Didattica a distanza: il caos tra genitori e figli

15 giugno, 2020
Gli ultimi mesi hanno visto uno stravolgimento anche del sistema educativo, costretto a riadattarsi e fare le lezioni online mediante la didattica a distanza. Ce ne parla lo psicologo Marcelo Ceberio.

Ogni casa è un mondo, dicono, ed è davvero così. La convivenza forzata tra le mura domestiche sviluppa determinati modi di vivere, fa emergere le personalità e accentua gli equilibri relazionali, tra le altre cose. Durante questi mesi abbiamo provato sulla nostra pelle svariate situazioni, tra cui la didattica a distanza.

Ci sono persone che non rispettano gli orari dei pasti, si crogiolano troppo, sono disorganizzate e perdono la bussola. Altri sono più rigidi: stabiliscono e rispettano gli orari da dedicare al sonno e ai pasti e mantengono la routine.

L’isolamento degli ultimi mesi hanno colpito soprattutto le persone sole, facendole vivere in un modo molto particolare. In ogni caso, con o senza figli, da soli o con un partner, ogni crisi è assolutamente soggettiva, come tutte le esperienze.

Fetta della popolazione che ha vissuto e sta vivendo uno stravolgimento della proprio routine è senz’altro quella dei bambini. Sono passati dall’andare a scuola alla didattica a distanza. Ma cos’è esattamente la didattica a distanza? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Papà e figlio che usano la didattica a distanza

Cominciano le lezioni!

La tecnologia, sempre così criticata dagli adulti perché promuove nei bambini uno stile di vita sedentario, la mancanza di comunicazione e la tendenza a isolarsi, oggi è diventata fondamentale per comunicare con gli altri senza lasciare le nostre case. Grazie alla tecnologia, mentre il nostro corpo rimane fermo, la nostra mente può vagare in luoghi diversi.

Come docente universitario, il mondo virtuale mi ha sempre aiutato a insegnare in altri paesi o province senza spostarmi, oggi più che mai. Le lezioni virtuali sono state essenziali per completare l’anno scolastico.

L’istruzione primaria tramite didattica a distanza

Attenzione, però, perché la didattica a distanza è un’altra cosa. Nonostante sia stata adottata da poco, ha già creato innumerevoli conflitti tra genitori e figli, e tra genitori e insegnanti.

Da un lato, troviamo le famiglie che hanno uno, due o più figli alle scuole elementari. Più bambini equivalgono a maggiori complicazioni. Anche perché non tutte le case hanno più di un computer.

Quindi i genitori si arrabbiano con i figli perché non sanno a chi dare la priorità per l’uso del computer o con gli insegnanti perché tengono lezioni per corsi diversi alla stessa ora. Sorgono conflitti anche perché i figli litigano tra di loro su chi dovrebbe usare prima il computer. Conclusione: si genera il caos.

Un grande aiuto sarebbe migliorare l’organizzazione dei corsi, per esempio facendo in modo che gli orari delle lezioni non siano gli stessi per tutti i bambini.

Un altro fattore non secondario è che la maggior parte dei genitori appartiene a una generazione che non è cresciuta con il computer, quindi non hanno dimestichezza con la tecnologia. Pensate che molti bambini insegnano ai propri genitori a navigare su Internet.

Di conseguenza, assumono un ruolo predominante, facendo sentire inferiori i loro genitori perché non sanno usare Word, Excel o Facebook e Instagram. Si crea così un conflitto generazionale.

Ma non finisce qui. La scuola non era preparata per adottare la didattica a distanza, e da un giorno all’altro ha dovuto organizzare online le lezioni un tempo realizzate in presenza. Un cambiamento non indifferente dal punto di vista didattico.

Improvvisamente, una scuola di cui i genitori erano soddisfatti, ora diventa caotica. Non solo perché deve usare la rete per impartire le conoscenze, ma si naviga nell’incertezza e nella disorganizzazione nel tentativo di organizzare al meglio le lezioni. E quindi ridurre il caos.

Bambino che piange davanti al tablet

Le sfide della didattica a distanza

A seconda delle piattaforme di apprendimento, i genitori si sono ritrovati di fronte a nomi che non avevano mai sentito in vita loro: Jitsi, Webinar, Sakai, Moodle, Ed Modo e ovviamente Zoom, il re di tutti i programmi.

E non solo, anche la scuola ha dovuto imparare a usarli e quindi insegnare ai propri insegnanti a usarli e loro ai genitori e i genitori ai figli. In tutta questa catena, è plausibile che sorgano dei problemi!

Gli studenti non devono solo imparare i contenuti delle materie, ma anche l’uso di queste piattaforme di apprendimento, infine insegnarle ai propri genitori o agli insegnanti stessi. Per non parlare delle prove scritte che devono essere caricate sulla piattaforma online.

Lo scenario presenta dei ragazzi disorientati con genitori disorientati che cercano di guidare gli altri figli disorientati a cui bisogna aggiungere gli insegnanti disorientati nel tentativo di guidare il disorientamento dei genitori e dei loro studenti. L’aspetto più curioso è che, chi è disorientato, finisce per disorientare tutti, incluso se stesso.

Se a tutto ciò aggiungiamo la connessione a tratti debole, siamo sulla buona strada verso il caos. Per finire, i ragazzi, oltre a fare i compiti, vogliono anche giocare, saltare, parlare, gettare gli animali di peluche sul tappeto, usare il tablet e la Play Station, ecc. Nel frattempo, tra i genitori si diffondono il cattivo umore e la frustrazione, perché sono esausti.

Fermiamoci!

Per favore fermiamoci! Perché se non lo facciamo, questo caos ci dominerà. Per rimettere ordine, dobbiamo organizzarci e fissare dei limiti.

Si fa quel che si può e se un compito non viene svolto, gli insegnanti e la scuola devono capire la situazione. È un momento speciale delle nostre vite, assolutamente unico.

Non dimentichiamo che lo stress generato dalla crisi è aggravato dallo stress della didattica a distanza Ridurlo implica rinviare e rallentare i tempi per migliorare l’apprendimento. E non ci riferiamo all’apprendimento dei contenuti accademici, ma piuttosto a rallentare i ritmi di questo nuovo sistema online.

Non dovremmo pretendere di essere al contempo geni del cyberspazio, professionisti youtuber, chef, intellettuali o dei supergenitori.

Dobbiamo solo imparare da questo momento storico a essere tolleranti, a non pretendere troppo da noi stessi, semplicemente a costruire una vita migliore, perché solo in questo modo i nostri figli saranno migliori.