutte le informazioni rilevanti. A volte viene formulata una diagnosi errata perché la persona non riesce a stabilire con il terapeuta un rapporto di fiducia abbastanza intimo da spingerla a condividere determinate informazioni. Per esempio, molte persone sono riluttanti ad ammettere di sentire delle voci.

Diagnosi differenziale e comorbilità

Una delle difficoltà principali nel dare un diagnostico differenziale corretto nasce dal fatto che molti disturbi psicologici si sovrappongono, si manifestino contemporaneamente o sono interdipendenti. In questi casi è necessario identificarli tutti e chiarire la relazione tra loro.

Ad esempio, se una persona chiede aiuto perché prova molta ansia durante la socializzazione, si potrebbe pensare che soffra di una qualche forma di fobia sociale. Tuttavia, se balbetta, potrebbe essere questa la causa delle sue difficoltà sociali.

Al contrario, una persona con un disturbo dismorfico (ossessione verso un difetto fisico reale o immaginario) può anche soffrire di DE (disturbo alimentare). In questi casi, bisognerà affrontare entrambe le patologie.

Psicologa che parla con la sua paziente.


Il follow-up è essenziale per ottenere una corretta diagnosi differenziale

A seguito di tutta questa complessità, è importante intendere la diagnosi suscettibile di revisione e modifica anche una volta che è stata enunciata. Infatti, è possibile che nel corso delle sessioni vengano scoperti dei dati precedentemente sconosciuti e che richiedano un’inversione di rotta.

Anche se l’intervento non è efficace, è probabile che ci sia qualche elemento che non è stato considerato e che indichi una diagnosi diversa.

In ogni caso, poiché l’etichetta che riceviamo favorisce la comprensione di ciò che ci sta accadendo e i passaggi da seguire per affrontarlo, è essenziale che sia corretta. È dunque necessario un rapporto solito tra il paziente e il professionista, che consenta di esprimere e condividere qualsiasi dato rilevante in qualsiasi momento.

A tale proposito, non bisogna esitare a consultare diverse opzioni durante la scelta dello psicologo che ci accompagnerà in questo processo.

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